The dark side of the boom

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Con In bianco – visto al Teatro Comunale di Cesenatico il 17 gennaio 2014 – il Teatro Patalò ci porta delicatamente indietro, agli anni compresi fra il 1959 e il 1963, per svelarci il lato oscuro del boom.

Sullo sfondo quindi di quella che può essere considerata la più grande narrazione otto-novecentesca, ovvero la fiducia nel sapere scientifico e nel progresso tecnologico, si stagliano quattro figure “tipo” che ne svelano il lato distopico.

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(foto Chico De Luigi)

Per farlo si avvalgono, com’è inevitabile che sia, degli strumenti dell’immaginario collettivo, delle rappresentazioni simboliche fornite dal cinema e dai divi, dal rock’n’roll e dalla radio. Ma anche di quelle prodotte dalla sperimentazione scientifica – militare e medica – e da un processo di disciplinamento dei corpi e delle vite che i quattro personaggi, singolarmente e negli intrecci fra loro, mettono in chiaro. O meglio in bianco. Che poi – come spiega Isadora Angelini – il colore bianco è usato per rimandare alla fredda asetticità diun ambulatorio ma anche al lutto nella simbologia orientale.

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La hostess (Mia Fabbri) – della Pan Am? – che tradisce l’indipendenza raggiunta dalle donne con il lavoro cadendo nella più classica sequenza amante del pilota-incinta-aborto… ma come dicono in scena “anche Marilyn ha abortito 14 volte mentre cercava soltanto di essere felice”.

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La ragazza malata – Emma interpretata da Isadora Angelini – che viene sottoposta a trattamenti invasivi al cervello che la snaturano: il suo carattere, la sua mente, i suoi ricordi.

Il soldato (Luca Serrani), forse proprio quello che ha lanciato senza neanche saperlo la bomba atomica su Hiroshima o Nagasaki, e che, con un suo fare stralunato, si porta addosso un trauma individuale che fa il paio con la catastrofe collettiva.

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Lo speaker radiofonico (Denis Campitelli) che mentre consola i suoi ascoltatori in uno scenario alla American Graffiti piange per la morte del rock’n’roll. O forse perché sa che il futuro risentirà di una mitologia rivelatasi meno solida di quel che sembrava.

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