Performance olimpiche.

La cerimonia-mediale-inaugurale delle Olimpiadi 2008 in Cina, immensa installazione spettacolare con la regia di Zhang Yimou, si può fare rientrare nella lunga serie di eventi performativi che permettono a una società di rappresentarsi e di mettersi in scena. Insieme alle scelte drammaturgiche per rinverdire il mito e i simboli di una grande civiltà e per ribadirne la modernità nel nome della retorica dei giochi (basta leggere gli articoli dei giornali e i numeri dell’evento ad esempio). Società dello spettacolo.

Tuttavia la riflessività performativa – ossia la capacità che una performance ha di riflettere come uno “specchio magico” e deformante così da vedere l’altrimenti possibile – sembra ancora più potente. Ho fatto una ricerca piccolissima, sollecitata da Neupaul Palen e dal video Game Over: Olimpic Wars realizzato con Papper Papp, per vedere l’altra faccia di tale riflessività performativa e la ricorsività della comunicazione. E mi sono fermata per eccesso di scoperte.

Come questa foto: che è qui.

Annunci

Forme becere dell’immaginario (7).

Torna a grande richiesta (mia, nonostante l’invito a evitare post seriali) la serie appunto dedicata alle forme becere dell’immaginario. Questa volta è il caso del calendario di Lucignolo di cui ho appreso notizia per la prima volta – mea culpa – dalla pubblicità per scaricarsi l’immagine sul telefonino.

Non avevo idea – ma si può leggere qui – che fossimo alla seconda edizione di un prodotto di successo, legato al celeberrimo programma televisivo, che ritrae, senza veli, le inviate dei serivizi. Stavolta è la volta delle Luci’s Angels una delle quali è adirittura soprannominata la “lapdancer della metropolitana” per aver girato una candid camera nei vagoni della metro di Milano. Chissà cosa faceva?! 

E che dire delle originalissime pose saffiche?

Povere Charlie’s Angels.

Performance ibride. La Mala Pintura di Carles Congost

Chi non ricorda la canzone anni ottantissima “Dolce Vita“? Chi la cantava, Ryan Paris (nella foto) è uno dei protagonisti del lavoro di Carles Congost che ho potuto ammirare grazie alla disponibilità dell’illuminato gallerista Francesco Pandian. La Galleria è Artericambi di Verona.

La Mala Pintura è uno di quei lavori di matrice performativa che ibrida la dimensione video con le suggestioni dell’immaginario e le estetiche degli anni ’80 e che non potrebbe esistere senza forme, linguaggi e pratiche dell’industria culturale e della cultura di massa (Ballard, Cronenberg e Tarantino, fumetti e disco – e pure lycra! – video clip e videogame, effetti speciali e splatter…). E si capisce la generazione cui appartiene Congost, nato nel 1970. Guarda caso.

Dalla trama del film, con evocazioni alla Almovodar molto evidenti secondo me, fino alle bellissime fotografie di scena il tema è quello dell’arte come tema: dai pittori barocchi spagnoli che si battono insieme a Benjamin contro la perdita dell’aura fino al losco curatore risucchiato da un videogame: è il paradosso della comunicazione che negando afferma.

Da leggere il testo di Luigi Meneghelli.