Antichità a Modernity 2.0. E non è un male

schermo mio mod2.0

Siamo al secondo giorno di Modernity 2.0. E’ da ieri che mi sembra di essere negli anni ’70 quando fioriva, da quel che posso sapere visto che ero piccola, il dibattito sulla cibernetica e sulla sua applicazione sociale. Sarà che a me questi temi piacciono molto e che sono le prime teorie su cui ho sperimentato seriamente la didattica – con teoria dell’informazione – ma sentire analisi e casi, ma soprattutto le discussioni animate fra gli attivi partecipanti (che non casualmente animano anche la mailing list dei sociocibernetici) che richiamano i nomi come von Foerster, Spencer-Brown, von Bertalanffy, Buckley, Maturana, Varela e ovviamente Luhmann e a concetti come sistema pischico e sociale, accoppiamento strutturale, distinguere e indicare, osservazioni di secondo ordine, ecc. mi piace. Il che non significa essere d’accordo su tutto.

La cosa che apprezzo è il valore del ragionamento e dell’astrazione che questi approcci richiedono e che impediscono di dare letture soltanto descrittive dei fenomeni sociali.

Il tema poi è il mondo 2.0 per cui, anche se potendomelo permettere visto che nessuno ci fa caso lo schermo con i netowork aperti che ho messo come immagine è stato un delirio iniziale, i ragionamenti si spostano lì. Devo dire che ad esempio per quanto riguarda certe analisi i miei colleghi da tempo hanno detot e scritto le cose che servono ma ci sono anche dei giovani qui che sono molto interessata a sentire.

Annunci

Il cinema continuo. O gli avatar immaginari a LucaniaLab

cinemacontinuo_003

Siamo a un punto in cui, più o meno consapevolmente, si dà per scontato il fatto che il viaggio sia la metafora migliore dell’immaginario collettivo contemporaeno, meta-territoriale e diffuso dei territori mediali. Sia nei contesti iconografici dei grandi media sia nei mondi on line dove si concretizza l’immaginario performativo del viaggio: come esperienza incarnata dei luoghi.

E’ un po’ così che succede nel museo inaugurato ieri – 24giu09 – nella land di Lucania, su progetto di Asian Lednev e realizzato daTonino Lane, sempre nell’mbito delle attività promosse dall’Apt della Basilicata, di cui diamo resoconti più puntuali nelle pagine di Basilicata Travel.

cinemacontinuo_005

cinemacontinuo_004

All’inaugurazione, cui hanno partecipato molti avatar amici e qualcuno nuovo per me, Asian e Joannes Bedrosian hanno introdotto il progetto museale che – in questa prima fase di realizzazione – si avvale delle immagini messe a disposizione su Flickr dalla stessa Apt. In questo modo le foto che scorrono come fotogrammi nel nastro trasportatore che sostanzia l’idea del cinema continuo, non solo corrispondono alla rimediazione cinematografica che – proprio perché rimanda al linguaggio del cinema – serve a produrre immaginario, ma permettono un’ulteriore esperienza di tali immagini.

SecondLife consente di sperimentare forme, innovare le dinamiche di fruizione delle immagini stesse e infatti il cinema continuo – ma potremmo dire allora con Youngblood “espanso” – non è fatto per la visione frontale ma per essere attraversato, sorvolato, viaggiato, narrativazzato in proprio. Questo effetto straniante costituisce il fascino di una installazione espositiva (e turistica allo stesso tempo) che tiene insieme l’immagine tradizionale, rappresentazionista e “realista”, con il modo inedito di costruire il percorso di fruizione a partire da sè, dalla propria abilità e competenza e a volte dal lag della land e dai limiti del proprio computer!

E’ interessante perché realizza molte delle dimensioni che nella prima ricerca su L’esperienza del territorio in SecondLife avevamo identificato e provato ad esporre in alcune linee guida che mi sembra di ritrovare.

Mi piace questo museo perché non rinnega la qualità visiva dei luoghi, e della Basilicata che è così bella, ma la rende visionaria. Se Edgar Morin scriveva un saggio di antropologia sociale dal titolo Il cinema. O l’uomo immaginario oggi possiamo tenere d’occhio una altrettanto intrigante dinamica antropo-sociale: quella del Cinema continuo e degli avatar immaginari.

Guerriglia di pace. Una performance outdoor per il Festival del cinema di Pesaro.

pesaro film perf

foto: http://www.flickr.com/photos/stranamentepics/3640720941/in/set-72157619874693655/

Fra le varie cose che ereditiamo dalle Avanguardie artistiche c’è un certo modo di usare la performance. Di adattare cioè ai contenuti della comunicazione odierna – quindi anche e con ottime… performance (!) l’advertising – le forme dal vivo dell’arte “comportamentale”. Quella fatta di azione, gesto dirompente, corpo e cose in scena, occupazione dello spazio pubblico, della piazza, della strada.

L’azione di guerrilla “andata in scena” prima a Pesaro, sede della Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro (alla sua 45° edizione) poi a Rimini e Fano è adeguata non solo a dimostrare che i giovani creativi (e bravi performer come Scarpiello e Petrolani) esistono – che poi sarebbe già tanto – ma che l’urgenza della comunicazione dal vivo è in sintonia con l’evoluzione della comunicazione e con le forme dei social media. Un sistema che si complessifica, ad esempio dal punto di vista delle tecnologie e della rete, infatti non vede tanto sparire o affievolire le forme tradizionali ma ne potenzia l’efficacia e il rapporto (come il cinema e il teatro in questo caso).

Una semplice lettura performativa dell’azione vista a Rimini: la rappresentazione del conflitto che porta alla costruzione di una barriera fra Israele e Palestina – “incarnate” nei simboli indossati dai due performer – si trasforma con il muro attraversato dalla pellicola nella rappresentazione di uno spazio liminale, di soglia, fra due verità che il cinema fa incontrare (“il cinema supera tutte le barriere” appunto). Ci era già piaciuta l’idea. La realizzazione non è per niente da meno.