Panorama su “L’arte di Second Life”

L’articolo di Guido Castellano su Panorama sta ad indicare che l’arte di Second Life rientra nel circuito della comunicazione del sistema dell’arte. Dal punto di vista dell’analisi sociologica non è irrilevante osservare come siamo di fronte a qualcosa di informativo, non più e non solo delle riviste specializzate (Flash Art con Domenico Quaranta e non solo ne ha già parlato varie volte ad esempio). Detto altrimenti: l’arte di Second Life è un tema della comunicazione, e quindi è anche notiziabile. Si seguono Mario Gerosa e la programmazione della mostra Rinascimento Virtuale (allestita da Fabio Fornasari che non viene nominato però), i nomi per noi noti (da Marco Manray, a Gazira Babeli, a Roxelo Babenko), il rapporto con il mercato e le gallerie in RL… insomma quello che serve “da fuori” a farsi un’idea su un “nuovo” contesto della comunicazione e dell’arte.

Non manca – ma poteva mancare – il parere mainstream di Philippe Daverio che fa notare ai lettori come “le opere di bit non potranno sostituire mai quelle vere. I due generi sono destinati a convivere”.

In ogni caso, lo ribadisco, si riflette sul senso e sui modi dell’arte in Second Life, e la sfida cognitiva si fa sempre più interessante. Grazie anche a Specchi e Second Life che ci invita a continuare.

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Eppur si muovono! Le immagini recitanti di Accidental Artist

Performance inaugurale ieri sera a Odyssey: The Accidental Artist, di Alan Sondheim con Sandy Baldwin.

dove il dibattito incalza sullo statuto dell’arte in SL fra ricerca di linguaggi (e contenuti) e mercato, qua si partecipa e si prende consapevolezza di come i territori dell’arte siano sempre più espansi verso l’ultima frontiera del superamento della differenza fra agire, dell’artista, ed esperire del fruitore in nome della mixed-media performance e della centralità della dimensione partecipativa e co-produttiva al processo di creazione dell’evento.

Qui tra l’altro sono le immagini stesse a diventare agenti performanti che muovendosi non solo si scontrano con i corpi-avatar ma producono un effetto straniante in chi guarda dallo schermo e che si trova a fare esperienza delle immagini-recitanti. Anche da sotto il pavimento. Nella dimensione immersiva creata dalla musica pensata per l’occasione: soundenviroment. Qualità teatrale di questo tipo di installazione che sembra riscoprire il fascino del rito meccanico sognato da Enrico Prampolini. Quel “mistero spirituale e scientifico” capace fianche di abolire gli attori.

Fondere osservatore e immagine sembra essere lo scopo ultimo dell’arte, fin da tempi remoti, perseguito consapevolmente dalle Avanguardie tese a mettere insieme forme, linguaggi, strumenti verso una relazione con il pubblico via via più dinamica. Processo che trova nelle forme dell’arte contemporanea, SL inclusa, una forza espressiva che va potenziata e valorizzata.

Connessioni.

http://www.flickr.com/photos/burnlab/2420400523/in/set-72157603425484823/

Siamo quasi allo slogan, sta di fatto che un’ulteriore prova del fatto che il viaggio sia la metafora più compiuta dell’immaginario meta-territoriale e diffuso (appunto nei territori dell’esperienza sensoriale-mediale) è data dal progetto-performance Chanel Mobile Art.

Le connessioni sono tutte da rintracciare nelle affermazioni di Zaha Adid sullo spirito del padiglione-container giocato sul coinvolgimento degli spettatori partecipanti, nella scelta degli artisti e dei lavori presentati – a loro volta connessi nella ricerca “convergente” di linguaggi, poetiche, temi, letteratura – nel transito Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Parigi, nei video, nelle immagini e nelle estetiche urbane, nel fashion e nelle borsette di Chanel, nel marketing e nella figura di Fabrice Bousteau, il curatore della mostra.

 

 

Immaginario incarnato. Capitolo 2: bambolite

E’ della fine degli anni ’90 il fenomeno giapponese e arrivato fino a noi delle Gothic Lolita. Cui si associano le diverse varianti Kogal, Canguro, Yamamba, il Decora Style, e finanche le (fantastiche) Harajuku Girls di Gwen Stefani.

Una forma espressiva prevalentemente femminile e giovanile che ha radici nella letteratura young adult (definizione di Sarah Trimmer leggevo su un articolo di Io Donna di questa settimana) oggi rappresentata da Libba Bray e dalle storie di Gemma Doyle. Senza dimenticare il passaggio dei manga naturalmente.

Le Lolite di tutto il mondo si incontrano in rete e una ricerca, che avrei voluto fare io (e di cui ho letto sempre sul femminile del Corriere della Sera), dell’Università di Glasgow nel corso della quale sono state intervistate quasi 1.300 teenager fra gli 11 e i 19 anni, ha dimostrato come queste ragazze corrano pochissimi rischi di depressione checchè se ne possa pensare. Insomma incarnare il proprio immaginario non fa per forza male. Anche io nelle vesti di mezza-dark ci stavo proprio bene.

Nota doverosa: bambolite è un’espressione che prendo a prestito da Zazie e da Gianky.

Immaginario incarnato. Capitolo 1: sick anzi sigh…

Il fenomeno Sick Girl – in particolare la versione italiana delle Spaghetti Pin-Up – mi intriga e allo stesso tempo mi sa un po’ di becerismo. Performance, fra teatro e arte circense che deriva esplicitamente dal Burlesque nato nell’Inghilterra Vittoriana ed importato negli Stati Uniti e che si caratterizza come spettacolo parodistico giocato su erotismo e ironia. Verso il neo-burlesque (mentre mi suona in testa il “next next neo-burlesque” intonato da Marc Almond) di Bettie Page prima e Dita von Teese poi.

Non so, magari mi sbaglio, ma se in epoca vittoriana l’operazione poteva avere un suo senso e se l’industria culturale ha avuto nella rappresentazione dell’erotismo una delle sue leve simboliche, lo spogliarello un po’ simpatico e un po’ sexy sempre spogliarello è. La pornografia – e questo genere di spettacolo non lo è come si legge bene sul sito – sta però anche nella sottile e simbolica resa al voujerismo. Oppure è una forma di esercizio consapevole del potere seduttivo delle donne e del loro corpo?

Vedo performance

Che bello questo progetto del designer cinese Hanyoung Lee. Per come la vedo io sfrutta le opportunità spettacolari dello spazio urbano, scenario e in certi casi scenografia particolarmente efficace. Così come non sfugge ai movimenti di protesta – basti vedere Spectacle di Rockwell e Mau della Phaidon – che agiscono per strada con consapevolezza mediale. La maschera di V per Vendetta in un attivista di Anonymous (protestatori dazanti contro Scientology) la dice lunga.

 

Dalla casa alla rete e ritorno. E’ il caso di Daryl Hall – quello del duo Hall e Oats di Private Eyes e da ricordo generazionale – nel cui sito raccoglie le performance registrate live nei suoi appartamenti insieme ad altri amici-musicisti-ospiti-guest star. Piena logica da star system nel suo rapporto sempre affascinante di vicinanza e lontananza con il pubblico.

Sul palco – ebbene sì la performance lì ci sta sempre bene – della Biennale Danza di Venezia Francesca Harper con The Fragile Stone Theory 2k8/Interactive Feast porta in scena danza, canzoni, immagini video in un viaggio – e non poteva mancare – intimo nei paradossi della bellezza e dell’apparire (tema sempre caro all’immaginario).

Perofrmance e viaggio allora nella convergenza mediale e culturale: nella memoria e nell’intrattenimento, nello stare (e nel fare) insieme, alla Festa dell’Unità in Second Life, voluta da Rosa; nella diretta in streaming della Turandot – orchestra della Scala diretta da Chailly – in compagnia degli amici avatar nella land Toscana (leggere Roberta), negli eventi come The accidental artist, in questi giorni a Odyssey, fino al viaggio nella Lucania e nella creatività di Asian o a Second Zabriskie, in quella di Gianky.

Come in. Possibilità rimosse di Luce Laval in SL

Uno degli aspetti interessanti delle installazioni, oltre alla resa estetica naturalmente, è dato dalla fatto che si tratta di performance. Opere cioè di stampo processuale e comportamentale che prendono vita – si attualizzano – nell’interazione con il fruitore. Qui esplicitamente chiamato ad entrare. Questo succede anche nel lavoro di Luce Laval inaugurato qualche sera fa alla G Room di Post Utopia in Second Life.

 

L’uso non canonico del morphing, e degli script “come non di dovrebbe fare” (cito le parole di Roberta), esprimono la sintesi di un tipo di sperimentazione “adatta” all’arte e nella fattispecie all’arte in SL e quindi alla sua funzione. Attualizzare le possibilità rimosse.

Leggere assolutamente i post di Joannes, di Asian – co-curatore dell’evento e naturalmente di Roberta. Dove si richiamano le altre qualità performative dell’occasione tutta intera: l’efficacia – tribale e relazionale – e l’intrattenimento, nonché il rapporto attivo dell’opera con lo spazio.