AcidoAcidaAcidoAcida. Il Made in Italy di Babilonia Teatri

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foto: http://www.drodesera.it/2008_drodesera/15/babi/babilonia001.jpg

Già da questa immagine si capisce la dimensione iconografica dell’mmaginario che qualifica questo lavoro di Babilonia Teatri, compagnia veneta vista al Nobodaddy di Ravenna e vincitrice del Premio Scenario nel 2007 proprio con Made in Italy. Non è che io abbia un granché da dire di intelligente perché già le motivazioni del premio e la bella intervista che ho letto qui dicono quello che serve.

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Ma io me lo devo ricordare e portare come esempio (durante le lezioni) della capacità riflessiva del teatro, della dimensione di intrattenimento giocata sulla leva dell’ironia e del linguaggio che mentre dice (dei contenuti) costruisce analogie raffinatissime e divertentissime (gli intercalati dialettali a me fanno morire dal ridere) e quindi: immagini per l’efficacia. L’impalcatura “pop” della performance – data dalla scelta musicale, dai balli, dalle luci, ecc. – mi sembra poggi su una ricerca drammaturgica che ha assimilato la lezione delle Avanguardie, dell’uso del corpo come macchina scenica potentissima, e dei testi che evocano – sempre immagini – senza aver bisogno di essere recitate. Fino alla presenza sul palco di chi serve alla resa tecnica dello spettacolo (macchinista e dj al computer). Era Kantor che stava sulla scena dei suoi spettacoli?

C’è un’istanza di realtà che fa dell’italianità un tema, locale sì ma che però babilonicamente diventa universale, globale insomma meta-territoriale. Come l’immaginario.

Dal punto di vista dei linguaggi anche il trailer è efficacissimo e mostra come vada fatto un video che senza anticipare troppo dà bene l’idea di cosa si tratti. Lo spettacolo dal vivo, come dire, può ancora avere la meglio.

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Sapere per chiedere. Qualche nota sulla Girl Geek Dinner di Bologna

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foto di Sybelle http://www.flickr.com/photos/sybell3/3375923008/

Spesso mi capita di fare esempi che mi riguardano durante le lezioni per riflettere con gli studenti, che in questo periodo sono quelli che seguono Sociologia del turismo, sui caratteri del tempo libero contemporaneo. Una strana mistura di attività liberamente scelta e di attività da spendere in maniera sensata che non casualmente sembra oggi meglio definibile come serius leisure, piuttosto che come free time in senso stretto. Ecco perché partecipare a una serata come la Girl Geek Dinner di Bologna dello scorso 21 marzo ha voluto dire per me passare qualche ora in piacevolissima compagnia – lato dell’intrattenimento – imparando cose molto interessanti e utili –  lato dell’efficacia.

Il tema della serata, Legalità 2.0, è stato trattato da due speaker brillanti: Giusella Finocchiaro ed Elvira Berlingieri e mi annoto qui gli appunti malamente presi sul mio blocchetto dell’Esselunga con Al Cacone in copertina.

La rete chiede oggi consapevolezza piuttosto che regole. Che al momento sono anche troppe. Il che permette poi di sapere che domande fare quando si pensa a temi sempre più cruciali come il diritto alla privacy e la questione dell’anonimato protetto. Un tema emergente, e molto affascinante, è quello del copyright che con la nuova autorialità collettiva, che pure esisteva già, ha bisogno di strumenti giuridici adeguati. Ho appreso anche che il governo Prodi aveva a suo tempo istituito una commissione ad hoc e che la legge più recente è – o sarebbe stata? – la più idonea a recepire le novità. Tra l’altro proprio oggi il tema della riforma del copyright sarà affrontato da Lawrence Lessing nell’ambito degli incontri Meet the media guru, notizia che prendo da Maria Grazia Mattei su FaceBook. Pensa un po’.

Processo del lunedì… ora ti ho capito! Grazie a X Factor però

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Non ti capivo perché non mi piace il calcio, ma X Factor sì. Banalissima ma significativa differenza che mi fa apprezzare il sabato pomeriggio stravaccata sul divano a sentire i commenti che non approvo quasi mai dei giudici (la Ferrè ha sempre ragione ma non capisco perché poi lei si conci così, Bordone non ne becca una secondo me, il marito di Syria ha co-prodotto Pezzali non so se mi spiego, Rostagno che fa lo Sgarbi da giovane ha dei capelli e un barbetto da capra che, come direbbe lui, starebbe meglio a una capra, la Lucarelli fa la bella tanto per non smentire i ruoli delle donne in tv), ad aspettare le battute di Lele (Gaudi amico di 20 anni orsono e più ahimé, lo ridico per vantarmi), a rivedere pezzi di puntata che il lavoro fuori sede impedisce di seguire per intero, ecc. Immagino come i cantanti interpreteranno le canzoni assegnate, commento fra me e me i voti, i pareri altrui, mi chiedo di chi si sia innamorato Morgan…

Insomma: osservo osservazioni. E mi intrattengo.

Che anno è?

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La compagnia aerea americana Southwest Airlines ha scelto di rivestire la fiancata del Boing 737-700 con l’immagine in bikini della top model istraliana Bar Refaeli. I passeggeri hanno protestato. Fonte: IlSole24ORE, giovedì 5 marzo 2009.

… La merce gioca a fare la donna desiderabile, per essere desiderata dalle donne, facendo appello al loro desiderio di essere desiderate dagli uomini.

… E’ stato detto che le tecniche dell’erotismo trasformano la donna in oggetto. La donna-oggetto, oggetto di divertimento, di piacere, oggetto di lusso, sarebbe in qualche modo la vittima del cinismo gaudente dell’uomo. Ma di fatto il regno della donna-oggetto è l’altra faccia del regno della donna-soggetto.

… Sarebbe stato del resto inconcepibile che la donna fosse ricaduta in schiavitù proprio nel momento della sua emancipazione.

… L’erotismo della cultura di massa resta segnato dalle sue origini americane: sorto come reazione antipuritana, subisce tuttavia la maledizione puritana del sesso e si vendica con un’erotizzazione generale del resto del corpo. Il grande mistero della sessualità, questo abisso profondo quanto il crimine e la morte, è mascherato dalla cultura di massa che, anche in questo caso, ne respinge la parte maledetta.

…  Perfino il cielo è tirato in ballo, quando un areo descrive su un festival di Venezia la doppia iniziale popputa di Brigitte Bardot.

Attualità del pensiero di Edgar Morin, L’esprit du temps 1. Nevrose, 1962.