Remember Thomas

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Vorrei essere anche io oggi al Velvet, fra quelli che saluteranno Thomas Balsamini.

Come molti di noi, al di là dell’essersi conosciuti di persona ed essere stati amici per un po’, ho un debito di riconoscenza nei suoi confronti. Lo Slego era un luogo dell’anima e la musica il centro dei nostri raduni settimanali. Dei nostri rituali liminoidi. Efficaci e di svago allo stesso tempo e tutto questo non può non occupare un posto importante nella memoria, individuale e collettiva.

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Pensando a quel periodo, che sono gli anni ottanta, diventa difficile separare il vissuto dall’osservazione più puntuale sulla connotazione di un territorio – quello riminese – che, come Fabio ha sottolineato in un commento ad un mio status su FB – se per lo meno rispetto al resto dell’Italia, non si è mai percepito come una frontiera di provincia lo deve soltanto a certi personaggi.

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Come Thomas Balsamini, appunto. Ragazzo della cultura e che ha giocato un ruolo cruciale nel farci capire e sperimentare mondi altri, aprendoci al passato (anche dell’industria culturale) – il mod, la Motown e la Kent, il beat… – e al presente – che era ad esempio rappresentato dal garage ma Thomas ci faceva ballare anche il primo Sting solista.

La formazione passa anche attraverso la messa a punto del gusto, segna delle fasi di appartenenza generazionale sensiva e tattile, non necessariamente ideologica e mentale, identificazione e individuazione, scelta, selezione. Insomma: senso.

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