Fine 2007. Benazir Bhutto

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Non ce l’ha fatta neppure lei. Poveri noi.

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Performance dal vivo in SL e memoriali

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Mentre da racconti e letture comincio a rendermi conto del perché nel capitolo “performance” Gerosa faccia esplicito riferimento al sesso in SL, io, che sono un po’ tardiva, continuo a gratificarmi con le mie piccole scoperte. Grazie a Gky qualche sera fa ad esempio sono stata al concerto di un gruppo belga. Se devo dire la verità il genere musicale non è proprio il mio genere però mi sono molto divertita e soprattutto ho trovato interessanti alcuni aspetti. Ho cercato di capire come si realizzi un concerto in SL. Praticamente il gruppo esegue dei pezzi in studio che vengono trasmessi in streaming. Non in diretta in questo caso, se non che dei piccoli interventi. Almeno ho capito così (ma sono andata in crash prima di poter prendere appunti). I performer quindi sono praticamente in playback. Ciò nonostante la logica è interessante perché serve a caratterizzare la performance in maniera ibrida. C’è l’elemento di promozione di un gruppo reale, c’è una forma di esibizione ancora televisiva (quella del playback dei vecchi tempi, ma anche la presenza di strumentisti che non sono in organico al gruppo ad esempio), c’è il pubblico degli avatar che poi motiva l’esibizione stessa. Ed è proprio il pubblico di avatar danzanti che mi ha colpito dal punto di vista dello spettacolo. Coreografie di insieme – che purtroppo non sono riuscita a fare – che a parte l’effetto alli galli permettevano agli avatar di eseguire divertentissimi balli aerei. Questo in rl è più difficile da fare! Non solo.

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Mi sono seduta casualmente di fronte al monumento dedicato al defunto proprietario della land. Immediatamente ho pensato alla visita alla mostra dedicata a Bad Trip e alla funzione “memoriale” che SL sembra avere. Se è così come mi sembra, vorrebbe dire che la funzione di efficacia della performance, e i suoi fondamenti legati alle forme di metabolizzazione simbolica dell’incontrollabile, agli esorcismi della morte (per dirla con Durand), trova in SL un canale per esprimersi. 

Domande: SL è un altro modo per trattare delle dinamiche profonde dal punto di vista della comunicazione? Come comunicazione? Oppure è un luogo altrimenti possibile in cui trattare ciò che elementi di sistema (ad esempio del sistema dell’arte o dello spettacolo) non considerano adatto: ad esempio una mostra sensata sul lavoro di un illustratore come Bad Trip? O ancora affidare alla memoria della comunicazione – ahimè? – il ricordo di persone che non ci sono più ma che per qualcuno sono state importanti? Io non lo so. Ma ad esempio so che ci sono stati un Ken e un Bad Trip ancora rimpianti. E non è detto che questo non faccia una differenza anche per me.

Forme becere dell’immaginario 5bis

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Visto che il tema ricorre – anche nel senso sistemico del termine – riprendo il numero 5 che troviamo qui.

La vetrina natalizia di un negozio a target giovanile vicino a casa mia mi ispira una forma becera 5bis perchè penso che siamo nello stesso ordine di rappresentazione. Il fatto che l’immaginario del Natale si componga anche di una schiera di immagini (femminili) ammiccanti dal punto di vista sessuale continua a colpirmi e quindi a interessarmi. 

Dallo spot in cui il giovane nell’ascensore con una formosa e scollacciata signora immaginava/vedeva il di lei petto trasformarsi in due grandi bocce natalizie, alla lap dance di un paio di belle ragazze di fronte a Babbo Natale (seduto di schiena in una foto pubblicitaria di non ricordo più cosa, forse una rivista), fino alle varie, innumerevoli Babbine Natale sexy. 

Ma, se proprio non ne possiamo fare a meno, non si potrebbe aspettare almeno l’ultimo dell’anno?

Le 8 vie di Second Life. Un’esperienza sensata per me

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snapshot: Liu e la sight

Chiamata da Giuseppe Granieri, a sua volta chiamato da Mario Gerosa, a riflettere sulla mia esperienza in Second Life  provo a tracciare i fatidici 8 punti. Quelli che al momento mi sembrano più rilevanti per me.

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foto di Fabio: Una sight da Second Life in Real Life

  1. L’entrata in Second Life coincide con l’iniziativa di unAcademy. Mi è sembrata un’occasione da non perdere per rendermi conto sul campo delle derive della comunicazione. In particolare ero già convinta che Second Life potesse essere un nodo di congiunzione interessante per i temi di cui mi occupo, che cerco di studiare insomma: performance, performance artistiche, forme dell’immaginario, forme e pratiche del viaggio.
  2. Le questioni tecniche. O meglio la competenza comunicativa che per una poco geek come me è sempre una battaglia persa. Sento che resterò sempre una newbie se non mi cimento un po’ di più.
  3. Le relazioni (1). Ho trovato molto rassicurante la pratica di mutuo aiuto. Gli helper sempre pronti a spiegare e ad aiutare nell’apprendimento servono per attivare i necessari meccanismi di inclusione sia dal punto di vista dell’acquisizione della competenza comunicativa, sia per sentirsi comunque parte di un gruppo. Che è sempre piacevole.
  4. Le relazioni (2). Second Life, almeno nella situazione “protetta” dell’UA, mi sembra un contesto amicale. Certo bisogna tenere conto della realtà della comunicazione e delle modalità con cui queste amicizie si producono. Prevedere cioè che si tratti di legami che potrebbero essere sciolti ancora più agevolmente che in RL. Ma è vero anche che alla contingenza ci siamo abituati. In ogni caso le conversazioni in chat pubblica e in IM sono sempre molto stimolanti.
  5. Non sono tanto convinta che le avataresse siano agevolate dal punto di vista estetico. Forse è colpa mia che non cerco abbastanza, che ancora non ho fatto shopping (forse perché esagero già in RL), ma mi sembra che oltre a composizioni di estetica becero-sexy non si vada molto in là. Invece mi piacerebbe vedere che tipo di ricerca sul fashion si potrebbe fare veramente, al di là di certe “idee moda” e dei correlati stereotipi di genere che mi sembrano molto rappresentati (a volte anche un po’ troppo nei comportamenti, ma è un problema mio).
  6. Per quanto riguarda me: sono molto affezionata al mio avatar basicissimo, sul quale investo poco (per pigrizia e incompetenza). Sarebbe ora che seguissi le sollecitazioni che mi arrivano a sperimentare le possibilità altrimenti della propria immagine in SL.
  7. Esplorare le land è l’azione che mi riprometto sempre di fare. Sono attratta dalle land più sperimentali, sia per la loro resa artistica sia perchè permettono di comprendere meglio le potenzialità “di linguaggio” di SL.
  8. L’ultimo punto serve per connettere tutti gli altri. La cosa che continua a piacermi di più della mia Second Life sono le risate. E ridere per me è una cosa seria.

 Rilancio a gianky che con tutta probabilità romperà la catena. 🙂

Forme becere dell’immaginario 4

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Leggo, come al solito in ritardo, del gran finale al Motor Show di Bologna. Festa dello stand Ma-Fra. Cito da Repubblica “Protagoniste le ragazze che con i loro balletti sexy da giorni tengono banco nel dibattito cittadino”. Fortunatamente io a Bologna ci sono stata sabato e a parte il traffico il dibattito me lo sono perso. Lo spettacolo si chiama “Sexy car wash”. Ha avuto da dire addirittura Oliviero Toscani: “se fossi una donna mi arrabbierei molto”. Infatti io mi arrabbio molto.

Performance del moderno. La sfilata di moda resiste (e persiste) nel cambiamento

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Qualche pensiero dopo la prima parte del seminario di Claudia. 

La sfilata di moda è ancora una performance moderna. Dal vivo presenta i caratteri di uno spettacolo teatrale messo in scena per gli spettatori che guardano e giudicano. Prima di comprare. Questa formula, afferma Claudia, ha mantenuto nel tempo la sua sostanza formale che può naturalmente presentare delle varianti – essere più sobria o molto più spettacolare a seconda delle case di moda, delle scelte stilistiche, delle risorse a disposizione come nei casi di Alexander McQueen o di John Galliano per Dior – ma che di base mantiene i caratteri della comunicazione basata sul carattere iconico dei grandi media. Ha a che fare con l’industria culturale e con il sistema del consumo nel senso del mercato e della fascinazione del simbolico più o meno mainstream. 

Ci si chiedeva, gustando una pizzetta fredda io e calda lei, quale potrebbe essere la deriva di questa forma della comunicazione di prodotto. La sfilata ovviamente non si trasferisce così com’è sul web, sebbene qualcuno ci abbia provato con risultati discutibili. Ma questo si sa. Bisogna conoscere lo specifico del medium per usarlo. Sono anche dell’idea che Second Life sia una possibilità interessante. 

Per ora la penso così: il sistema della moda – e le dinamiche complesse che stanno attorno al fashion – è frutto e meccanismo del moderno (e del capitalismo). Segue delle logiche che possono cogliere sì tendenze dal basso – lo street style ad esempio – ma solo per riportarle “dentro”. La fascinazione estetica non ha bisogno di molto altro. Ognuno di noi in qualche modo si fa perturbare.

Le logiche della modernità compiuta – postmoderne potremmo dire per capirci – sono quelle ancora poco evidenti penso (ma dovrò verificare) che troviamo in fenomeni avanzati del cross dressing. Penso ad esempio ai teenager giapponesi fotografati da Shoichi Aoki e al mélange di immaginari con cui realizzano i loro outfit: il fashion più avanzato, i manga, abiti fatti in casa. Insomma, e per dirla con Abruzzese: forme emergenti dell’essere moda.

Che ci fa Meg White in una campagna di Marc Jacobs? Fashion e music-star system nell’immaginario contemporaneo

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Se ne parla lunedì e martedì con Claudia Vanti in un seminario nel mio corso di Teorie e pratiche dell’immaginario contemporaneo. Siamo alla terza edizione di questo appuntamento con Claudia – stilista della maison Ferrè ma anche, soprattutto, molto altro – che coinvolge gli studenti della specialistica in Comunicazione e pubblicità delle organizzazioni e (moltissimo) me con la sua capacità di convogliare la riflessione sulle tematiche dell’industria culturale a partire dal fashion system. 

Il che significa tenere conto – potremmo dire con approccio storico – delle perturbazioni reciproche fra moda e musica che dagli anni ’60 della Swinging London, passano per il Neo Liberty decadente e psichedelico e il glam rock con David Bowie e Roxy Music. Approdo, quello del glam, che spiega, ad esempio, la deriva di un immaginario femminilizzato e il fenomeno del cross dressing, cioè del superamento della distinzione netta dei codici maschile e femminile, l’espressione dell’androginia della rock star e l’alfabetizzazione estetica che oggi ancora ci appartiene. Basti vedere Gaultier, tanto per nominare uno dei nostri preferiti. 

Ma questo è solo l’inizio: si va al punk (nostalgia canaglia!) con Sex Pistols, Malcom McLaren e Vivienne Westwood, ai Joy Division e a uno stile riconoscibile in molte collezioni di Prada uomo. Subculture giovanili, street style, ma soprattutto videoclip (dagli anni anni ’80). Qui l’industria culturale esprime al meglio le sue possibilità e il fascino della moda sulle popstar si intreccia al coinvolgimento di artisti, fotografi, video maker di altissimo livello. Quelli della mia generazione ricorderanno Grace Jones, vestita Azzedine Alaia, e il fotografo Jean Paul Goude ma si può pensare anche a Bjork. Il fashion system la ama (e lei ricambia) e i suoi video catalizzano l’immaginario contemporaneo nel mix fra arte e cinema sperimentale, basti pensare alla collaborazione con Chris Cunningham. E che dire di Skin, secondo me la migliore testimonial per il compianto Ferrè? Poi ancora Madonna, Kyle Minogue e pure George Michael. Nel video Too Funky, altro esempio, lo stilista Thierry Mugler dirige una parodia sulla sfilata in cui appaiono le top model anni ’90. Ma c’è anche l’immaginario più mainstream della passerella: Beyonce e il walk/stop davanti all’obiettivo, ripreso ultimamente anche da Rihanna; o ancora Gwen Stefani che si percepisce e comunica sempre più come “soggetto-moda”.

C’è molto, molto di più nelle tracce di questa riflessione e si arriva alla sfilata come performance, strategia spettacolare che convoglia competenze e saperi sempre più articolati: dal casting, alle uscite – lo script – alla drammaturgia che culmina, guarda caso, con la scelta della colonna sonora. Le compilation, che si trovano nel famoso concept store Colette di Parigi, sempre come esempio, sono un altro fenomeno interessante non solo per capire la messa a punto della sonorità contemporanea, ma più in generale per l’affermazione di una parte significativa del repertorio simbolico della nostra contemporaneità.

Se fossi in me questo seminario non me lo perderei. 

Osservare il territorio in Second Life. Se ne parla domani a Matera

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titolo immagine “Il team discute” 🙂

Domani Giovanni presenterà al convegno di Matera – La nuova grammatica digitale per comunicare la promozione del territorio. Dai linguaggi della rete all’esperienza in Second Life. Esperti a confronto – i primi risultati della ricerca alla quale sto lavorando, insieme anche a Valentina. 

Non faccio anticipazioni, si trova già qualcosa qui e altre notizie utili qui. Qui dovrebbe trovarsi lo streaming del convegno. Anzi la mia speranza è che l’esperienza continui e che porti verso altre forme di spendibilità.

Per quanto mi riguarda però devo sottolineare l’utilità di questa occasione di studio. Del rapporto fra viaggio e immaginario, visto attraverso la teoria della performance, da un lato, sia della metodologia della ricerca (possibilità della sociologia visuale, situazioni di intervista, ecc.). Il tutto arricchito da forme della relazione – di amicizia? – che Second Life sta rendendo possibili e concrete, almeno per me, dalla mia prospettiva (interna) di osservazione. 

Il problema è che nuovi spunti e ragionamenti “alambiccosi” hanno prodotto già variazioni sul libro (che deve uscire) e soprattutto un senso di non finito che mi farebbe già ricominciare tutto da capo.

Brevi note su I racconti mandalici

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Sono affezionata alla messa in scena dei racconti mandalici di Andrea Balzola dai tempi della tesi di dottorato. Una parte della ricerca riguardava infatti l’analisi dell’attività spettatoriale dell’allora Storie Mandaliche con Giacomo Verde. Poetico cyber-cantastorie. Là l’opera si snodava attorno alla messa in connessione di sette nodi narrativi, in una sorta di ipertesto composto da parole e immagini realizzate con il Mandala System, appunto, e caratterizzato dall’interattività con lo spettatore chiamato di volta in volta a scegliere il percorso della storia da seguire. Il pubblico stava seduto intorno – nel cerchio magico – o comunque sempre vicino al narratore così da delimitare la zona performativa come comunità simbolica, come condivisione affettiva. 

La versione che ho visto a La Spezia cambia completamente registro. E non potrebbe essere altrimenti. Ora la sperimentazione – così mi ha detto anche Andrea Balzola nella breve ma illuminante conversazione dopo lo spettacolo – è prevalentemente sui linguaggi: video, sonori, del corpo e soprattutto della voce. Non è più la storia l’elemento evocativo, non la trama da sciogliere, ma la partitura espressiva nel suo insieme. L’interattività non è più quella dello spettatore ma della performer con la drammaturgia delle immagini sullo sfondo, anche queste più evocative che didascaliche mi è parso, e della voce. È proprio qui mi pare che sta la forza di questa messa in scena. La voce che cambia di registro, dal femminile al maschile ad esempio, dal parlato al cantato.Una potenzialità che mi piacerebbe cogliere in un contesto più ravvicinato. Non tanto nel teatro – luogo dello sguardo – ma in uno spazio – mandalico? –  che certamente metterebbe meglio in risonanza la carica emozionale, tattile, corporea, della voce di Francesca Della Monica. E qui è Anna Maria Monteverdi a suggerirmi la situazione di una resa migliore per questo tipo di spettacolo. 

Resta il meccanismo della citazione. Se ne è già parlato in relazione ad altre derive della performance. Qui vedo un omaggio esplicito a Laurie Anderson, che già usava il voice coder per trasformare la sua voce al maschile ad esempio. E mi piace.

I Racconti del Mandala. Tecnospettacolo a La Spezia

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Ecco dove darò domani, se tutto va bene. Al Teatro Civico di La Spezia, ore 21.00 per I racconti del Mandala. Concertazione scenica per voce e datasuit, con Francesca Della Monica. 

Grazie ad Anna Maria Monteverdi ricevo il comunicato da cui prendo l’efficace descrizione della performance.

I Racconti del Mandala è un tecnospettacolo interattivo dove i segni si espandono in un ambiente mandalico immersivo composto da una partitura avvolgente di parole, suoni, gesti e immagini. Dal corpo-voce della performer Francesca Della Monaca si attiva un flusso di immagini video e suoni in trasformazione che seguono la drammaturgia ipertestuale e labirintica scritta da Andrea Balzola. Un abito tecnologico dotato di sensori costituirà il centro di generazione delle azioni audiovisuali digitali create su una partitura sonora interattiva dal compositore elettronico Mauro Lupone nella quale si innestano le elaborazioni video dell’artista Theo Eshetu in collaborazione con Samuele Malfatti”.

Sarà l’occasione per constatare lo stato evolutivo di un caso molto interessante di mixed-media performance.

Per chi fosse interessato info e prenotazioni al numero 0187 757075.