Balla coi piedi

Qualche anno fa, grazie ad un invito dell’ultimo minuto ma molto gradito, ho assistito ad un balletto classico al Teatro Sanzio di Urbino. L’evento era uno di quelli “da non perdere” per cui la sala era gremita. Dal mio posto in prima fila ho potuto godere da vicino delle movenze e dei volti dei ballerini e aspettare con fiducia che facessero qualche salto per vedergli i piedi.

Ecco perché il trafiletto dal titolo Il piede sempre visibile. UN Studio: Dance Palace, San Pietroburgo nell’articolo La forma in scena, su Nova del 10 febbraio 2011 ha attirato la mia attenzione. Si tratta di nuovo complesso progettato per garantire l’acustica e la prossimità del pubblico al palcoscenico con lo scopo di valorizzare proprio l’esperienza spettatoriale. Da sottolineare quando afferma:

Un requisito essenziale è stato quello di rendere possibile la vista dei piedi dei ballerini da ogni posto in sala, in qualsiasi momento, a prescindere da dove l’artista fosse posizionato sul palco.

Certo, si sa, i teatri ottocenteschi (quello di Urbino è del 1829) proponevano con la loro forma il carattere sociale del teatro, forse anche l’essere visti più che il vedere tuttavia, forse, bisognerebbe evitare di impiegare la prima fila di sedie quando la visione – sempre cruciale per il “medium” teatro e per la danza in particolare – non è assicurata. E anche se posso dire che in quell’occasione “io c’ero” ho sempre ripensato a quell’esperienza come a qualcosa di bislacco, seppur divertente.

Cosa che tra l’altro succede con i palchi laterali che cerchiamo di evitare tutti come la peste bubbonica. Ultimo caso in ordine di tempo il bel Tristi tropici della compagnia Virgilio Sieni, al Bonci di Cesena, dove mi sono trovata a confondere i lampioni delle colonne con una ballerina seduta di cui non capivo le forme, o ad evitare mani penzolanti, teste protese di gente che, come me, cercava di vedere meglio…

Tutto questo per dire che in tempi di tecnologie avanzate e di modalità visive espanse lo spettacolo teatrale mantiene quel carattere del vedere, adesso, subito e possibilmente bene, che ne qualifica il carattere fin dal suo nascere. Non è quindi per niente banale il fatto che lo studio olandese che firma questo progetto abbia pensato al teatro, allo spazio, e a come funziona. E perciò al suo pubblico.

Mi è sembrata, insomma, una buona notizia.

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4 pensieri su “Balla coi piedi

  1. La distinzione sala/scena è fondativa dello sguardo teatrale e della dimensione spettatoriale. E’ quindi interessante ogni lavoro su questa distinzione, ogni tentativo di “giocare” sul confine. Annullando ad esempio la distanza o accentuandola. Resta poi da chiedersi come la “forma” teatro venga realmente modificata da queste sperimenatazioni. Cioè: si tratta di mutamenti o semplicemente di suggestioni utili per il marketing teatrale?

  2. Non le chiamerei sperimentazioni perché lo spazio teatrale (in senso lato) e la ricerca sulla sua forma fa parte, da sempre, della sua evoluzione. Qui mi sembra che si capisca proprio come un progettista che abbia idea di che cosa sia “realmente” la performance dal vivo pensi lo spazio a partire dalla fruibilità per lo spettatore. Tutto qui. Non mi sembra uno stratagemma del mktg che forse, dico io, si concentra su altro.

    1. Diciamo allora che esiste una forte continuità con il lavoro sulla continua messa in discussione della distinzione sala/scena… mi chiedo allora: dove sta la novità secondo te? Cioè: il progetto mostra una sensibilità per la forma “performance” ma a parte questo come ci racconta di una evoluzione? O forse ha a che fare con i “generi” presentati più che con la forma teatro?

      1. Non so se si tratti di novità. Magari quella va vista nell’economia dell’intero articolo dove si rimanda all’auditorio hi-tech bello e funzionale. Forse l’evoluzione va vista in continuità con l’origine dello spazio teatrale e delle esigenze di produzione e fruizione degli spettacoli (l’acustica anche, ad esempio) che in questo caso so conciliano con una consapevolezza e con le possibilità tecnologiche, in senso lato, per progettarle e realizzarle. Non so se ho capito bene cosa intendessi eh…

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