Scoperte d’estate. Io sono una pank.

E no… non sto parlando di donne nude ma di una interessante scoperta di qualche giorno fa. Una lettura da spiaggia, visto che il sole prima c’era, mi ha rivelato di far parte anche io, finalmente, di una categoria. Secondo un servizio della rivista Elle di agosto anche io potrei rientrare nella Pank Revolution. Non chiamatele zie cioè a dire posso essere considerata facente parte del gruppo “Professional Auntie No Kids”.

Sono in buona compagnia di altre zie naturali o acquisite come Cameron Diaz, Beyoncé, Valeria Golino e condividiamo queste caratteristiche: non avere figli (sai com’è…), adorare i nipoti, per parentela (è il mio caso e ci tengo), o i figli delle migliori amiche, essere presenti ma non pressanti, amare la moda e lo stile (LOL), fare regalini cool e piccole sorprese esclusive, come prenotare un viaggetto all’improvviso o procurarsi l’ultima edizione della loro saga preferita (a prosposito del viaggetto alle mie nipoti ho fatto presente di non essere Beyoncé), trasmettere amore ma, se necessario, saper dare strigliate verbali (non si trasmette niente, si sa e basta, ma si capisce il senso), non preoccuparsi di essere una zia perfetta (anche perché tanto lo capiscono subito), prendere sul serio il ruolo influente nella vita dei nipotini, ma essere sempre ironica e lieve come un’amica (effettivamente si ridacchia parecchio), essere pronte a parlare di sesso… Oggi, si sa, i bambini crescono molto velocemente (mah…), destreggiarsi bene nei social network, anche per comunicare con loro (questa mi piace!!).

Naturalmente l’articolo mette in evidenza le cause sociologiche e le implicazioni psicologico-emotive nonché gli atteggiamenti da evitare per non diventare troppo pesanti e noiose come zittelle.

E comunque avrei preferito che l’acronimo fosse “punk”.

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