La prima volta di Rete Critica

Il progetto di Rete Critica, al quale anche questo blog partecipa, ha avuto come merito indubbio quello di costruire una rete di blog e siti dedicati al teatro. Così facendo ha reso questa rete prima di tutto visibile a se stessa. Ha gettato le basi per definire delle relazioni, nello spirito del networking e del supporto digitale che lo permette.

E quel che più conta, mia pare, è che tale messa in relazione parta dalla reputazione che evidentemente per i promotori dell’iniziativa – Massimo Marino, Oliviero Ponte di Pino, Anna Maria Monteverdi, Andrea Porcheddu – gli autori dei blog e delle testate online si sono guadagnati sul campo, al di là del circuito tradizionale della critica teatrale.

Il processo è stato avviato con il censimento di blog e siti di informazione teatrale. Si è proceduto con l’invito a partecipare, con le prime discussioni – penso allo scambio di idee con Teatro e Critica – per poi passare alle candidature. Infine le votazioni primarie e il ballottaggio fra i due finalisti “espanso” su Facebook e ai contributi di chiunque volesse dire la sua così come su Twitter.

Nel frattempo Il Tamburo di Kattrin ha aggiornato le sue pagine integrando la rassegna stampa dei nostri post, mentre il passa parola offline ha fatto il resto. Un’attività che si è conclusa oggi con la diretta su Radio 3 con la vittoria della compagnia Menoventi, già nella mia rosa di candidati. Evviva! (o come direbbero loro “è viva”!).

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Va dove ti porta il network. Conversazioni e altro ad AHAcktitude

Dopo l’uscita del libro del LaRiCA Network Effect e soprattutto, per quanto mi riguarda, la stesura del mio pezzo sugli Stati di creatività diffusa sento l’esigenza di sapere di più e di stare in contatto, o meglio “networked”, con chi ha a che fare veramente con certe realtà espressive. E’ il motivo per cui sono andata ad AHActitude 2009, a Milano, sabato 28 novembre. Speravo ad esempio di incontrare Tatiana Bazzichelli, colei che ha fondato la mailing list AHA e che ha scritto Networking. La rete come arte. Mi sarebbe piaciuto incontrare, insomma, gli autori di opere e scritti da cui ho preso molto per il mio. Anche Giacomo Verde che c’era ma che non ho visto. Alex Giordano, che non a caso è uno che intercetta, invece l’ho visto e con piacere.

Nonostante l’esperienza degli anni di formazione non ho una gran simpatia per il clima freddo e fumoso dei centri sociali (che strane idee della legalità…) e non mi piace tanto un certo atteggiamento “mi faccio un gran viaggio” che osservo ma tant’è… Il bilancio è comunque positivo. Per diversi motivi. A cominciare dal fatto che il viaggio è uno dei miei temi 🙂

Tommaso Tozzi, figura di spicco della netart italiana, ha presentato wikiartpedia. Strumento generato dagli studenti dei suoi corsi che presenta delle potenzialità interessantissime. Wikiartpedia fa il punto, o se non lo fa ancora potrà sicuramente farlo, sull’arte tecnologica che, appunto perché sta lì con autori, opere, “generi”, ecc., trova la sua ulteriore legittimazione per via comunicativa sgombrando il campo dall’inutilità della domanda su cosa sia arte e cosa no in nome di un’arte in continuo divenire, come operazione politica di libertà, uguaglianza, fratellanza, accesso.

Si è parlato anche un po’ dell’arte in SecondLife e così ho anche conosciuto, finalmente, di persona Marco Cadioli aka Marco Manray di cui ho ancora in mente, perché ci sto lavorando su, l’interessantissima intervista realizzata per il progetto Lucania.

C’era Luisa Valeriani e un testo che mi devo assolutamente procurare non fosse altro perché si occupa di Performers in un’ottica, così mi sembra di capire, di estetica e performatività diffuse molto vicine anche alla mia ricerca.

E infine l’incontro con Gadda insieme a Regina e Pink  sullo Steampunk nato nel 1990 con The difference engine di W. Gibson e B. Sterling. Una “lezione” piuttosto interessante e utile sull’immaginario e su una certa deriva catastrofica – e forse anche catastrofista – che dal lato delle forme estetiche (letteratura, cinema, fumetto) trovo affascinante mentre dal lato della deriva ideologica e politica non mi interessa sebbene l’idea dell’esistenza di immaginari contigui – fantascienza e sogno della trasformazione sociale – non sia male. Su questo si possono vedere Steampunk Magazine e Collane di Ruggine.

Sta di fatto che evidentemente quel tipo di rappresentazione legata al mondo anglosassone dalla Londra vittoriana, da Dickens, al clangore industriale e apocalittico che tanti ha ispirato si unisce alla tentazione simbolica di mischiare non tanto il futuro – della fantascienza ad esempio – con il passato e le sue forme come nel fantasy ma di inserire nel passato gli elementi del futuro e di rimandare, su un altro versante al no future del punk e alle sue derive cyber. Ma di questo ho molto parlato dopo con Claudia che era con me.