Per Pasqua il blog vive di vita propria. Bilanci a parire da un vecchio post.

L’anno scorso, di questi tempi, scrivevo il post sul Gesù di Nazareth di Zeffirelli. L’intento era quello, in accordo con la linea del blog nel suo complesso, di buttare giù qualche idea sull’immaginario e sul modo in cui a mio avviso quel particolare prodotto culturale ha segnato una certa forma di rappresentazione della figura di Cristo nonché una forma di affezione verso quell’immagine. Da noi. Territorialità e meta-territorialità dell’immaginario per farla breve.

Bene. Da allora il post ha ricevuto 419 commenti. Un successone per quanto mi riguarda. Se non fosse che la maggior parte dei commenti abbia preso una deriva che, apparentemente, non c’entra più niente con il post originario. Sembra essere insomma diventato un pretesto, un luogo di accoglienza, per chi evidentemente ha voglia di esprimere il suo credo religioso o per chi trova una buona occasione per criticarlo. La semantica religiosa ha avuto la meglio sulla lettura comunicazionale che ne avevo dato io.

Slogan accorati e insulti (da una parte e dall’altra) si avvicendano in una sorta di thread che mi ha quasi appassionato.

La comunicazione non ci appartiene. Una volta lanciata come “atto del comunicare” non può che sganciarsi – autosollevarsi (bootstrap) – per essere attualizzata nella “compresione” e di conseguenza nella produzione di “informazione” del singolo lettore. Il circuito si attiva così in maniera autonoma e va per conto suo. Un meccanismo sempre affascinante devo dire.

Mi chiedo: ci saranno dei blog a sfondo religioso, dei luoghi in cui credenti da un lato e non credenti dall’altro possano ribadire e difendere le loro idee. Ma allora perché è successo proprio qui? A partire da una piccola riflessione, anche ironica, su una serie televisiva? Mi viene da pensare, e si chiude il cerchio, che proprio quel film lì, nell’immaginario nostrano, sia stato capace di rappresentare uno scenario efficace. Efficace dal punto di vista simbolico.

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Riti di Pasqua. Gesù, Zeffirelli e l’immaginario

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Cerca che ti cerca ho potuto contare sul canale Rai del digitale terrestre per rivedere, come tutti gli anni, il Gesù di Nazareth di Zeffirelli, senza qualche fotogramma del quale la Pasqua non mi sarebbe sembrata tale. C’è poco da fare, dagli anni ’70 quella mini-serie, che ha segnato una sorta di spartiacque rispetto al kolossal, riesce a soddisfare l’iconografia estetica dell’immaginario cattolico-occidentale. Perciò è irresistibile.

Gli occhi azzurri di Robert Powell e il cast internazionale (Michel York, Anne Bancroft, Ernest Borgnine, Cristopher Plummer, Claudia Cardinale, Valentina Cortese, Rod Steiger, Renato Rascel, James Farentino e altri), nonché la colonna sonora di Maurice Jarre contribuiscono alla messa a punto di uno scenario cinematografico regalato alla tv e sono forse questi gli elementi che hanno prodotto la ritualità. Almeno per me.

Completa il quadro Olivia Hussey nella parte della Madonna, indimenticabile Giulietta – a proposito di altri riti e del mito dell’amore eterno – del Romeo e Giulietta del 1969. Film in programmazione nel cinema in cui entrano ed escono Giulian (Walter Matthau) e Toni (Goldie Hawn) nel sempre di culto Fiore di cactus. Per quelli aspettiamo Natale.