Non solo Sant’Antonio. Accetto la meme-catena

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Di solito non accetto le catene di Sant’Antonio. Ma questa sì, molto volentieri.

Accetto quindi la sollecitazione di Giovanni. 

Cosa ti ha spinto a creare un blog?

Il primo motivo è la necessità di entrare nelle conversazioni. Poi sperimentare una piattaforma della comunicazione che mi sarebbe potuta essere utile anche per studio e lavoro.  

Il tuo primo post?

Un nuovo inizio. Un post per motivare l’attivazione del blog. 

Il post di cui ti vergogni di più?

Fondamentalmente tutti. Forse Red Flag. Mestruazioni 2.0 per il tema in sé e per le inevitabili declinazioni sul personale. 

Il post di cui sei più fiero

Di nessuno in particolare. Se devo scegliere: Forme becere dell’immaginario, anche, soprattutto, per i commenti.  

Chissà ne può venir fuori qualcosa di interessante da integrare la piccola ricerca che abbiamo iniziato durante il Festival dei Blog a Urbino… 

Nel frattempo io rilancio a Giulia, Valentina, Mae, Elena, Mario.

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Forme becere dell’immaginario 3

Io non posso certo considerarmi una nativa mediale però sono consapevole del fatto che ciò che sappiamo del mondo in cui viviamo lo sappiamo dai media e che in quel contesto dobbiamo osservare le forme dell’immaginario collettivo contemporaneo. 

Mi sembra che il dibattito sul rapporto fra media mainstream e non mainstream, con particolare riferimento alla Rete, porti verso posizioni apocalittiche pericolosissime.

Che la Rete sia contesto di produzioni becere dell’immaginario si sa, e se vengono chiariti i termini di questa deriva possibile troviamo letture e interpretazioni più utili nella Rete che fuori. Penso ad alcuni post che ho letto nei media mondo (qui, qui, qui) ma anche qui. So che dall’articolo di Romagnoli, che chi era in treno con me quel venerdì ricorda ancora insieme al mio brontolio, si è innescato il “dibattito”. Potere della ricorsività della comunicazione.  Sta di fatto che la realtà che un certo giornalismo costruisce della Rete non va per niente bene.

Su un altro fronte dell’informazione, quando Venditti dice, da Fazio, che la solitudine c’è in chi sta davanti a Internet usa la sua veste pubblica – associata a un successo che non ho mai capito ma è questione di gusti – per enfatizzare una posizione apocalittica in vista del recupero di una qualche umanità perduta che francamente ha stancato.

Bisogna conoscere le grammatiche della rete, in Internet secondo me si è dentro più che davanti, per esprimere giudizi lapidari e soprattutto non dimenticare che la solitudine è ovunque: dagli anziani soli con le loro bandanti a miliardi di altri casi… Oggi è anche la giornata mondiale per i diritti dell’infanzia. Mi viene da pensare a forme di violenza, sfruttamento, tristezza, squallore che non sono certo nate con la Rete. Ma che anche lì possono essere viste e denunciate. Pensieri semplici, lo so. Cercano soltanto di portare avanti le conversazioni.