Occasioni buone per pensare. Conversazioni dal basso e altri discorsi

Foto di Brezza di lago, fonte Flickr: titolo “people durante lo speech di Laura Gemini”. Allora faccio ridere!

Visto che la misteriosa ricercatrice del LaRiCA sono io, ma l’avevo annunciato, posso dire che i riscontri del mio piccolo speech sono sicuramente stati superiori alle mie aspettative e soprattutto un’occasione buona per pensare, per dare nuova sostanza alla mia-nostra stessa presenza sui social network, Facebook in primis: Seriously Social.

 

 

La cosa più importante, insieme agli amici che si trovano (sono contentissima delle nuove conoscenze) e ritrovano in queste occasioni, al tipo di relazione che emerge come nuova forma del mondo vicino (tutta da indagare secondo me), è la partecipazione – non cadrò nella tentazione di rimandare alla performance (o ci sono già caduta?) – che in questo caso ho ritrovato negli interventi dell’Academic Bar Camp (ad esempio qui e qui), oltre ai contributi della Girl Geek Dinner. Sintomo di una riflessione che può andare avanti. Come diceva Kurt Lewin “non c’è niente di più pratico di una buona teoria”. Come dire: qualcosa che riguarda i nostri paradigmi conoscitivi ma che allo stesso tempo coinvolge noi, gli studenti, e il cruciale rapporto con loro e un certo modo di ripensare il nostro lavoro e più in generale di essere nel mondo.

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Conversazioni come performance. CdB 2008 per me

Non se ne avrà male, spero, cioccolatino al cognac se uso un paio delle sue belle foto per un piccolo post su Conversazioni dal Basso 2008. Anche perché fra i concetti evocati non è certo mancato quello dell’UGC. L’occasione è servita, secondo me, a sistematizzare temi del dibattito sul web 2.0 in relazione alla politica, ma non solo. A capire meglio certe posizioni. A fare ordine insomma. Mi resta negli appunti, fra le altre cose (e rimando ai post più mirati del mio ai contenuti emersi) uno slogan di Massimo Russo che richiama “il coraggio di essere pop”. Io provo a seguirlo pensando a Conversazioni dal Basso nei termini della performance.

Occasione che genera l’evento comunicativo, esecutori e pubblico, inizio e fine ma con una componente partecipativa e relazionale fortissima (e qui oltre “ai soliti” il ruolo dei ragazzi – vedere qui – l’ho trovato veramente centrale in tutte le fasi, anche qui), garantita anche dallo streaming (per rendere presenti gli assenti), da twitter, dalle foto pubblicate, dai manifesti, dalle magliette e dalle cartoline per le domande fino alle chat, ma anche dal convivio: apertivi, cene, il fantomatico buffet, ecc. C’è poi la dimensione riflessiva che si trova nei temi – prima di tutto nel modo in cui attraverso questo evento si è parlato della società e di noi su diversi versanti – e nella ricorsività della comunicazione su questo stesso evento (dai video, ai servizi tv, alle rassegne stampa, ai post). E anche un po’ di spettacolo che non guasta. 

E poi, per me, resteranno per sempre i vari, e quello con Gianky in particolare, “qualcuno meets qualcuno”. (Qui, qui, qui, qui).  Non me ne vorrà Elena/Velas  (questa volta) se prendo in prestito la sua definizione.