Fra TV e SNS. Cortocircuiti mediali e solitudine in SocialMente di Frigoproduzioni

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Nella bella rassegna Mentre Vivevo, curata da Quotidiana.com, è andato in scena (domenica 19 febbraio) SocialMente lavoro d’esordio della giovane compagnia Frigoproduzioni – Claudia Marsicano, Francesco Alberici (entrambi in scena) e Daniele Turconi.

A dispetto delle aspettative suscitate dal titolo lo spettacolo presenta un’intelligente connessione tra la televisione e il tanto vituperato mondo dei “social”, come ormai viene chiamato dai più l’ambiente comunicativo emergente da Internet e dalla diffusione dei Social Network.

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Lo spettacolo si struttura a partire dal collegamento fra i due elettrodomestici che campeggiano sulla scena: la televisione viola, in omaggio ai Simpson, di cui replicano i colori e lo stile dei vestiti che indossano, e il frigorifero blu con il logo di Facebook sul lato del palco, alle loro spalle e che viene usato come soglia-limen attraverso cui entrare e uscire dagli sketch – con monologhi e momenti di interazione fra i due attori – che costituiscono la costruzione drammaturgica.

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L’idea del lavoro, che abbiamo avuto modo di approfondire nell’incontro estemporaneo organizzato subito dopo lo spettacolo, è quella di raccontare la solitudine di individui alienati dall’ambiente comunicativo in cui siamo immersi. E che procede dalla TV, con la sua proposizione di miraggi di celebrità, ai Social Network – qui rappresentato quasi esclusivamente da Facebook – che permettono la facile auto-esposizione sia perché garantiscono ambiti di visibilità, sia perché, al contrario, permettono di fare e dire potenzialmente di tutto protetti dallo schermo.

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In un’atmosfera da Videodrome – con echi di Ballard, Stargate e altri scenari apocalittici – assistiamo alla tragedia quotidiana, non senza punte di apprezzabile ironia, di due giovani individui inebetiti davanti alla TV, che scambiano dialoghi dell’assurdo senza mai staccare gli occhi dallo schermo. I riferimenti popolari, più ancora che pop, sono Casa Vianello e XFactor, Maledetta Primavera e We are the Champions ma anche il Pulcino Pio… Quella che viene messa in campo è la cultura televisiva mainstream che le generazioni condividono – come generazioni mediali – e dimostrano la centralità di quel tipo di immaginario che si riflette in molto di quello che vediamo e condividiamo sulle piattaforme di social networking.

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C’è però qualcosa che manca e che ci si aspetterebbe nella riflessione di una compagnia così giovane. E di conseguenza c’è qualcosa di troppo.

Manca ad esempio la social-television, ovvero la forme di fruizione attiva dei programmi televisivi attraverso Twitter e Facebook. Fenomeno diffuso, anche fra i giovani, che poteva essere una linea di analisi più pertinente della connessione fra media tradizionali e nuovi media. Non è condivisibile l’idea che i media siano degli elettrodomestici, anche se la metafora funziona drammaturgicamente. Andrebbe inoltre calibrato il peso che hanno sia la TV sia Internet, che qui è il vero oggetto di indagine più dei device che servono per la connessione. Tanto più che escludere smartphone e tecnologie mobili rende un po’ obsoleta la riflessione sul rapporto fra noi e la comunicazione.

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Un aspetto dimostrato anche dai brevi stralci di interviste realizzate dalla compagnia a Milano che non solo mostrano un certo disincanto, se li ascoltiamo bene, ma che sembrano smentire un po’ l’ipotesi di partenza del lavoro. Di troppo, quindi, c’è un approccio alle tecnologie che poggia sul senso comune e sulle idee diffuse dai media generalisti che non permettono di trattare un tema così caldo da una prospettiva più complessa.

C’è da dire però, a difesa della compagnia, che lo spettacolo non è pensato per essere un “saggio” ma un punto di vista, la storia di due solitudini dell’oggi. Ed è proprio per questo che attiva bene la dinamica riflessiva e il confronto con il pubblico molto partecipe alla discussione.

Verrebbe da dare un consiglio di approfondimento e di ripresa di un tema, non poi tanto trattato a teatro, in maniera un po’ meno naïve. Più che leggere Bauman, come dichiarano gli autori, che non ha espresso su questo le sue idee migliori, meglio seguire il dibattito scientifico intorno alla rete e a comprendere i comportamenti online, soprattutto dei più giovani che smentiscono, al di là dei casi eclatanti anche molto tristi di cui si nutrono le notizie, molte delle idee preconcette e più facili sull’uso dei Social Network. Anche perché poi se andiamo a vedere Facebook, Whatsapp o Snapchat, ecc. gli usi più inappropriati sono quelli degli adulti.

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