Miti tossici. Il denaro e il suo immaginario in Scrooge studio per Discorso Verde di Fanny&Alexander

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Con Scrooge studio per Discorso Verde Fanny & Alexander inaugurano la stagione 2016 del Teatro Petrella di Longiano sotto la direzione di Cronopios.

Come tappa del più ampio progetto seriale dedicato alla retorica del nostro tempo e alla tossicità che caratterizza il discorso pubblico – sempre più contaminato dalle interferenze mediali e dal rapporto che i sistemi sociali intrattengono fra di loro – Scrooge è lo spettacolo che getta le basi di quello che sarà il discorso dedicato al denaro.

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Ne abbiamo parlato con Chiara Lagani e Marco Cavalcoli durante l’incontro con il pubblico che si è tenuto nel ridotto del Teatro Petrella dopo lo spettacolo e da cui sono emerse alcune tematiche centrali del progetto Discorsi che riflette sulla possibilità di creare comunità attraverso la parola. Ma anche attraverso il teatro che, a suo modo, è ancora il luogo in cui, seppur temporaneamente, si genera qualcosa di simile all’idea di comunità. Nel caso di questo lavoro si tratta perciò di tenere conto di come il discorso pubblico sia mutato nel corso del tempo e di come la televisione, ad esempio, si sia imposta come “grande ordigno di discorsi” (per dirla con Chiara Lagani). Non possiamo perciò fare altro che osservare le trasformazioni del linguaggio e la parallela mutazione antropologica di cui l’economia e il denaro sembrano essere luoghi di osservazione privilegiati.

Un tema, quello dell’economia, che F&A affronta, così come abbiamo potuto vedere negli episodi precedenti – Discorso Grigio, Discorso Giallo, Discorso Celeste – appoggiandosi all’immaginario collettivo e alla sua strumentazione metaforica. Strumenti utili a osservare il denaro come quell’oggetto che, trasformando le qualità in quantità, è in grado di scambiare tutte le cose al di là delle loro differenze di valore. E così il mito dell’avidità, e il potere che ha il denaro di definire anche i rapporti sociali, confluisce in un’altra potente mitologia: quella del capitalismo e dei suoi officianti. Su queste basi F&A si chiede allora quale sia il linguaggio usato per addomesticare le folle sulla questione del denaro, vero centro nevralgico del potere. Per F&A il terreno immaginario più adatto a lavorare riflessivamente su questa domanda è prima di tutto quello americano, qui risolto usando la trasposizione disneyana del Canto di Natale di Dickens. La prima operazione della compagnia può quindi essere rintracciata nell’utilizzare un prodotto culturale già di per sé frutto del processo di acclimatazione della letteratura in una forma edulcorata, semplificata, adatta alla fruizione del grande pubblico della cultura di massa novecentesca. Una narrazione dell’economia e delle sue dinamiche che rendendo “simpatico” Paperone (Uncle Scrooge), il capitalista taccagno per antonomasia, contribuisce a rinforzare il mito (universale) dell’avidità e della ricchezza.

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Per rispondere alle questioni che ci poniamo cerchiamo come sempre una figura archetipica, un mito chiave che ha informato di sé la nostra cultura occidentale fino a diventare metafora. Allora vai a cercare e trovi due figure: il riccone dei ricconi che è Paperon de’ Paperoni, Scrooge McDuck e lo Scrooge di Dickens, il personaggio preso non a caso da Disney e messo poi nel corpo di Paperone. Queste due figure si incarnano in un unico corpo di questo signore in frac [Marco Cavalcoli] che è un po’ Paperone, un po’ Scrooge ma anche uno strano venditore di parole che disegna la storia del denaro dall’uomo primitivo a oggi per venderci un’idea, che è poi la sua grande trattativa (Chiara Lagani).

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Nella prima parte dello spettacolo Marco Cavalcoli è l’uomo in frac che, in piedi su di una pedana circolare, dà il ritmo del racconto sviluppato nel video dove scorrono le immagini dei cartoni disneyani – una vera e propria lezione di economia impartita da Paperone a Qui, Quo e Qua alternate al Canto di Natale, sempre coi paperi – mixate dal live electronics di Emanuele Wiltsch Barberio. Qui Uncle Scrooge/Paperone/Cavalcoli racconta la storia del denaro, imposta la sua trattativa affiancato da una serie di alter-ego – Qui Quo Qua in primis – incarnati da Chiara Lagani, vocalist in scena.

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Disney disegna un immaginario medio che è già un immaginario vintage per noi. Questo immaginario di ricchezza che viene ridipinto è quello in cui Paperone è quello che si è fatto da sé, dalla numero 1 in poi, colui che riesce ad ottenere la ricchezza col duro lavoro, con la sua fatica. Quando Disney scrive la storia di questo grande Papero nel 1967, si rivolge alla classe media per costituire l’immaginario culturale della middle class americana. Il nipote è questo disgraziato che lo zio vuole si tolga dalla povertà con il lavoro; i nipotini vogliono diventare ricchi e perciò chiedono allo zio una lezione per come riuscirci. Disney, quindi disegna la classe media utilizzando una serie di stereotipi mentre in Dickens la tematica è più complessa e cruda. Anche se il racconto finisce bene traccia una situazione marcata dalla mancanza di compassione che è una delle questioni su cui interrogarsi quando si parla di ricchezza. Scrooge è così perché non riesce ad avere compassione, cioè identificazione simpatetica e profonda con l’altro. Però è importante partire dall’immaginario della classe media perché in fondo è il nostro. Quindi bisogna fare i conti con quell’immaginario, con i suoi luoghi comuni, le sue derive, ma anche con le sue possibilità rivoluzionarie perché dentro i grandi immaginari c’è sempre una scintilla impazzita da cui forse puoi partire per scardinare certe cose e certe certezze (Chiara Lagani).

Abbiamo scelto Disney anche perché c’è una sorta di apologo morale sia nello Scrooge di Dickens sia che nell’Uncle Scrooge di Disney, con la differenza che Dickens ha un’intenzione di progresso per l’umanità mentre nella versione di Disney si ha sì un’intenzione di progresso ma però è legata all’idea che siamo tutti un po’ bambini. Ci rifacciamo sempre un po’ alla nostra infanzia nel momento della compassione… In Disney la situazione è particolare perché il cartone animato, mentre spiega a Qui Quo Qua, cioè ai bambini, l’economia in realtà sta descrivendo come gira il mondo: ad un certo punto si vede proprio il mondo che viene fatto girare dalla circolazione del denaro ed è un po’ come se ci stessero insegnando che attraverso questo strumento – che non devi lasciare pigramente in un magazzino ma che devi far circolare – tu dai vita al mondo. È la favola della circolazione del denaro ma c’è un’intenzione morale molto forte” (Marco Cavalcoli).

Lo spettacolo è costruito seguendo una drammaturgia “incubotica”, in un crescendo sempre più pazzo in cui le due figure in scena – cha ballano, cantano, si trasformano nei cartoni che imitano, maschere al cui calco cercano di aderire – lavorano sulla caricatura mettendo a punto una modalità di recitazione antinaturalistica legata ai personaggi “gommosi” provenienti dal fumetto e che diventa poi un modo naturale di esprimersi.

Gli attori interagiscono fra loro e con la presenza scenica del dj, con i frammenti musicali, i suoni prodotti dal vivo e con le immagini del video di ZAPRUDERfilmmakersgroup, frutto di un montaggio psichedelico e vorticoso funzionale alla tossicità dell’intero impianto scenico.

L’altra questione che trattiamo è quella della manipolazione, della tossicità. È tossico il protagonista in frac che vi entra dentro nelle sue varie metamorfosi; ma è tossico anche il denaro. C’è un discorso sulla tossicità del denaro. Lui ipnotizza il pubblico ma è ipnotizzato lui stesso, intossicato completamente. Il suo credo, la sua grande religione, questo denaro di cui parla continuamente dall’inizio dello spettacolo lo ha invaso completamente. È disarticolato in tutto quello che fa, prova una sorta di ebrezza dionisiaca nel riferirsi a questa storia che racconta e ne è soggiogato, completamente vittima di questo ritmo impazzito. Nel cartone di Disney che è del 1967 ad un certo punto Paperone fa in modo di far firmare un contratto ai nipotini, che gli chiedono come far fruttare il loro dollaro e novantacinque. Qui Quo e Qua diventano azionisti di questa “grande idea”, un fondo di investimento di cui nessuno sa le regole. Si crea uno strano rapporto tra l’affabulatore-attore e il pubblico a cui lui vuole vendere la “grande idea” e che è costretto – quasi come Qui, Quo e Qua – a firmare un contratto, ad esempio con l’acquisto del biglietto per avere il diritto di vedere lo spettacolo, diventando così azionista di qualcosa.” (Chiara Lagani).

Probabilmente è l’aspetto più misterico che abbiamo affrontato con questi Discorsi. Forse è per questo che è uno spettacolo in cui mettiamo in campo i diversi linguaggi sperimentati negli anni e li facciamo dialogare in una sorta di teatro totale, più di quanto sia accaduto con i discorsi precedenti. Probabilmente perché c’è veramente un elemento magico, misterioso al limite dell’illusionismo dove l’illusionista è partecipe lui stesso dell’illusione. Anche perché fondamentalmente mentre esistono sterminati trattati sull’economia nessuno ha capito veramente cos’è successo con l’invenzione del denaro (Marco Cavalcoli).

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Ad un certo punto il video si trasforma in una specie di tunnel spazio-temporale attraversato da Scrooge, che lo proietta nel passato e nel presente segnando così le caratteristiche di questo studio (che per ora lascia in sospeso l’analisi del futuro). Cerchiamo di capire come.

Scrooge è costruito drammaturgicamente sulla sovrapposizione dei tre fili che caratterizzano il lavoro di F&A: l’elemento mitico, quello biografico e quello storico legato alla cronaca. Nella storia di Dickens rivisitata da Disney i due episodi del passato e del presente corrispondono a due episodi specifici. Il primo è quello in cui Paperone è visitato da Fred/Paperino che lo invita alla cena di Natale e che viene mandato a quel paese da un Paperone inaridito e incapace di compassione verso l’unico legame familiare che ha. Il secondo riguarda l’amore di Paperone per Isabel alla quale però rinuncerà per amore del denaro. A queste due piccole lievi narrazioni F&A sovrappone le storie di due grandi figure del capitalismo italiano: Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi.

Nel parallelo fra l’episodio della cena natalizia e le vicende di Agnelli F&A indaga, senza giudicare, la delicatissima questione del rapporto fra Agnelli e il figlio e con essa la storia economica incentrata sulle grandi imprese familiari e le sue vittime sacrificali.

Il rapporto con l’amore e Berlusconi porta naturalmente agli “scandali” che l’hanno riguardato – qui resi efficacemente in video nella metafora del burlesque e nelle immagini di Dita Von Teese – e che porta a riflettere su “questo amore spasmodico, su questa volontà di possedere corpi giovani e belli che possono essere comprati”. Ma che rapporto c’è fra questo amore comprabile e quello non negoziabile di Isabel/Paperina?” (Chiara Lagani).

Sono questi dunque i piccoli attriti su cui sta prendendo forma il Discorso Verde ma a cui F&A non vuole offrire né giudizi morali né soluzioni. Sta di fatto – sottolinea Chiara Lagani – che la scelta di Agnelli e Berlusconi rimanda al disegno del carattere culturale di due figure che hanno dato forma a due epoche della vicenda storica italiana. Due modelli culturali da considerare quando si pensa all’economia e al rapporto con il denaro in Italia e che possiedono – seguendo ancora Marco Cavalcoli – quella qualità universale, per lo meno nella nostra cultura, che li rende modelli durevoli nel tempo.

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