A chi appartiene un divo? Lucio Dalla e il rito funebre espropriato

Sono convinta che Lucio Dalla sia una delle icone dell’immaginario collettivo italiano, indipendentemente dai gusti. Di certo è stato amato dal pubblico e perciò dal punto di vista dell’industria culturale era un divo. Di sicuro alla portata, non assiso sull’olimpo hollywoodiano, legato al territorio ma di certo un personaggio famossissimo. Tanto che all’ultimo Sanremo di lui e della sua canzone si è parlato parecchio. Senza contare poi la folla che si è radunata all’arrivo della salma, che è stata alla camera ardente e che sarà al funerale.

Dalla notizia della morte, che personalmente ho appreso di riflesso da una telefonata perché lo conoscevamo visto che ha insegnato nel nostro corso di laurea, com’è ovvio che si sia si è attivata la conversazione e il tema è diventato un “trend topic”, non solo in rete. Dove peraltro si sono letti pensieri di ogni tipo, anche molto divertenti.

Tuttavia pare che il pubblico – che è il vero responsabile del successo e della vita artistica di un personaggio – sia poco rilevante per i media visto che i tweet dei vip fanno notizia di per sè. Come si può vedere ad esempio qui. Quello che resta da sapere è chi ci sarà, se Vasco Rossi riuscirà ad arrivare, ecc.

La società dello spettacolo insomma è più viva che mai ed è alimentata dalle dinamiche dell’intrattenimento che rendono il rito funebre di un divo pop un esempio del liminoide, cioé del rito di passaggio adeguato ai meccanismi dello svago.

Tuttavia, parallelamente, si può osservare la presa di posizione comunicativa del pubblico che mentre contribuisce ad alimentare il divismo, e sarà interessato e curioso al vip presente o che scrive qualcosa, partecipa al sentire della moltitudine che si raccoglie come può attorno al morto. La performance rituale quindi, l’evento cerimoniale che comprende la dimensione dal vivo con quella della comunicazione e del circuito mediale, dovrà trovare la sua efficacia simbolica, svolgere la sua funzione di esorcismo, al di là o forse nel mezzo dell’intrattenimento.

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3 pensieri su “A chi appartiene un divo? Lucio Dalla e il rito funebre espropriato

  1. Anche l’industria culturale è sempre più liquida? Con le nuove tecnologie il consumatore diventa un produttore-prodotto self made dell’industria. Ma, aspetto forse sottovalutato, a loro volta i vip diventano pubblicamente prodotti-consumatori dello stessa industria (spesso cosi umani senza il filtro di un addetto stampa). …imho: Trovo interessante notare come alla semplificazione e alla rinuncia esperienziale tanto ricercata nei nuovi media, proprio nel rituale della morte ci si ritrova di fronte a comunità pellegrine che nei media si radunano e si mettono in viaggio (si veda Dalla, ma anche Avetrana) come mai negli anni passati. Nella morte il mito decaduto diventa umano e più avvicinabile regalandoci l’ultimo grande spettacolo a cui partecipare? Che anche l’esperienza possa definirsi ormai solo collettiva? …..”L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.”

    1. La liquidità la lascerei ad altri ragionamenti 🙂 Grazie per il commento e forse sì i vip rientrano nel circuito produzione-consumo anche da consumatori, sebbene la prima cosa che ho notato è il modo in cui i media generalisti usano i vip e i vip su twitter per costruire le notizie. Per il resto penso che nella mitologia moderna, e in un caso come questo, la forza dell’esperienza sia nell’essere collettiva e, soprattutto, comunicabile.

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