Balance

equilibrista

credit foto qui

Non è che si colleghino molto le cose che sto per dire ma in queste giornate di bellissimo caldo e di fantastico sole mi sono trovata a pensare al bisogno di equilibrio.

Le mosse prendono il via dal caso di Catherine Bailey, l’avvocatessa inglese che si è uccisa qualche giorno fa. In un commento su ilSole24Ore che non ho più trovato si parlava della ricerca di un life-balance (non credo che l’espressione sia proprio questa) che permetta alle persone, e in particolare alle donne che tengono famiglia, di conciliare ed equilibrare appunto il coinvolgimento attivo nei diversi ambiti della propria vita sociale e dell’esistenza personale. Questioni di inclusione insomma.

Sempre di equilibrio mi sembra che per certi versi parli anche il post di danah boyd sulle vacanze e sui modi con cui si tende a registrare e condividere ossessivamente i ricordi. E’ interessante perché fa presente come i meccanismi di creazione di una memoria da condividere su eventi come le proprie vacanze rimandi a vari processi che conosciamo tutti molto bene (magari perché a volte li subiamo nostro malgrado): riprendere e fotografare ossessivamente, condividere con gli altri la profusione di immagini generate e che riguardano il passato. Con piattaforme come twitter invece si tende a condividere il momento, quello che si sta vedendo o facendo. Discutibile? Può darsi.

Can we please have a moment of silence for the power of costraint? Kthx. The issue with recording and sharing in contemporary society is that is far far far too easy to go everboard. This where we struggle to find balance. Just because you can share every detail doesn’t mean you necessarily should.

Ecco perché le discussioni al baretto della spiaggia con gli amici refrattari verso l’uso dei SSN e del famigerato FB, e io che sono scarsissima mi trovo a fare il difensore d’ufficio, tendono poi a dirottare verso un argomento che più o meno soddisfa tutti e cioè l’equilibrio. Stare un po’ nelle conversazioni significa accettare che l’inclusione sociale passi anche da lì. Non significa raccontare tutto di sè, mettere necessariamente in piazza i fatti propri (poi magari leggersi Chi sul lettino perché rilassa). E non significa privilegiare relazioni di superficie su quelle profonde face to face. Senza contare che adduco altri argomenti in difesa: tipo l’approfondimento di certe informazioni, la loro reperibilità, ecc.

Però è anche vero che poi sono io la prima a innervosirsi quando viene perso, secondo parametri che non possono che essere soggettivi, quel certo equilibrio che male non fa. Avere delle possibilità non significa percorrerle tutte per forza. Possiamo anche privilegiare la selezione sul rinvio. Lo dice anche la boyd.

Annunci

5 pensieri su “Balance

  1. Decisamente un bel post 🙂

    In che senso le conversazioni da bar poi convergono sull’equilibrio? Si intende che sono un punto d’equilibrio fra le conversazioni nei SNs e quelle face to face (chiedo per vedere se ho capito il senso del discorso)?

    Il post di danah boyd lo leggo adesso, ma so già che sono un’ossessiva del registrate, segnare, fotografare. Senza poi necessariamente sharare ovunque, però catturare sì 🙂

  2. In today’s fast-paced world, people are searching for ways to find the perfect work-life balance. The good news is companies are starting to catch on with great benefits, including flex time, job sharing, work-from-home options, and more.

    Work-Life Balance is part of Business Exchange, suggested by Rebecca Nix. This topic contains 1.250 news and 2.893 blog items. Read updated news, blogs, and resources about Work-Life Balance. http://bx.businessweek.com/work-life-balance/blogs/

    ———–
    In questo momento mi trovo ad odiare la mia stessa passione, incarnato in essa la vivo ma vorrei farne a meno. Il desiderio di inclusione, di presenza, si moltiplica al punto da non riuscire più a stargli dietro. Manifestiamo la nostra esistenza attraverso mille canali, amplifichiamo i nostri messaggi per il desiderio di essere ascoltati, letti, commentati, approvati con un solo pollice verso l’alto. Esistiamo. questo il desiderio ultimo. Il lavoro aliena e la vita, l’esperienza è sempre più difficile da dimostrare. Gli spazi si confondono, includersi diventa un lavoro, il lavoro diventa un automatismo tale da dimenticarcene l’esistenza. Capovolti osserviamo il mondo…
    Come will smith in io sono leggenda. Lanciamo il nostro segnale. Sperando di non ritrovarci soli.
    IF.

  3. @prezzemola grazie. Non volevo proprio far riferimento al punto di equilibrio fra conversazioni ma al modo equilibrato per starci dentro (più o meno). Poi effettivamente se a uno piace “registrare” quello che fa… perché non dovrebbe? Deve avere la consapevolezza che tutto quello che conta per lui non necessariamente interesserà gli altri allo stesso titolo. Insomma è la solita ma importante questione sulle audience.
    @Fab.io ecco era proprio il work-life balance. Io che non sono nativa non lo trovavo. Per il resto, come dicevo, la questione è il “senso”. Da usare (anche come buon senso).

  4. “… You’re walking. And you don’t always realize it,
    but you’re always falling.
    With each step you fall forward slightly.
    And then catch yourself from falling.
    Over and over, you’re falling.
    And then catching yourself from falling…”

    — Laurie Anderson, “Walking and Falling” 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...