Del non confondersi. Osservazioni di viaggio di una turista speciale

viadifuga

Il seminario Turisti, viaggiatori, volontari. Guadagnarsi il punto di vista dal basso tenuto da Laura Caslini nel corso svuotato di Sociologia del turismo – ieri 6 aprile 2009 a Pesaro – è stato per me e come immagino per gli studenti presenti, una buonissima occasione per riflettere sui temi centrali del turismo contemporaneo. Con lo stile consueto, per chi conosce Laura/Deneb, miscela di levità e raffinatezza profonda di pensiero, il racconto dell’esperienza di turismo sostenibile di Terra e libertà (progetto di volontariato estivo della ong IPSIA) ci ha fatto capire come il viaggio oggi abbia più che mai a che fare con la teoria dell’osservatore.

All’interno di una cornice che tiene insieme la condizione del tempo libero come luogo di espressione di scelte e vocazioni, la dinamica della scoperta con l’importanza delle relazioni (con il gruppo dei partecipanti, con i bambini coinvolti nei campi estivi e di gioco organizzati dai volontari e dai responsabili del campo, con i locali palestinesi e israeliani, dei Balcani e degli altri paesi  in cui opera il progetto) senza dimenticare la visita ai luoghi e il divertimento che deve caratterizzare una vacanza, il carattere principale di questo tipo di esperienza sta nella possibilità di sperimentare un modo diverso di stare in un luogo. Soprattutto quando, come in questo caso, si tratta di un luogo che non è primariamente un sito turistico. Ma ovviamente guardabile come tale a partire da una certa applicazione della prospettiva esterna di osservazione.

Il che significa – seguendo un po’ a mio modo la traccia del ragionamento di Laura – 1. punto di vista della relazione: entrare nel quotidiano ma senza dimenticare lo statuto dell’osservatore perché, sarebbe d’accordo Urbain, il turista ha il privilegio di cogliere cose che i locali non vedono e nella fattispecie attraversare facilmente i confini dei territori occupati e i posti di blocco a differenza degli autoctoni ovviamente. Quindi: varcare soglie, zone liminali; 2. tempo condiviso che permette di cambiare il tuo punto di vista; 3. double coding: per cogliere l’esperienza di viaggio come forma del riferimento interno dell’osservatore che con-fonde realtà e percezione. Dice Laura “la stessa cosa succede quando si vedono i luoghi: vediamo in funzione di quello che sappiano, i nostri riferimenti culturali e soggettivi, quindi l’esperienza di uno differisce per forza da quella di un altro” per cui il senso sta nel “percorrere l’esperienza in funzione della propria identità: lo sguardo turistico è uno sguardo che porta ricchezza – anche perchè – dal punto di vista dell’altro, l’altro sei tu”.

Il 60% di chi compie questo tipo di vacanza la ripete e nel tempo l’età dei partecipanti si alza. E continua nei social-network. O meglio grazie agli adolescenti che utilizzano diffusamente Facebook si ridefinisce e mantiene la rete di relazioni deterritorializzata e rigiocata nei territori vocazionalmente. Non tanto ideale continuazione del viaggio quindi, quanto, piuttosto possibilità di tenere viva la relazione quotidiana attraverso il network, se non ho capito male la riflessione di Giovanni che ha partecipato all’incontro (grazie anche a Roberta e Lella Mazzoli).

Ma è anche questo il progetto su cui Laura lavora: mettere in atto un pensiero comune che strutturi questo tipo di esigenza – anche espressiva – dimostrata in particolare dai ragazzi un po’ più grandi, alfabetizzati ai media e ai loro linguaggi.

Il carattere “lasco” della rete consente di conciliare la gratuità e l’interesse a pratecipare, ma anche ad uscire e rientrare sulla base di esigenze dei singoli perché tanto l’impalcatura sistemica reggerà.

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5 pensieri su “Del non confondersi. Osservazioni di viaggio di una turista speciale

  1. Cara Laura,
    uso questo spazio per appuntare una riflessione nata proprio durante l’incontro e alla quale accenni nelle ultime righe del post.
    Il tema è generare senso attraverso il confronto del quotidiano, o meglio, dei quotidiani che appartengono a realtà distanti e diverse e sfruttare per questo degli strumenti che, per loro natura, aprono un canale di relazione diretta.
    La parte difficile (‘sfidante’, per usare una brutta parola) sta proprio nel definire l’impalcatura sistemica – che non è naturalmente la semplice disponibilità degli strumenti, ma la struttura che mette nelle condizioni le persone di essere coinvolte e di contribuire con facilità a questa generazione di senso, facendo leva proprio su quelli che potenzialmente potrebbero essere dei limiti (la distanza fisica e la diversità culturale)e che invece sono la parte emergente – e il contenuto di interesse – del lavoro.
    Il retropensiero di questa modalità di strutturarsi è la filosofia wiki, ovvero un’impalcatura che altro non è se non un fitto lavorio di manutenzione e cura di relazioni, per permettere ad altre relazioni di avere luogo e generare senso ben oltre esse stesse.

    L.

  2. @Laura Laura.
    Peccato non esserci stato.
    Trovo molti punti di contatto (attitudini) con un certo modo di lavorare che mi appartiene (specie il double coding). E credo che queste attitudini siano quelle vincenti in ogni ambito di progetto (i viaggi di Laura sono progetti nel senso più proprio): in particolare la parola “condivisione” che deve poi essere accompagnata a “disponibilità” (di chi progetta e di chi è il destinatario del progetto) e ad altre parole difficili da sostenere normalmente in una dimensione puramente di “piacere” del viaggio.

    A chiusura riporto un passo di Sartre preso da un “inaspettato” saggio pubblicato nel 1954 su un libro di reportage di Henri Cartier.Bresson (Da una Cina ll’altra):
    “All’origine del pittoresco c’è la guerra ed il rifiuto di comprendere il nemico: in effetti è a soldati e missionari che noi dobbiamo i primi lumi sull’Asia. In seguito giunsero i viaggiatori – commercianti e i turisti – che altro non sono se non militari in borghese: il saccheggio si chiama shopping e gli stupri vengono praticati a pagamento in botteghe specializzate. Ma il nostro atteggiamento essenziale non è cambiato: si uccidono meno spesso gli’indigeni ma li si disprezza in blocco (il che costituisce la forma civilizzata del massacro)”.

  3. @Laura trovo molto interessante il collegamento alla “filosofia wiki”. Cerco sempre di capire, e poi di sostenere, come la logica della comunicazione e il suo farsi spieghino i fenomeni che studiamo. Mediologia insomma.
    @Fabio, che bella citazione. Sul pittoresco omologo alle forme rappresentazioniste del moderno, sul riferimento alle forme proto-turistiche che pure spiegano il turismo, all’evoluzione del rapporto noi/loro (come coppie oppositive e relative strutture argomentative).

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