Great (disappointed) expectations 1. Terre Natale

cartier

Dopo l’esperienza del 2003 con la mostra Ce qui arrive curata alla Fondation Cartier da Paul Virilio, che ha orientato moltissimo i miei interessi vero le forme dell’immaginario e dell’immaginario della catastrofe, non poteva mancare la visita a Terre Natale. Ailleurs commence ici. Stesso posto, Virilio con il fotografo Raymond Depardon. Che mi “pardon” quanto sto per scrivere. Vedere assolutamente qui e qui.

L’allestimento è coerente con un’idea guida che continua a interessarmi: immaginario, viaggio, meta-territorialità. Relazione indagata da parole e immagini di viaggi, testimonianze, installazioni. La linea interpretativa è quella della perdita: della memoria e dell’identità dei luoghi, della lingua originaria, della terra e dell’ambiente, lo sradicamento, la delocalizzazione per la rilocalizzazione forzata. Ma senza corpo, senza cuore, senza l’originalità di un pensiero che altrove era stato molto forte e fondante.

Più interessante per me, soprattutto da punto di vista visivo ed estetico, l’installazione Maps di Diller Scofidio + Renfro and Mark Hansen, Laura Kurgan and Ben Rubin. Un meta-narrazione dell’epoca/epica dei flussi di spostamento di uomini e cose (soprattutto denaro) attraverso l’elaborazione di diversi dati, porcedurati in qualche modo, e resi visibili appunto (con un efficace contorno sonoro devo dire).

mondo

L’installazione in pratica mostra la dinamica di visualizzazione della migrazione globale e delle sue cause scrivendo e riscrivendo la traduzione dei dati sui diversi aspetti della migrazione in mappe, testi e traiettorie concretizzati in 5 scenari.

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Il primo riguarda il cambiamento della densità urbana e il trend che rivela; il secondo il flusso di denaro che gli immigrati mandano ai loro paesi; il terzo i movimenti dei rifugiati politici.

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Il quarto riguarda i disastri naturali per rilevare le differenze di vulnerabilità tra le zone del mondo. Il rischio che ci rende uguali ma anche diversi per via, come dire, geopolitica. Il quinto rappresenta gli effetti dell’innalzamento del livello del mare a causa del riscaldamento globale e le città a rischio (anche italiane). Gli abitanti sarebbero le vittime pur essendo i responsabili minori di questa deriva.

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Un dramma – anche nel senso della sua scrittura in immagini – senza tragedia. Giocato sull’elaborazione neo-corticale ma non per questo meno affascinante dal punto di vista dell’immaginario contemporaneo. Ma che su di esso ci deve anche far pensare.

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Fine.

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Un pensiero su “Great (disappointed) expectations 1. Terre Natale

  1. mah, io oltre che poco originale la parte di depardon lo trovata anche reazionaria, e sono uscita abbastanza incazzata (scusa l’eufemismo).
    E’ ovvio che il senso della perdita della propria terra da parte di chi soltanto subisce sia straziante, ma tenere l’obbiettivo fisso solo su questo punto mi sembra riduttivo rispetto alle possibilità e alle ambizioni dei nativi che potrebbero generarsi in un confronto realmente alla pari fra le diverse culture. Se non lo si fa in contesto di indagine che usa l’arte come medium dove altro? Una versione attualizzata e, in altri ambiti, politicamente ineccepibbile, del mito del buon selvaggio. C’è altro credo, da un lato c’è la questione primaria della soppravvivenza, però credo che anche chi rischia ogni giorno l’estinzione non sia alieno da forme di elaborazione culturale e creativa. Del tutto inopinatamente (forse non del tutto) mentre ero lì mi è venuto in mente un videoclip (Subsonica-Il vento) in cui ci sono 2 protagonisti, un indio amazzonico e un professionista di ambito finanziario sembra, che hanno, a loro modo, una giornata “no” e di stress. Diversa e identica. Appunto.
    Spero che tu abbia fatto in tempo a vedere invece la personale di Jimmie Durham al Musée d’Art Moderne, uno che su terra natale (anche per la propria storia), e superamento della stessa in una dimensione “altra” ha molto da dire e fare. E ha fatto. In parte è come se avessi trovato lì il contenuto della mostra della F.Cartier. Titolo e svolgimento.
    Concordo sull’installazione.

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