A sproposito di donne. Letture domenicali

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Leggevo questa mattina dalla sempre utile newsletter di Exibart che l’artista Corrado Sassi presenterà a Milano una performance dal titolo Shot Vanessa. Un gruppo di 36 belle donne in tailleur, stile donna in carriera, stanno in piedi in uno spazio delimitato e bevono vodka finchè, ubriache, non sono più in grado di stare ferme al loro posto.

La metafora: la donna forte ma anche fragile, si lascia andare perdendo nei fumi dell’alcool i freni inibitori in una sorta di “baccanale mitologico” (vedi nella foto quella che naturalmente si scopre una tetta).

Leggo ancora: la performance fa riflettere sui ruoli nella società e sul “lato della donna ferino e incotrollabile da sempre nell’arte associato alla donna”.

La cosa più divertente è quando dice che ad una lettura più approfondita appare evidente il riferimento a Vanessa Beecroft… più approfondita??

E ancora, sintetizzo: uscendo dalla natura morta e dalla dittatura dell’artista (questo passaggio poi non mi dispiace fiinché non si aggancia a quello successivo) le donne ubriache e imbruttite sono più reali e libere delle impassibili e perfette donne dei lavori di Beecroft. Il lavoro di Sassi comunica così pensieri diversi sulla condizione femminile nella società.

Non ce l’ho con chi ha scritto l’articolo, però un po’ sì perché ci poteva pensare un po’ di più. Mi sembra che il lavoro della Beecroft vada in una direzione ben più interessante e raffinata di così. Anche di lettura sulla condizione femminile. Non dimentichiamo che la Beecroft è anche una donna e che un lavoro al maschile che cita un’artista “in voga” per farle il verso mi sembra di una banalità e di una tristezza agghiaccianti. Ci sono tutti gli stereotipi più beceri: la donna in carriera, il ruolo che costringe, il bisogno di tornare allo stato di natura… boh. Continuo a preferire di gran lunga la Beecroft e sull’immaginario del femminile tornerei ai fondamenti.

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3 pensieri su “A sproposito di donne. Letture domenicali

  1. Con tutto il rispetto per l’artista, mi pare uno spettacolo (“performance” è espressione che va stretta in parecchi casi) povero di contenuti, che si accontenta di un basso sensazionalismo. Ennesima prova della crisi della creatività degli ultimi anni?

  2. @gky sono d’accordo e temo di dover rispondere di sì alla domanda.
    @grisell: i modi fasulli per trattare la questione sono tutti quelli che in qualche modo la semplificano.

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