Metafore della caduta. Da King Kong all’11 settembre

Ieri sera ho rivisto, in parte, il documentario – ma direi che si tratti di un docu-fiction – 11 settembre. Il giorno che ha cambiato la storia che insieme ad altri eventi di commemorazione visti in televisione, letti, ecc. fa parte di quella forma rituale di metabolizzazione del lutto da leggere anche nel rapporto fra dramma sociale e perfomance culturale.

Leggendo il post The falling man – che mi sembra porti attraverso il meccanismo riflessivo della letteratura al lavoro di lutto individuale, cioè nell’ancoraggio fra il medium e il vissuto – mi è però tornato in mente anche il passaggio indicato da Abruzzese ne La grande scimmia come tassello importante nell’analisi dell’immaginario, e dell’immaginario della castrofe. Sul piano quindi dell’immaginario collettivo e del patrimonio simbolico più generale.

Nel film del 1933 King Kong cadeva dall’Empire State Building, “nuova immagine di catastrofe praticata sul corpo della scimmia e nel cuore della grande città”, nel film di Guillermin del 1976 (quello che abbiamo visto noi) King Kong cade dalle torri gemelle. E chi si ricordava? E così dice Abruzzese: “messa in opera della realtà del tragico evento dell’11 settembre 2001 che ha distrutto alle sue radici lo scenario verticale su cui si è fondata l’intera mitologia della Grande Scimmia”.

E mi verrebbe da dire anche la mitologia verticale del maschile e di una certa cultura. Ma questo è un territorio minato. Rimanderei a Bachelard e a Durand.

Qui basti dire che l’evento drammatico continua a produrre forme (rappresentazioni) che passano per letteratura, cinema, arte (lo si vedeva anche all’ultima Biennale di Venezia), nel memoriale di Second Life, fino ad arrivare alla nuova sight di Ground Zero.

Advertisements

4 pensieri su “Metafore della caduta. Da King Kong all’11 settembre

  1. ciao,
    non c’entra niente con quanto sopra (il tuo mail address ogni tanto non dà segni), ma ti segnalo un allestimento di foto di michael nyman (sublime è il titolo) a savignano sul rubicon, credo all’ex monte di pietà.
    Quel po’ che ho visto mi sembra notevole, fino ai primi di ottobre, ma io dubito molto di passarci.
    C.

  2. C’è una sorta di “sindrome di Babele” nell’immaginario catastrofico (reale o di finzione che sia), una sorta di componente fatalista insita nel tentativo di superamento di un limite quasi terreno-divino da parte degli umani; in questo il crollo delle torri del WTC può essere affiancato tanto al naufragio del Titanic quanto all'”Inferno di cristallo” o alla fine della civiltà Krel del “Pianeta Proibito”: la catastrofe mostra un lato punitivo, per aver spinto la macchina oltre i confini della necessaria evoluzione di pensiero.

    Nel brutto “King Kong” di Guillermin (da ricordare giusto per l’apporto di Rambaldi e Baker), le Torri assumono per Kong un richiamo totemico (il ricordo delle sue “montagne della luna”), unico riferimento riconducibile al primitivo (e in questo ci potrebbe essere della voluta ironia: la spigolosa silhouette del progresso non va molto oltre il menhir) in un panorama completamente artificiale come quello dell’area metropolitana di New York.

  3. Altra forma di elaborazione del lutto che, come dice l’autore di questo post http://www.i-italy.org/bloggers/4292/nine-eleven-then, può essere anche molto lunga. Cosa che mi era già stata raccontata da una newyorkese che per anni non è più voluta passare dove sorgevano le torri gemelle, portandola a disegnare percorsi alternativi nella sua città pur di non doversi trovare di fronte al vuoto (o alla sua sostituzione).

  4. @Grazie Claudia.
    @L’immaginario della catastrofe – che poi credo si metta insieme a quello delle rovine – può essere legato, come forma di elaborazione simbolica, alla punizione: la macchina o la natura che si rivolgono contro l’umanità. Che poi corrisponde anche alla funzione di “previsione” dell’immaginario. A me King Kong di Guillermin era piaciuto però.
    @Molto interessante Stefy. Ricordo anche che mi avevi raccontato di questa persona che hai incontrato. Ridefinire la propria geografia come strategia di rimozione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...