Performance olimpiche.

La cerimonia-mediale-inaugurale delle Olimpiadi 2008 in Cina, immensa installazione spettacolare con la regia di Zhang Yimou, si può fare rientrare nella lunga serie di eventi performativi che permettono a una società di rappresentarsi e di mettersi in scena. Insieme alle scelte drammaturgiche per rinverdire il mito e i simboli di una grande civiltà e per ribadirne la modernità nel nome della retorica dei giochi (basta leggere gli articoli dei giornali e i numeri dell’evento ad esempio). Società dello spettacolo.

Tuttavia la riflessività performativa – ossia la capacità che una performance ha di riflettere come uno “specchio magico” e deformante così da vedere l’altrimenti possibile – sembra ancora più potente. Ho fatto una ricerca piccolissima, sollecitata da Neupaul Palen e dal video Game Over: Olimpic Wars realizzato con Papper Papp, per vedere l’altra faccia di tale riflessività performativa e la ricorsività della comunicazione. E mi sono fermata per eccesso di scoperte.

Come questa foto: che è qui.

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2 pensieri su “Performance olimpiche.

  1. @eh? Mi verrebbe da rispondere: eh? Il sunto dell’articolo è: anche le forme antagoniste si esprimono nei termini della performance e permettono alla società di auto-osservare le sue stesse contraddizioni. La posizione la prende l’individuo. Io la mia ce l’ho ma non è il tema esplicito del mio blog.

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