Performance ibride. La Mala Pintura di Carles Congost

Chi non ricorda la canzone anni ottantissima “Dolce Vita“? Chi la cantava, Ryan Paris (nella foto) è uno dei protagonisti del lavoro di Carles Congost che ho potuto ammirare grazie alla disponibilità dell’illuminato gallerista Francesco Pandian. La Galleria è Artericambi di Verona.

La Mala Pintura è uno di quei lavori di matrice performativa che ibrida la dimensione video con le suggestioni dell’immaginario e le estetiche degli anni ’80 e che non potrebbe esistere senza forme, linguaggi e pratiche dell’industria culturale e della cultura di massa (Ballard, Cronenberg e Tarantino, fumetti e disco – e pure lycra! – video clip e videogame, effetti speciali e splatter…). E si capisce la generazione cui appartiene Congost, nato nel 1970. Guarda caso.

Dalla trama del film, con evocazioni alla Almovodar molto evidenti secondo me, fino alle bellissime fotografie di scena il tema è quello dell’arte come tema: dai pittori barocchi spagnoli che si battono insieme a Benjamin contro la perdita dell’aura fino al losco curatore risucchiato da un videogame: è il paradosso della comunicazione che negando afferma.

Da leggere il testo di Luigi Meneghelli.

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