Eppur si muovono! Le immagini recitanti di Accidental Artist

Performance inaugurale ieri sera a Odyssey: The Accidental Artist, di Alan Sondheim con Sandy Baldwin.

dove il dibattito incalza sullo statuto dell’arte in SL fra ricerca di linguaggi (e contenuti) e mercato, qua si partecipa e si prende consapevolezza di come i territori dell’arte siano sempre più espansi verso l’ultima frontiera del superamento della differenza fra agire, dell’artista, ed esperire del fruitore in nome della mixed-media performance e della centralità della dimensione partecipativa e co-produttiva al processo di creazione dell’evento.

Qui tra l’altro sono le immagini stesse a diventare agenti performanti che muovendosi non solo si scontrano con i corpi-avatar ma producono un effetto straniante in chi guarda dallo schermo e che si trova a fare esperienza delle immagini-recitanti. Anche da sotto il pavimento. Nella dimensione immersiva creata dalla musica pensata per l’occasione: soundenviroment. Qualità teatrale di questo tipo di installazione che sembra riscoprire il fascino del rito meccanico sognato da Enrico Prampolini. Quel “mistero spirituale e scientifico” capace fianche di abolire gli attori.

Fondere osservatore e immagine sembra essere lo scopo ultimo dell’arte, fin da tempi remoti, perseguito consapevolmente dalle Avanguardie tese a mettere insieme forme, linguaggi, strumenti verso una relazione con il pubblico via via più dinamica. Processo che trova nelle forme dell’arte contemporanea, SL inclusa, una forza espressiva che va potenziata e valorizzata.

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