Lezioni in TV. Verso una X factor generation?

Che i prodotti televisivi rientrino a pieno titolo nel raggio di azione della performance culturale credo non abbia bisogno di essere ribadito. Così come il fatto che nonostante tutto anche da lì ci possano arrivare pillole di saggezza.

Oggi per caso ho fatto caso all’anticipazione di una intervista a Vasco Rossi dove dice un paio di cose da tenere a mente – a partire dalla sua musica che a me non piace – ma che risolvono il senso della musica stessa. Sarà che siamo nel pieno della ricerca su media e generazioni e la cosa mi intriga.

Le canzoni, dice più o meno, possono essere ballate struggenti o pezzi più forti, ritmati – nomina, non senza eleganza, i Rolling Stones, che a me non piacciono e due brani che invece mi piacciono Angie e (I can’t get no) satisfaction (questa fantastica per sempre) – ma comunque sia la loro funzione è quella di essere “un luogo” (della comunicazione aggiungerei) in cui riflettere (e osservare) le nostre nevrosi.

Magari sbaglio ma mi sembra un ragionamento in linea con diverse delle cose – delle pillole di saggezza – che dispensa Morgan in X factor, a mio parere rispettivamente il programma televisivo e il personaggio dell’anno. Il senso della musica come conoscenza, oltre che passione, come ricerca profonda nella cultura.

Un passaggio in cui smitizza lo slogan dell'”essere se stessi” a favore di un “annoiarsi di se stessi” lo trovo geniale.

E poi c’è Gaudi. Amico di adolescenza a Bologna che adesso so dove si trova e cosa fa. Con grande piacere.

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12 pensieri su “Lezioni in TV. Verso una X factor generation?

  1. allora non sono l’unica appassionata di X Factor (e di Morgan)!
    Bene, mi fa piacere essere in buona compagnia. Sono d’accordo con la tua interpretazione.

    Seguo Morgan da tempo, c’è molto da imparare da lui.

  2. Purtroppo, come stiamo vedendo, questo “luogo” è sempre più uguale, costrutto, artefatto..fruito e condiviso sempre da più persone in modo quasi identico tra loro.
    X factor è l’esempio più palese che oggi possiamo notare e, come se non bastasse l’effetto che già ha questa musica pop (popular: che piace ai tanti e non popular/popolare/folklore), ci si aggiunge anche un programma reality – meglio dire fiction a questo punto – a rafforzare questo luogo in cui riflettersi ed immergersi, perchè l’effetto sugli spettatori è proprio questo.
    Il problema è capire quali sono i luoghi che si creano per necessità e quali per convenienza..e X factor sta riuscendo a mascherare bene questa netta differenza.

    Mi è sempre piaciuto Morgan, sia come artista che come personaggio, ma il dubbio mi viene naturale…se i suoi comportamenti “contro” all’interno della trasmissione possano essere autentici o costruiti e pensati come il resto della trasmissione.

  3. Oh! Finalmente! Parliamo di X-factor! E’ come se putridume dopo putridume la televisione avesse ad un certo punto generato (involontariamente) un piccolo anfratto spazio-temporale, un piccolo spazio/ruolo che Morgan ha (involontariamente) interpretato nel modo migliore. Facendoci grande piacere. A me sicuramente. Lo ha detto anche lui di essere falso appunto perché costruisce rappresentazioni. Aspetto X-Factor il martedì come le partite dei mondiali di calcio (non più come le olimpiadi, almeno quest’anno). Evviva X-Factor! Martedì la finale! Forza Aram, forza Giusy!

  4. @Edo: il sistema dei media non opera sulla base della verità. Non preoccupiamoci dell'”autenticità” di Morgan, non è mica un nostro amico 🙂 Il punto è che siamo di fronte a una performance televisiva che ha una sua qualità senza essere qualcosa di diverso dall’essere televisiva. Morgan si inserisce bene al suo interno e – come in altri casi può succedere, ad esempio nella migliore fiction – mette in agenda dei temi che interessano il pubblico come ad esempio un certo modo di intendere la musica.
    @Lorenzo: forza Aram, anche perchè i Cluster non ci sono, forza Giusy!
    @gboccia: mi hai promesso un chiarimento al tuo commento
    @Chiara e @Valentina: possiamo dire quello che vogliamo, la responsabilità è nostra no? 🙂
    @Thomas: satisfashion… sounds good!

  5. parlare di X-factor, così come si fa qui, significa riconoscere dignità alle forme mediali ed ai vissuti che riescono ad “informare”; riconoscere la capacità di coinvolgimento ed emozione che la tv generalista ha nel suo DNA; uscire da un atteggiamento di vergogna per la cultura più-bassa-che-più-bassa-non-si-può che la televisione di solito incarna nell’immaginario elitista; riconoscere che l’intelligenza è possibile in froma audiovisiva e connessa, poi, alle forme dell’intrattenimento.
    La Rete è e sarà il futuro, ma la TV il presente continuo che ha forgiato tutto l’immaginario a venire 🙂

  6. ciao,
    mi sa che anche Elio sia in corsa come personaggio televisivo dell’anno, già sdoganato da sanremo etc., anarcoide, un po’alla chiambretti in un certo senso, ma poi sdoganare non rischia di essere equivalente ad appiattire?
    C.

  7. @claudia e @grisell se ragioniamo così rischiamo, secondo me, di rimanere intrappolati nella dialettica moderna fra cultura alta e cultura bassa. A me interessano anche i fenomeni pop che mi servono per osservare le pratiche dell’immaginario collettivo contemporaneo. Tutto qui 🙂

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