Il corpo come tema. Performance, SL, e altri viaggi

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Non è una cosa nuova però il tema del corpo come oggetto centrale dell’analisi sulle derive della comunicazione mi sembra particolarmente forte in questi giorni. Ne abbiamo scritto qui, qui, qui con particolare riferimento a SL. Secondo me c’entra anche con il viaggio nella complessità partito ieri in UA.

Sulla fondamentale webzine Ateatro, curata da Oliviero Ponte di Pino con la collaborazione di Anna Maria Monteverdi, leggo due articoli che mi portano là dove ultimamente non sono riuscita ad andare: a teatro, appunto.

Prima, nell’articolo di Anna Maria, con il lavoro di Konic thtr, compagnia catalana che dalla metà degli anni ’80 lavora nell’ambito della creazione di performance interattive, installazioni nella convergenza di multimedia, musica, teatro (sono tra l’altro fra i primi sperimentatori della motion capture). Le parole chiave sono: augmented stage, pubblico come “agente attivatore”, interrelazione e connessione che ha il corpo come fulcro di indagine, drammaturgia plurinarrativa. Senza dimenticare il significato “politico” che va riconosciuto a questo tipo di ricerca artistica. Lo spiega anche Balzola insieme all’evoluzione dell’estetica dell’interattività. Personalmente ho provato a parlarne anche qui. Il tutto per ribadire come il frame della cultura partecipativa – che parte (o almeno si collega) dalla pratica e dalla teoria della performance – ha la sua base di appoggio, anzi di ancoraggio, nell’evoluzione della comunicazione, nel digitale, e nei modi in cui viene trattato il corpo.

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9 pensieri su “Il corpo come tema. Performance, SL, e altri viaggi

  1. Il corpo dopotutto. Interessantissimo il link di Ateatro. In particolare quello che mi interessa è vedere che il corpo, per diventare interattivo si deforma, si riempe di tecnologia. Un poco come se dovesse “rompersi” per potere esprimere il nuovo. Il corpo, deformato, assume una dimensione ancora più intrigante (Bachtin, Leopardi, Foucault, Natsumoto …). tetsuo I e II

  2. E’ così come dice sensingplace , anzi scusa ma la “rubo” ‘sta cosa del corpo che si rompe artaudianamente per esprimersi diversamente, tecnologicamente, per esprimere il nuovo.
    avendo visto lo spettacolo (c’è qualche frammento on line sul loro sito e cmq loro gentilmente lo spediscono se lo richiedete, hanno un dvd integrale molto ma molto completo di info) vi assicuro che è proprio così, mi era capitato in passato d cogliere questa nuova “espressione tecnologica” solo con i Dumb Type, spettacolo senza parole ma dotato di una foza visiva e sonora -tecnologie immersive- tale da trasmettere dettagli e sfumature di pensiero impressionanti.
    Spero di invitare i Konic a un meeting che voglio organizzare al Polo di Imperia a ottobre magari facciamo un collegamentone….:-)

  3. otto anni fa lessi ‘la sfida della complessità’ di cerutti-bocchi per la mia tesi di laurea che riguardava anche il tema del corpo, in particolare dell’interassenza che può sintetizzarsi tra flusso pre-espressivo dell’attore e flusso elettrico. mi interessa anche l’idea di una metafisica del virtuale.
    🙂

  4. @Leo, lo lessi anch’io. E in ogni caso i temi che la letteratura di quegli anni ha trattato (la teoria della complessità, la socio-cibernetica, la biologia cognitiva) penso che non possano che essere ancora dei punti di partenza per chi ha i nostri interessi.

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