Che ci fa Meg White in una campagna di Marc Jacobs? Fashion e music-star system nell’immaginario contemporaneo

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Se ne parla lunedì e martedì con Claudia Vanti in un seminario nel mio corso di Teorie e pratiche dell’immaginario contemporaneo. Siamo alla terza edizione di questo appuntamento con Claudia – stilista della maison Ferrè ma anche, soprattutto, molto altro – che coinvolge gli studenti della specialistica in Comunicazione e pubblicità delle organizzazioni e (moltissimo) me con la sua capacità di convogliare la riflessione sulle tematiche dell’industria culturale a partire dal fashion system. 

Il che significa tenere conto – potremmo dire con approccio storico – delle perturbazioni reciproche fra moda e musica che dagli anni ’60 della Swinging London, passano per il Neo Liberty decadente e psichedelico e il glam rock con David Bowie e Roxy Music. Approdo, quello del glam, che spiega, ad esempio, la deriva di un immaginario femminilizzato e il fenomeno del cross dressing, cioè del superamento della distinzione netta dei codici maschile e femminile, l’espressione dell’androginia della rock star e l’alfabetizzazione estetica che oggi ancora ci appartiene. Basti vedere Gaultier, tanto per nominare uno dei nostri preferiti. 

Ma questo è solo l’inizio: si va al punk (nostalgia canaglia!) con Sex Pistols, Malcom McLaren e Vivienne Westwood, ai Joy Division e a uno stile riconoscibile in molte collezioni di Prada uomo. Subculture giovanili, street style, ma soprattutto videoclip (dagli anni anni ’80). Qui l’industria culturale esprime al meglio le sue possibilità e il fascino della moda sulle popstar si intreccia al coinvolgimento di artisti, fotografi, video maker di altissimo livello. Quelli della mia generazione ricorderanno Grace Jones, vestita Azzedine Alaia, e il fotografo Jean Paul Goude ma si può pensare anche a Bjork. Il fashion system la ama (e lei ricambia) e i suoi video catalizzano l’immaginario contemporaneo nel mix fra arte e cinema sperimentale, basti pensare alla collaborazione con Chris Cunningham. E che dire di Skin, secondo me la migliore testimonial per il compianto Ferrè? Poi ancora Madonna, Kyle Minogue e pure George Michael. Nel video Too Funky, altro esempio, lo stilista Thierry Mugler dirige una parodia sulla sfilata in cui appaiono le top model anni ’90. Ma c’è anche l’immaginario più mainstream della passerella: Beyonce e il walk/stop davanti all’obiettivo, ripreso ultimamente anche da Rihanna; o ancora Gwen Stefani che si percepisce e comunica sempre più come “soggetto-moda”.

C’è molto, molto di più nelle tracce di questa riflessione e si arriva alla sfilata come performance, strategia spettacolare che convoglia competenze e saperi sempre più articolati: dal casting, alle uscite – lo script – alla drammaturgia che culmina, guarda caso, con la scelta della colonna sonora. Le compilation, che si trovano nel famoso concept store Colette di Parigi, sempre come esempio, sono un altro fenomeno interessante non solo per capire la messa a punto della sonorità contemporanea, ma più in generale per l’affermazione di una parte significativa del repertorio simbolico della nostra contemporaneità.

Se fossi in me questo seminario non me lo perderei. 

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3 pensieri su “Che ci fa Meg White in una campagna di Marc Jacobs? Fashion e music-star system nell’immaginario contemporaneo

  1. @Pode: visto che la tenutaria del blog latita: il seminario è a Pesaro, vle Trieste 296, presso la sede del corso di laurea specialistica in Comunicazione e Pubblicità per le organizzazioni. Lunedì 17 dicembre ore 10-13 e martedì 18 dicembre pomeriggio (l’ora precisa non so se sono le 14 o le 15 e le tre ore a seguire).

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