Violenza contro le donne. C’entra anche l’immaginario

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Laura risponde a Roberta.

Anche perché avevo già deciso che rispetto alla giornata contro la violenza sulle donne non possiamo esimerci da dire qualcosa. Almeno dal dare un segno di presenza. E se il tema non circola fra i blog vorrà dire che non è considerato tema di conversazione. Ma si vedrà.

Se il caso che tratta Roberta mi fa pensare, ancora una volta, alle dinamiche individuate da Pierre Bourdieu e alla ormai classica definizione di Morin, anche questa ultracitata da me, delle donne come elementi barbari della società (il che spiega la condanna delle donne al film, alla regista, ecc.), quello che alimenta la mia idea di violenza sulle donne è legato prevalentemente alle forme (becere) dell’immaginario.

Ad esempio, l’immagine scelta per questo post non è altro che un manifesto affisso l’anno scorso all’entrata della sede dei nostri corsi di laurea a Pesaro che pubblicizza il locale estivo ospitato nel cortile, Il Canto Pirata. Parla anche troppo da sola no?

L’ultima che ho visto (e ritagliato) riguarda una pubblicità di biancheria intima – Christies – in cui una bellissima ragazza viene ripresa di tre quarti in modo da vedere sia il viso che il sedere con perizoma nero infiocchettato, nell’atto così sexy di lavare i piatti in una cucina finto rustico con tanto di guanti di gomma rosa. Sotto il grembiule nero, ovviamente, niente. Qualcuno mi deve spiegare anche il claim: insolite variazioni. Ne avevo già parlato commentando un post molto interessante delle Gatte di Via Plinio, relativo alla campagna contro l’uso (becero) del corpo femminile in pubblicità. Riprende un’idea non nuova, penso ad esempio a una foto sul calendario Pirelli (mi pare) con Eva Erzigova e a tante altre immagini donna angelo sexy del focolare. Come dire: non facciamoci mancare niente!

Insomma io trovo violente queste forme della comunicazione. Chi mi conosce sa che trovo violenti anche gli esiti nefandi dei pantaloni a vita bassa.  

Tempo fa ho avuto modo di lavorare con il prof. Paolo Curci e con l’amico Gian Maria Galeazzi  (Psichiatria delll’Università di Modena e Reggio Emilia) a una ricerca sul fenomeno dello stalking. Da cui sono uscite un paio di pubblicazioni di cui vado fiera. Non tanto per quello che ho fatto ma per aver fatto parte di un gruppo che si è occupato di un tema ancora poco trattato. La legge contro lo stalker è venuta dopo. Io mi sono occupata prevalentemente della parte dedicata al rapporto con i media – dai casi di star-stalking, alla cronaca, al cinema, alla letteratura – potendo osservare come e in che modo il termine stalking cominciasse a entrare nella semantica.

Sta di fatto che le vittime di stalking sono prevalentemente le donne e si tratta di una patologia della relazione. È iniziata anche la serie di film sull’amore violento (quella condotta da Camilla di MTV), c’è lo spot del ministero e va segnalato anche lo spot radiofonico “istruzioni per i signori uomini”.

Insomma il tema c’è, ma i comportamenti?

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11 pensieri su “Violenza contro le donne. C’entra anche l’immaginario

  1. Sull’immaginario: è forse facile per noi parlare dei paesi di cultura prevalentemente islamica perchè così osserviamo fuori casa un problema che non è mica tanto risolto in casa, da noi. Nel senso che la libertà del sentire, del vivere il proprio corpo e la propria sessualità per le donne occidentali è ben altra cosa che poter mostrare il corpo, anzi doverlo mostrare. Anzi: l’ostentazione del corpo come superficie che produce adrenalina (negli uomini) non ha nulla a che fare con la libera espressione del sentire femminile, la costringe piuttosto in un’immaginario del corpo piegato a logiche e scopi che non gli appartengono (non appartengono al corpo, sicuro). La coazione a mostrare e a vedere il corpo femminile è dunque una forma di violenza differente ma equivalente a quella di dover coprire il corpo. Questo sul piano della violenza simbolica, che comunque costruisce la realtà.

    Sui comportamenti; ieri sera hanno trovato una giovane donna (albanese) morta, è stata uccisa credo con una coltellata all’inguine. Viveva in un garage a 100 metri da casa mia, a fianco del bar dove stamattina non sono riuscita a fare colazione. Così Bologna ha celebrato ieri la giornata dedicata alle manifestazioni contro la violenza sulle donne.

  2. Modificare i comportamenti è cosa sicuramente più difficoltosa e impegnativa, da parte di chi dovrebbe essere protagonista di questo cambiamento.
    Credo che grande parte di questo cambiamento dipenda dalle donne stesse, dal loro impegno e dalla consapevolezza del loro ruolo nei vari ambiti della vita quotidiana: il lavoro, la famiglia, il mondo vicino, ecc.
    Credo ancora che le donne possano e debbano fare molto per opporsi ad una serie di logiche e comportamenti che non fanno che riprodurre il “dominio maschile” del quale parla Bourdieu. A partire dalle “semplici” ma rivoluzionerie scelte all’interno del loro guardaroba (e su questo ci siamo spesso trovate d’accordo con Laura), fino ad arrivare ad un’altrettanto rivoluzionaria concezione dei rapporti di potere all’interno del mondo del lavoro, tanto per fare un esempio a caso.
    Insomma, come sempre gran parte del cambiamento è essenziale che passi e sia interpretato proprio dalle donne,

  3. Ciao Laura! Ciao Stefania!
    Provo a scrivere due cose, perchè l’argomento mi stuzzica parecchio, devo dire.
    Primo, la manifestazione delle donne di sabato. Con un’ombra di pessimismo, considero questo evento inserito in una morsa mediatica (mainstream) senza possiblità di uscita (come per il V-day, la manifestazione del 20 ottobre della cosa rossa, il corteo di Genova di settimana scorsa). Di questi partecipati momenti di piazza se ne parla solo nel momento in cui vengono strmentalizzati dalla politica di palazzo (che mai e poi mai ascolta le reali richieste di questi cortei). Altrimenti queste migliaia di persone vengono archiviate e dimenticati in pochi giorni, in favore del prossimo “giallo” di cronaca.
    Mi pare che siano lontani i tempi in cui le manifestazioni di piazza avevano la forza di far cambiare rotta (o addirittura di far cadere) il governo.
    A ueso punto spero soltanto che le relazioni attivate tra le donne che hano organizzato e partecipato al corteo vadano avanti, e creino altri momenti di rivendicazione e conflitto. SPero che questo corteo sia stato l’inizio di un percorso di lotta, e non un momento extra-ordinario che non si ripeterà per i prossimi 10 anni.
    In secondo luogo, due parole sulle forme becere dell’immaginario.
    Concordo su tutto quanto scritto da Laura, Roberta e Stefania. Visto dai miei occhi, il problema principale è questo: l’alternativa alle forme becere dell’immaginario deve essere altrettanto desiderabile, se non di più, della proposta mainstream. Mi spiego meglio: le logiche che riproducono il “dominio maschile” (e pure quello del capitale, tanto per essere “vetero” al punto giusto) sono viste come delle cose “fighe” dalle ragazze e dai ragazzi. E’ “figo” fare la velina, è “figo” avere le chiappe sode, è figo pomparsi in palestra, è figo avere la macchina che costa tanti soldi, è figo avere il fidanzato che ha la macchina che costa tanti soldi, che è pieno di soldi e pippa la cocaina, e via dicendo. Al contrario, purtroppo, è da “sfigati” andare in manifestazione, leggere i libri e i volantini dei “comunisti”, vestirsi da sfigati, etc. etc.
    Non credo sia una questione di pigrizia il fatto che i ragazzi non si avvicinino a determinate temitiche: si fa una fatica boia anche ad andare in palestra, e ad essere sempre all’ultima moda.
    Il problema è una questione di desiderabilità.
    Per questo la politica “alternativa”, se vuole avere un appeal reale, ed incidere in maniera forte sul tessuto sociale (soprattutto per le nuove generaazioni), deve fare delle proposte che siano “fighe”, almeno quanto l’alternativa mainstream.
    E la manifestazione di sabato, con le sue parole d’ordine, con i suoi slogan e volantini (a volte)
    un po’ troppo “vetero” e pesanti, non credo abbia avuto questo tipo di appeal.
    Matteo

  4. Roberta va letta di qua e di là (nel suo post secondo me).

    Stefania: ci si conosce molto bene e come si fa a essere in disaccordo su questi temi
    di tante conversazioni serali nella solitudine di Urbino?

    Grazie anche a te Matteo dici cose sacrosante. La cosa che mi premeva qui, e che mi premerà ancora, è trattare la violenza simbolica e non che riguarda le donne e che probabilmente va aggangiata anche alle tue considerazioni.

  5. scusate mi inserisco di fretta per dire solo una cosa che forse non c’entra nulla nè con il post nè con i commenti.

    Avrei voluto anch’io scrivere un post a tema. Non l’ho fatto perchè nauseata dai fischi di chi stava in piazza. Avrei scritto un post rabbioso e non mi sembrava il caso. Fischiare la Prestigiacomo (& company) ha dimostrato per l’ennesima volta che le donne NON sono capaci di coalizzarsi e dialogare insieme. Io inizierei a modificare i comportamenti delle donne!

  6. Dove sono state le donne italiane dal dopoguerra ad oggi ?
    Dove e cosa hanno fatto le femministe fino ad oggi ?

    Concordo su sue punti cruciali:

    – delegare allo Stato cio che deve partire dall’unità sociale tra le mura domestiche è una scusa.
    – La nostra violenza (occidentale) è ben piu subdola e strisciante rispetto a quei paesi che la donna la coprono e la nascondono palesemente, noi la “usiamo” e trattiamo come oggetto nei nostri archetipi e simbolismi.

    Grazie per l’interessante articolo.

  7. Lapilli@: concordo sul fatto che i comportamenti delle donne debbano cambiare ma la questione dei fischi forse va attribuita alla politica in generale. La questione della violenza sulle donne semplicemente non andrebbe strumentalizzata. Non trovi?

    Daniele@: grazie a te. Dove sono state le donne? Temo che abbiano patito parecchio e se qualcosa è stato ottenuto lo si deve anche alle femministe. Non simpatiche forse ma importanti dal punto di vista del cambiamento culturale. Lo Stato deve intervenire massicciamente, secondo me, con le leggi contro stalking, stupro, ecc. ecc. La nostra violenza occidentale sarà anche più subdola, sta di fatto che da dovi la guardi le donne le pigliano sempre. Anche simbolicamente.

  8. @ Daniele: rigiro la domanda: ma dove sei stato tu se non ti sei accorto di tutto quello che hanno fatto le donne dal dopoguerra ad oggi (femministe e non). che roba. scusa eh, ma mi pare una provocazione un po’ strana.
    Non si tratta di delegare allo Stato, ma – ad esempio – di ottenere leggi giuste: hai presente la vicenda sulla definizione della violenza sessuale come reato contro la persona e non come reato contro la morale pubblica? consiglio un approfondimento in questo senso, anche per capire dove stavano le donne, non certo solo chiuse in casa a prendere le botte.

    @ Chiara: Ho letto e dissento. che cavolo c’entra con la rilevanza del tema? nulla.

    In sintesi, riprendo quanto già commentato sul mio blog.

    Dissento anche in generale dalla posizione del tipo “non bisogna dedicare una giornata alle donne e dimenticarsene per tutto l’anno” a cui segue il silenzio.
    Sono d’accordo, una giornata dedicata a un tema è una scemenza, ma non capisco perchè quando una tale scemenza è dedicata ai burma o a quello che vi pare funziona, quando si tratta della violenza sul femminile fanno tutti i sofisti.
    Significa che il tema è irrilevante. Ecco quel che significa. Oppure che è talmente cruciale che è meglio fare finta di niente.

    Per questo, per tutte queste cose: sono molto molto arrabbiata.

  9. mi inserisco in questo post che trovo davvero interesante.
    ho scritto alcune riflessioni circa la violenza sulle donne, in particolare vorrei incentraree la mia ricerca su forme di violenza per le quali le donne sono vittime incostantemente tutti i sacrosanti giorni , mi riferisco al fatto che in una società occidentale , come quela in cui viviamo , la femmina è libera di vestirsi come vuole, questo è un sentirsi libere e affascinanti , tacchi alti ..la donna è un codice del sublime, ma in occidente, viene addirittura sfruttata persino , io sostengo nei mestieri come barista , commessa di abbbigliamento , statuetta sulle moto e leccando le macchine nei motorshow e nelle fiere ecc…
    mentre le differenti “usanze” nelle società del vicino oriente che ci sembra così tanto lontano e diverso mentre in realtà dovremo perlopiu interfacciarsi e confrontarsi costruttivamente e queste altre con la nostra… c’è anche tanto timore e disenso in italia verso le donne che indossano sontuosi capi magari lunghi fino ai piedi, veli ecc..che si è arrivati per sino a copiare i braccialetti Indiani , inserirvi strass swarosky e venderli ad un prezzo forfet.. di soli 60 euro! che vergogna … la cosa piu incredibile è che i veli li indossano pure i manichini ! per cui è ora che questa nostra Società prenda una strada piu umile meno meschina e come il resto del pianeta..

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