Performance sintetiche. Fra esperimento, divertimento, e qualche dubbio

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Sono arrivata in anticipissimo a Odissey. Ho anche assistito (da lontano) alle prove! L’attesa è stata lunga, ma è stata anche un’occasione per procedere con l’osservazione. L’arrivo graduale degli avatar, alcuni strampalati, ha permesso allo spazio della performance di definirsi, con qualche scambio di battute che di solito non succede. Ma, com’è noto, questo spazio si presta bene a tali dinamiche. L’arrivo dei miei compagni di avventura – Joannes Bedrosian e Asian Lednev – è stato rassicurante, come pure altre presenze amiche della SL. In ogni caso i Mattes si sono fatti aspettare, anche se in realtà l’orario è stato rispettato, ma la presenza dei loro avatar ha stimolato qualche domanda, di informazione, senza risposta però.

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Finalmente Pey May saluta tutti, dà il benvenuto e lo spettacolo ha inizio. Sappiamo che rientra nel progetto che gli 01.ORG portano avanti da qualche tempo e che riguarda la riproposizione di alcune importanti performance degli anni ’70. Le chiamerei cover. 

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 1. La prima performance, se non ho capito male, neanche a farlo apposta, è un omaggio a Gilbert & Gorge, le Singing Sculptures sulle note di Underneath the Arch. I due performer eseguono dei movimenti di danza che richiedono un lavoro sulle gesture. Almeno penso sia così. Su un piano rialzato con gli avatar intorno. 

2. Per la seconda performance ci si sposta in una zona costituita da una pedana rialzata. Sentiamo i respiri affannosi che dovrebbero ricordarci, o meglio evocarci, la famosa performance di Vito Acconci in cui si masturbava per ore fino a sfinirsi. 

3. La terza è la riproposizione della celeberrima trovata di Marina Abramovich e Ulay presentata alla Galleria d’arte moderna di Bologna nel 1977. Nudi, appoggiati ai bordi di una porta, così da restringerne notevolmente l’apertura, i performer costringono il pubblico a entrare nello stretto pertugio strisciandosi contro di loro. Una simbologia rituale – il passaggio – abbastanza intuibile insieme alla provocazione. Un breve commento, qualche nota critica che forse dovrò ponderare meglio.

A me l’operazione piace, e penso che il fascino dei due artisti motivi sostanzialmente il credito che un tipo di lavoro come questo può avere. Apprezzo anche l’omaggio dichiarato a grandi personalità del mondo dell’arte e della cultura. Prima di leggere i commenti di Giovanni, sicuramente puntuali dal punto di vista dell’analisi dei linguaggi in gioco, a me viene da chiedermi per ora (a quest’ora tarda) alcune cose.

Prima di tutto se l’oggetto vero sia l’uso di Second Life in sé, ovvero l’abilità di usare gesture ad esempio. Se così è lo accetto. Si tratta di usare i linguaggi in maniera alternativa. Però che ne è della somiglianza di Gilbert & George? La loro poetica che oltre alla ideazione e alla pratica della scultura vivente si caratterizza nei loro vestiti (sobri e uguali), nell’essere due uomini, ecc. Forse è la vendetta di Eva? Finalmente una figura femminile che nella seconda vita entra in un’opera che non la prevede? Il reenacting, che mi fa pensare al concetto di comportamento recuperato, contempla certo delle variazioni, il contributo creativo e innovativo di chi le interpreta però, secondo me, resta troppo poco di ciò a cui dovrebbero rimandare. Del suo senso.

Così come il respiro, per pochi minuti, come può evocarci la presenza di un uomo che si masturba e che si fa del male, con la carica di pathos e vergogna, o quello che è, che può suscitare? Forse qui viene tematizzata la finzione? L’enunciazione di un gesto potente che però non viene eseguito? A meno che non mi sia persa qualcosa.

Nella terza, li vedevo vestiti prima e solo per poco Eva nuda. Magari è colpa della mia connessione. Ma qui la vera performance è stata quella degli avatar e dei tentativi di passare in mezzo a loro. Con tutti i problemi di movimento che ben conosciamo. Mi scuso con Franco Mattes per averlo praticamente aggredito nel tentativo di passare. Poi ce l’ho fatta però!

E ancora la dinamica conversazionale fra gli avatar, le battute nella chat pubblica, e privata, così come l’arrivo al volo di strani figuri che più che interrompere hanno arricchito, anche in chiave ludica, la scena, rivendicando il diritto alla partecipazione attiva che mi sembra sia il punto vincente di SL. Come vero spazio per la performance.

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7 pensieri su “Performance sintetiche. Fra esperimento, divertimento, e qualche dubbio

  1. Ciao Laura ti giro alcune cose scritte a commento del post di Giovanni con qualche precisazione in più.

    Alune considerazioni non tecniche: essere avatar ti permette cose che in una performance reale non faresti mai: ti porti a 5 cm (5 pixel) di distanza dal performer ad eesmpio e lo guardi. Questo guardare negli occhi non rimanda ad uno sguardo che perfora la personalità di chi guarda (il suo avatar) ma si limita a comunicare un “ti vedo”. “Ma anche un ci sono, vedi?”. Come dici tu le gesture: avvinare e non “ribaltare l’altro”, travolgerlo nel tuo incedere non è cosa banale come sai.
    Dal punto di vista della cover invece per me manca di forza per questo motivo: tutti (gli avatar) li vedevo come attori, artisti, performer non solo gli 01.org. Basti pensare al sigaro di joannes.
    Il “balletto” da G&G è stato anche divertente. La seconda mi ha detto davvero poco. Nel senso sì mi ha evocato il vito acconci vero ma mancava la cosa più impportante che anche tu hai citato: l’imbarazzo.
    L’apprezzo come COVER ART, nel senso di trasposizione pertanto il risultato è “come te lo trasporto” e non il suo contenuto.

    L’avatar in sè è lì per fare (essere) esercizio di una corporeità non convenzionale prima che sintetica.
    E’ vero che è un mondo dove ci si muove ancora male, ancora troppo primitivo e asimmetrico: tanta tecnologia non risponde ancora in qualità. Anche io ho avuto difficoltà a muovermi tra i due corpi nudi ma quello che manca all’avatar sono ancora i 3 sensi fondamentali della corporeità. Mancano appunto quei sensi che normalmente rompono le convenzioni sociali: annusare al primo posto seguono il toccare e il gustare. Allora per questo concordo con voi nel dire che il movimento, unica sinestesia possibile, unica sensazione provabile girando in SL è stata la cosa più forte da esperire. Oltre al piacere di essere lì con voi.
    A tal proposito vorrei
    Ciao da Asian

  2. Importantissime queste precisazioni. Sono contenta di averle qui “in memoria”!
    Certo è che anche da quel che dici tu si capisce, e anche io sono di quest’idea, che dal punto di vista della performance artistica SL è un terreno interessantissimo.
    Solo che hai lasciato in sospeso il commento. Cosa vorresti “a tal proposito”?

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