Forme becere dell’immaginario 2

Ieri sera a cena un caro amico faceva notare, a me e alle altre amiche, come i fatti di violenza degli ultimi tempi che hanno avuto come vittime le donne siano stati caratterizzati prevalentemente dalla strumentalizzazione politica (come si devono attivare le città, come dare potere ai prefetti, e così via), senza dare il giusto risalto alle vittime. Cioè le donne. Faceva notare, il mio amico, come il dominio maschile, che arriva a prendere con la forza quello che non riesce ad avere, trovi nella mercificazione del corpo della donna una china che non sembra per niente discendere. E così il rimando alle forme della rappresentazione di genere torna sempre fuori. A cominciare dalle pubblicità, i soliti beceri (basta vedere i vestiti che fanno) Dolce e Gabbana, ma anche la campagna Soprani (forse cita Crash ma non certo il suo significato).

E che dire dell’avatar-maschio che pochi giorni fa mentre cambiavo i vestiti nel corner dell’UA mi ha dato (a Liu poi) una pacca nel sedere? Ci sono anche i testimoni oculari.

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13 pensieri su “Forme becere dell’immaginario 2

  1. Confermo, è anche un avatar recidivo, che 5 minuti prima stava molestando un’altra visitatrice dell’unAcademy. Mi faceva notare Asian che c’è il modo di segnalare gli abusi, gli abusi dello spazio di sl, che saranno anche apparentemente innocui, ma fino a un certo punto.
    Resta il fatto che stiamo attraversando un periodo (fin troppo lungo) di recrudescenza della violenza sulle donne, che non andrebbe sottovalutato, e che andrebbe anche osservato nella sua specificità. Non so a cosa servano le ruspe, temo a ben poco. Non vanno in profondità, nè nelle comunità, né tantomeno nei corpi (e nelle menti) dei singoli. Servono sicuramente ad allontare il problema, a spostarlo un po’ più in là. Lo spostano in prossimità di altre comunità, di altre donne.

    Ps. leggevo sul giornale che il giovane rumeno che ha violentato e ucciso la donna romana qualche giorno fa è stato denunciato e riconosciuto da una anziana rumena, che evidentemente viveva nelle stesse baracche che sono state diligentemente sgomberate in questi giorni. Mi pare un bel paradosso. Anzi, un orrido paradosso.

  2. Sì infatti è un orrido paradosso. Ma sta anche a dimostrare che, così come già diceva Bourdieu, il dominio maschile lo possono combattere solo le donne, o, di converso, sostenerlo. Devono aglire gli elementi barbari delle società, e questo è il caro Morin.
    Però, se è vero, che un politico è andato a trovare in galera l’assassino e che, sull’altro fronte, si sono organizzati dei vendicatori squadristi che hanno malmenato 4 rumeni che non c’entravano niente… mi viene proprio male. C’è poco da cantare…

    Su SL sì è vero, infatti JJ lo voleva rintracciare e bandire. Gli starebbe bene.

  3. la storia delle molestie negli ambienti virtuali è interessante (c’è anche un pezzo di vita sullo schermo dedicato allo stupro nei mondi online). Interessante perchè ci porta a chiederci dove nasca il tutto: dov’è il piacere nel far palpare al proprio avatar il sedere di un altro avatar? dov’è l’offesa di vedersi (sentirsi?) palpeggiato il proprio sedere digitale (rigorosamente non piatto). Entrambe le risposte stanno sul livello simbolico della cosa. A questo punto però direi che la punizione che JJ voleva infliggere al molestatore, simbolicamente paragonalìbile ad una condanna a morte, è forse eccessiva. tolleranza zero?
    (non giustifico e non sminuisco, mi interessa veramente la cosa, solidarietà ai pixel di Liu).

  4. Condanna a morte, perchè? Non c’è un’etica in SL? Se non la rispetti non sei gradito mi sembra, e comunque puoi andare da altre parti. Ma non so. Forse sui criteri per stare dentro o fuori l’ambiente meritano riflessioni più approfondite.
    Comunque sì l’offesa è simbolica, cioè a che fare con il simbolico. E ti assicuro che questo succede spesso alle donne. Sempre ieri si rifletteva sul fatto che a tutte è capitato di essere assalite sessualmente (ci sono molti modi per farlo), anche senza rendersene conto lì per lì, e magari vergognandosene pure.
    Penso poi che la bravata di dare una pacca del sedere (non piatto perchè è più bello senza per questo dover essere palpati) sia sintomatico di una mentalità da estirpare.

  5. concordo su tutta la linea per quanto riguarda la mentalità, la violenza simbolica, la mentalità da estirpare e tutto il resto.
    mi interessa molto però la domanda con cui apri.
    Ilparagone con la condanna a morte è che escludere un individuo/avatar dal mondo equivale a condannarlo alla non esistenza in quel mondo. Condanna a morte nei limiti di SL, ovviamente.
    Mi interessa però la domanda sull’etica. C’è un etica in SL? In SL come in molti mondi online ci sono isole e arcipelaghi di etiche diverse non necessariamente sincronizzate. Esiste un’Etica del gioco che tutti “accettate” (si può dover accettare un’etica?) quando cliccate “I agree” senza leggere il contratto d’uso del gioco. A questa, dettata dalla linden lab, si aggiungono etiche minori, regolamenti interni di specifiche isole che a volte sono anche difformi tra loro. Il tutto poi entra in relazione con i singoli avatar e gli utenti.

    c’è una cosa che mi ha sempre affascinato di SL. Per quel poco che ho visto non è accettato il RP (role playing)… non poteva essere uno che interpreta un personaggio/avatar becero e palpeggiatore?

  6. Bè io per ora ho capito che le diverse isole si caratterizzano anche per i comportamenti ammessi. Ad esempio nella card dell’Eden Garden ti dice di astenerti da comportamenti “indecorosi”. L’UA mi sembra che per sua natura sia caratterizzata nello stesso modo. Per cui… Anche il fatto che appunto per muoversi in SL uno debba cliccare I agree, tipo per accettare giochi sado-maso o robe simili (così ho letto in Gerosa) ti dice che ci sono delle regole.

    Il personaggio? Sì, può essere. Ho pensato anche che magari fosse un ragazzino che dovesse scontare una penitenza, ma non so. E’ che senza il frame che ti fa capire a che livello della comunicazione si sia, è difficile. E poi anche se fosse: che personaggio del cavolo si sarebbe scelto?! Fa ridere?

  7. Per quanto riguarda in particolare l’unAcademy, credo che se non proprio di etica si dovrebbe parlare di etichetta, che viene definita dal frame del luogo: ossia dai suoi obiettivi, dal tipo di attività per cui è nato questo spazio.
    Se poi ci sono isole dove un avatar può dare le pacche nel sedere alle sconosciute, basta saperlo e io preferisco non andarci. Soprattutto di questi tempi, in cui mi pare ci sia veramente poco da scherzare.

  8. ci sono differenti forme di etichette (basate poi su dimensioni etiche di un qualche tipo). Tutte in teoria in essere all’interno delle regole d’uso del mondo che si accettano nel momento dell’ingresso. Molte di queste non sono solo deducibili dalle finalità dello spazio ma esistono come regole (più o meno scritte) volte a regolamentare i comportamenti in una specifica isola. Che si debbano accettare certe pratiche (il sado maso, il sesso ecc) ha a che fare con le regole del mondo che hanno poco margine di contrattazione.
    I mondi online sono strutture complesse di regole e pratiche. dove le semplificazioni funzionanti non funzionano quasi mai.

  9. Mi inserisco in punta di piedi per una semplice constatazione. Non sono molto interessata al discorso sulle molestie virtuali. E con questo mi riferisco al discorso GENERALE, non a ciò che è successo a Laura che trovo assurdo, ingiustificabile e volgare.

    Mi interessano maggiormente gli stupri e le violenze “reali” degli ultimi anni e concordo pienamente sulle volgarissime rappresentazioni di genere. Se per pubblicizzare un formaggio c’è bisogno di una in mutande e reggiseno…bè poi non stupiamoci se l’uomo medio italiano non rispetta l’universo femminile e pretende con la forza ciò non può avere attraverso una normale dinamica relazionale.

  10. Devo dire che infatti il post nasceva da una considerazione, fatta da un uomo per altro, sui fatti di cronaca di questi giorni e sul fatto che il tema delle violenze sulle donne non è abbastanza spinto, cosa che le rappresentazioni della donna non fanno che confermare. Quindi mi fa molto piacere che tu ci torni sopra.

    L’accenno a SL però e alle questioni relative a un’etica e/o a un’etichetta dei comportamenti in uno spazio che comunque è sociale fa fare molte riflessioni interessanti, almeno da quello che ho letto nei commenti, sulla comunicazione. Non trovi?
    E’ un piano diverso del ragionamento che chiaramente non dibbiamo fare “sviare” dal punto dolente…

  11. Sono d’accordo Laura, occorrerebbe riflettere maggiormente su un’etica virtuale (che poi non di discosta da quella reale) sia sul piano comunicativo che su quello sociologico.

    Per sdrammatizzare un po’ ti dico che io avrei scatenato una rissa senza fine! Avatar che si prendono per i capelli, te lo immagini?
    😉

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