Red Flag. Mestruazioni 2.0

Il dibattito sul caro tema delle mestruazioni aperto nella blogosfera non soltanto femminile – io per ora ho letto su Chiara, poi su Elena, poi su Stefano, poi su Feba che ha lanciato l’argomento – mi è stato segnalato da Giovanni che ringrazio (anche per avermi insegnato varie cose utili e per aver postato il primo commento).

Ora: l’argomento è interessante per osservare le pratiche espressive dell’immaginario. Se il sangue mestruale è oggetto di un tabù ancestrale – basta leggersi i passaggi dedicati da Gilbert Durand ne Le strutture antropologiche dell’immaginario alla irrimediabile femminilità dell’acqua,  legata alla luna e appunto all’archetipo mestruale – è proprio per questo che si presta a essere un tema affascinante per la comunicazione e visibile nelle performance di artiste come Judy Chicago (l’immagine della Red Flag è sua), Carolee Schneemann, e altre ovviamente. Si vede tutto nel sito nel sito del Museum of Menstruation in rete. Come dire: i modi più diversi occorrono per metabolizzare simbolicamente l’ineluttabile del femminile.

Per quanto riguarda me, e il quotidiano o sarebbe meglio dire il mensile: grazie a chi ha inventato la red flag (ho visto una volta su una rivista che devo aver accatastato da qualche parte un servizio dedicato ai mestieri strani e ho letto con riconoscenza degli addetti alla supervisione degli assorbenti interni. E che paura la sindrome da shock anafilattico che ha impedito a molte di noi di tentare per anni e di andare al mare con i pantaloncini, i gonnellini, i pareini… giusto per non far capire a tutti di essere “in quei giorni”).

A parte poi l’effetto che mi rende più simile a Liu Lunasea (il mio avatar, scarso pure quello nel muoversi in rete) ciò a cui penso con terrore è la vasta gamma di dolori che ne conseguono. Mal di testa fra tutti. Viva l’Imigran.

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11 pensieri su “Red Flag. Mestruazioni 2.0

  1. Ciao Laura,
    benvenuta nel mondo dei blogger! Sono felicissima di leggerti 🙂

    Non sapevo esistesse un Museum of Menstuation, vado a vedere di cosa si tratta…

    ps. io la paura ce l’ho ancora, quest’estate a Stromboli lo hanno capito anche i gechi che avevo il ciclo.

  2. Beh, la metà sono i miei replay… 🙂 grazie comunque e continuate pure.
    Io nel frattempo ho cominciato a seguire anche la redline. Oltretutto, cioè oltre ai temi, potrò fare felice il mio maestro Steve!

  3. così son 7 (i commenti).
    non ho capito perchè a un tratto dobbiamo parlare tutte/i di mestruazioni, so che qualcuno direbbe che è una forma della sincronizzazione – bah – comunque al di là delle mie perplessità da criticona, il tema è secondo me cruciale perchè rimanda all’irridubicibilità del corpo e della materia, che il femminile da sempre incarna ed esprime, simbolicamente e non solo.
    per questo ne avevo scritto a maggio nel mio blog, e ci ritorno sollecitata da laura e giovanni con questo post, a cui rimando:
    http://lamemoriadellecose.wordpress.com/2007/10/19/una-rete-al-femminile/

    dove il sangue si mescola con la rete (se possibile). o meglio: la sporca, magari la contagia.

  4. Non è il primo blog in cui se ne parla, è proprio così ed è per questo che mi è sembrato un buon tema con cui iniziare. Un modo per sincronizzarsi, appunto Rob, con le conversazioni.
    I mammiferi qualcosa di simile ce l’hanno no?
    Sta di fatto che la messa a tema di rapporto corpo-materia e della valenza antropologica e simbolica che, per quel che interessa me, trova anche nell’arte e nella performance un luogo efficace di rappresentazione.

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