Connessioni.

Giugno 26, 2008

http://www.flickr.com/photos/burnlab/2420400523/in/set-72157603425484823/

Siamo quasi allo slogan, sta di fatto che un’ulteriore prova del fatto che il viaggio sia la metafora più compiuta dell’immaginario meta-territoriale e diffuso (appunto nei territori dell’esperienza sensoriale-mediale) è data dal progetto-performance Chanel Mobile Art.

Le connessioni sono tutte da rintracciare nelle affermazioni di Zaha Adid sullo spirito del padiglione-container giocato sul coinvolgimento degli spettatori partecipanti, nella scelta degli artisti e dei lavori presentati - a loro volta connessi nella ricerca “convergente” di linguaggi, poetiche, temi, letteratura - nel transito Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Parigi, nei video, nelle immagini e nelle estetiche urbane, nel fashion e nelle borsette di Chanel, nel marketing e nella figura di Fabrice Bousteau, il curatore della mostra.

 

 


Morte d’artista. Un pensiero per Pippa Bacca

Aprile 12, 2008

Sarà che ho un’ammirazione speciale per gli artisti e per chi ama la vita avventurosa. Per le persone coraggiose. Sarà che l’idea con cui questa ragazza - non a caso nipote del grande Piero Manzoni - ha intrapreso un viaggio vestita da sposa, insieme a Silvia Moro, per realizzare la performance itinerante Brides on Tour, mi piace molto e interessa moltissimo come operazione. Mi farebbe fare le riflessioni e i ragionamenti per cui esiste questo spazio.

Però poi devo pensare a qualcosa di diverso e di tragico. Il senso di quella performance, di quell’impresa, era veicolare un messaggio di pace. Finire in quel modo, ed evito la deriva “anti-uomo” che sarei tentata di avviare, è la dimostrazione del contrario.

Nel blog le tracce di questo percorso, artistico prima di tutto, poi per la ricerca e adesso per i messaggi. Leggo ora che è stato bloccato perchè arrivano messaggi offensivi. Io il mio lo metto qui. 

Una modifica di oggi 14 aprile. Leggo che il blog è bloccato per l’arrivo di più messaggi di quanti il server riesca a tenere. Il numero di pensieri che trovo in questo mio piccolo post può darne la misura.


Viaggi in TV, e non solo. Incontro imperdibile con Patrizio Roversi

Aprile 9, 2008

Si parlerà di viaggio e del suo immaginario con Patrizio Roversi che, come se ci fosse bisogno di dirlo, in coppia con Syusy Blady ha ideato e realizzato Turisti per caso. E creato una nuova semantica del viaggiatore in cui tutti si riconoscono un po’.  

A Pesaro, martedì 15 aprile ore 16, Corso di laurea in Comunicazione Pubblicitaria, nel mio corso di Sociologia del turismo.

 


Media e vissuti nel viaggio. Il back packer raccontato da Giovanna Mascheroni

Aprile 3, 2008

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Il seminario tenuto da Giovanna nel mio corso di Sociologia del Turismo 1 (Comunicazione Pubblicitaria il corso di laurea) mi permette di vedere con maggiore chiarezza alcune linee guida per la ricerca sul viaggio. Così come piace intenderla a noi ossia nell’accoppiamento con l’immaginario, mediale soprattutto. L’idea può essere quella, seguendo Giovanna, dei livelli di mobilità fisica, virtuale e immaginativa che convergono sincronicamente grazie ai media.

Il punto è: capire che in questo modo non si sfugge dalle tradizionali categorie di riferimento poichè queste semmai vengono rafforzate, in modi nuovi. Le nuove pratiche di viaggio - fra cui quelle delle Comunità viaggianti studiate da Giovanna - non servono per sfuggire ma per rinforzare le relazioni. Ne conseguono un nuovo “senso del luogo”, diverse idee dell’abitare e della casa che con i media si traducono nella portabilità delle relazioni. Insomma: continua revisione del rapporto qui/altrove.

La costruzione di comunità viaggianti - rese comunità proprio dal supporto mediale - qualificano sempre meglio il passaggio dell’esperienza privata a quella pubblica, condivisa a distanza. Così come i confini pubblico/privato anche quelli tempo libero/tempo di lavoro si spostano, si ridefiniscono in virtù delle relazioni. Senza dimenticare che blog, forum, ecc. diventano siti di relazione, generatori di aspettative perfettamente adatti all’immaginario metaterritoriale del nostro tempo.

Ma certi modi di viaggiare sono anche scelte di vita, legate ai consumi vocazionali, alla sperimentazione di differenze di valore a dispetto della logica dell’equivalenza. Per dimostrarcelo Giovanna ci mostra un video che ci farà - a me ma penso anche agli studenti, a Stefania e a Fabio - divertire e riflettere.

 


RiminiRock

Febbraio 29, 2008

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Rimini è per me una città piena di possibilità inespresse. Se vince definitivamente questo progetto di ristrutturazione del Rock Island allora vuol dire che non è ancora tutto perduto.

Chi come me ha passato sabati sera danzanti, sia estivi che invernali e inizi serata a prendere l’aperitivo; chi ha inseguito in quel posto i suoi amori tardo adolescenziali (impossibili e a volte possibili) sa certamente che il Rock Island è un luogo che sta nella memoria individuale e collettiva di una generazione (e lo intendo in senso multidimensionale, non strettamante legato a una coorte d’età visto che ci andavamo io e mia nipote che ha 16 anni in meno di me!). Punto di riferimento per una città di mare che deve però molta della sua identità alle forme dell’intrattenimento vissute prevalentemente dai locali. Forza propulsiva anche per il turismo. Si sa.

Il Rock Island deve essere rimesso a nuovo. Questo progetto - vedere assolutamente i rendering nel sito di Fabio Ferrini - ha il merito di essere pensato da chi il posto l’ha vissuto e ci vorrebbe tornare. Inoltre tiene conto del territorio in cui si trova. Ha una logica progettuale il cui senso è chiarito nella relazione tecnico-poetica di Luca Morganti (sempre sul sito).

“In questo luogo ha ancora un senso l’ormai invalsa opposizione tra terra e mare.
Ma se tentassimo di evocarla, questa opposizione, con gli strumenti del progetto, quale posto si dovrebbe occupare? Il progetto per la riconversione del RockIsland, nel tentare un approccio al tema della modificazione di un edificio che possiede una forte riconoscibilità nell’immaginario collettivo della comunità riminese, si interroga a partire dal luogo ed dalla particolare prospettiva dalla quale questo viene guardato. Concretamente occorreva capire quale fosse il lato giusto verso il quale girare il foglio per cominciare a progettare. Nelle raffigurazioni della città, la maggior parte delle vedute si rivolge dal mare verso la terra ferma come punto privilegiato per la rappresentazione di Rimini. Pensiamo che anche lo sguardo dell’architetto debba rivolgersi verso la stabilità della terra ed alle sue categorie spaziali. Sul mare infatti non è possibile lasciare orme e da sempre l’acqua è considerata l’ambito della follia e dell’”assenza d’opera”.

Ma c’è di più. In quest’idea progettuale c’è un altro fondo simbolico che riguarda il viaggio e il suo immaginario. La “sana” consapevolezza che Rimini rappresenta una particolare declinazione del rapporto fra “qui” e “altrove”, che dipende dalla storia dello sviluppo turistico di massa e che può essere evocata, così come si legge nella relazione, dall’immagine di un relitto che si arena e che perciò ferma il suo viaggio. Resta aperto il riferimento interno, il modo soggettivo con cui poi si fa riprendere il viaggio. Quello che abbiamo nella testa, certamente, e che alberga in questa idea di architettura.


Quando si dice viaggio come metafora per l’immaginario…

Febbraio 14, 2008

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Il fatto che un’interessantisisma mostra dedicata ai giovani artisti italiani sia pensata in omaggio al Viaggio in Italia di Goethe è un’ulteriore dimostrazione della qualità metaforica del viaggio (e di come comunicarlo).

La mostra che inaugura oggi ad Ancona, alla Mole Vanvitelliana, si intitola “Arrivi e partenze. Italia“. Espongono 3 giovani artisti sotto i 35 anni per regione italiana.

L’omaggio a Goethe è interessante per diversi motivi. A cominciare dall’aver forgiato il modello del grand turista tedesco, anche sulla base delle scelte fra cosa vedere e cosa non vedere; dall’aver prodotto l’immagine “del paese dei limoni”, dal fatto che la visione di Roma fu per lui la sorpresa di trovarsi di fornte a un paesaggio familiare grazie alle vedute appese nel corridoio della casa di suo padre, anche lui viaggiatore. Il che significa: messa a punto dello sguardo turistico, anzi della mediologia dello sguardo turistico. Non ultimo il fatto che il Grand Tour settecentesco trova nella scoperta dell’arte italiana la sua motivazione principale, direi. E così mi sembra che possa essere colto il senso che i curatori - Alberto Fiz e Walter Gasperoni - hanno dato a questa iniziativa.


Da domani si parla di viaggio, e del suo immaginario

Febbraio 10, 2008

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Fabio mi regala una citazione, di buon auspicio per l’avvio del corso di Sociologia del turismo, domani.

“Viaggiare signori miei è una cosa medioevale, abbiamo già oggi mezzi di comunicazione, per non parlare di domani e dopodomani, mezzi di comunicazione che ci forniscono il mondo in casa, è un atavismo viaggiare da un luogo all’altro”.
Max Frisch, Homo Faber [1966]


Tappeti volanti e panorami sardi. Il mio primo viaggio in SL

Ottobre 19, 2007

snapshot sardigna 

Devo ammetterlo, sto vivendo un periodo di iniziazioni. Ieri sera, ho chiesto a Giovanni, di continuare l’addestramento di Liu in SL visto che si sta avvicinando la data della conferenza di Mario Gerosa all’unAcademy e non vorrei arrivare e non essere neanche capace di sedermi. E così, ovviamente dopo Grey’s Anatomy, eccoci puntuali all’appuntamento. Soli soletti decidiamo di farci un giro. Dopo tentativi di volo e figure ridicole da parte mie, ci teletrasportiamo in Sardigna e troviamo il gentilissimo cicerone Ambrose Birke (una ragazza con un gonnellino in tartan niente male) che ci propone una visita guidata. Dopo avermi spiegato 5 o 6 volte come sedermi sul tappeto-volante di artigianato locale, finalmente inizia il giro turistico.

Sulla descrizione dettagliata non mi soffermo, tante sono le indicazioni storico-culturali che l’appassionata e competente Ambrose ci ha fornito.

Il punto centrale per i miei interessi, e per il mio lavoro, è la pratica di questo viaggio. Da tempo provo a utilizzare il termine di immaginario performativo per indicare modalità, anche turistiche, di percepire le immagini in maniera “sensibile” e che trova nell’esperienza fondata sulla logica tattile la sua spiegazione.

Oltre questo ritrovo - questa volta in prima persona e c’è una bella differenza - l’entità di esperienze immersive a metà fra la fruizione artistica dell’arte interattiva e il viaggio appunto che permettono di cogliere ambiti di possibilità sempre a metà, sempre sulla soglia, di efficacia e intrattenimento.

Volare, trovarsi immersi in panorami cangianti, in nebbie fumose, passare attraverso canguri psichedelici (complimenti alla grafica Irix, se non sbaglio il nome), entrare in un bellissimo auditorium ancora da inaugurare o in un locale all’aperto, immergersi nelle acque, planare in un nuraghe ricostruito (in pieno Heritage Tourism), percorerre paesaggi intercalati da video esplicativi… è qualcosa che riguarda e che rende visibili i processi dell’immaginario  e della comunicazione in maniera inedita e che richiede chiavi di lettura non scontate.