Verso la società-mondo. L’elettricità vista da Teatrino Clandestino

Luglio 17, 2008

L’idealista magico riportato in scena da Teatrino Clandestino a Santarcangelo è un lavoro interessante per immaginare come la scoperta dell’elettricità, e la sua messa in mostra nei salotti della società a incipiente spettacolarizzazione dell’800, abbia poi scompaginato e poi ridefinito lo spazio nonché i modi e i tempi per consumarlo. Dal punto di vista dei media ci viene messa in luce - anche se a lume di candela - la fase evolutiva cruciale che già McLuhan aveva indicato.

Mi fa piacere avere visto uno spettacolo che fa parte della storia del nostro teatro di ricerca, credo, e che può essere visto in chiave evolutiva come la messa a tema dell’evoluzione dei media. Nel caso del Teatrino poi il percorso è stato verso l’uso molto raffinato ma soprattutto funzionale alla drammaturgia del video fino al suo superamento.


I fell in love with Mackie Messer

Luglio 7, 2008

Non poteva inziare meglio la serie di performance che occuperà parte del mio mese di luglio e di un certo “dolcemente viaggiare“.

Bertolt Brecht, L’opera da tre soldi con la Berliner Ensemble diretta da Bob Wilson al festival di Spoleto, ieri.

L’esortazione di Brecht a fare del buon teatro un teatro divertente è colta e resa perfettamente: nel rigore del testo e della potenza epica del teatro miscelata nell’estetica di Wilson e nella bravura assoluta dei Berliner. Nelle immagini così come nelle citazioni - Chaplin e Betty Boop - nel cabaret (torna alla memoria quello cinematografico di Bob Fosse) e nel luna park, nell’ambiguità ammiccante e nel burlesque, nei rimandi all’espressionismo (Grosz) e nella musica di Weil rigorosamente suonata dal vivo.

Una giornata indimenticabile per me, Roberta, Fabio, Giovanni mio cognato e Annagrazia, mia sorella, che mi ha mandato questo articolo di Sergio Colomba e che dice molto di quello che ci serve sapere.


Vedo performance

Giugno 18, 2008

Che bello questo progetto del designer cinese Hanyoung Lee. Per come la vedo io sfrutta le opportunità spettacolari dello spazio urbano, scenario e in certi casi scenografia particolarmente efficace. Così come non sfugge ai movimenti di protesta - basti vedere Spectacle di Rockwell e Mau della Phaidon - che agiscono per strada con consapevolezza mediale. La maschera di V per Vendetta in un attivista di Anonymous (protestatori dazanti contro Scientology) la dice lunga.

 

Dalla casa alla rete e ritorno. E’ il caso di Daryl Hall - quello del duo Hall e Oats di Private Eyes e da ricordo generazionale - nel cui sito raccoglie le performance registrate live nei suoi appartamenti insieme ad altri amici-musicisti-ospiti-guest star. Piena logica da star system nel suo rapporto sempre affascinante di vicinanza e lontananza con il pubblico.

Sul palco - ebbene sì la performance lì ci sta sempre bene - della Biennale Danza di Venezia Francesca Harper con The Fragile Stone Theory 2k8/Interactive Feast porta in scena danza, canzoni, immagini video in un viaggio - e non poteva mancare - intimo nei paradossi della bellezza e dell’apparire (tema sempre caro all’immaginario).

Perofrmance e viaggio allora nella convergenza mediale e culturale: nella memoria e nell’intrattenimento, nello stare (e nel fare) insieme, alla Festa dell’Unità in Second Life, voluta da Rosa; nella diretta in streaming della Turandot - orchestra della Scala diretta da Chailly - in compagnia degli amici avatar nella land Toscana (leggere Roberta), negli eventi come The accidental artist, in questi giorni a Odyssey, fino al viaggio nella Lucania e nella creatività di Asian o a Second Zabriskie, in quella di Gianky.


Ostaggi della performance. La Fura dels Baus in Second Life

Maggio 30, 2008

Incontro nello spazio di Style Magazine di Second Life con Alex Ollè de la Fura dels Baus. Il tema: gli ultimi lavori della compagnia e in particolare Imperium e Boris Godunov in scena in Italia in questi giorni.

Da quello che ho potuto sentire - poco per cui sono andata a rileggermi qualcosa - mi pare di capire che: 1. Imperium è la rappresentazione metaforica dell’imperialismo in stile vecchia fura, quindi coinvolgimento del pubblico, forza dionisiaca e violenta (si vede nel video), dove è la dimensione dal vivo ad essere particolarmente efficace (nel senso della performance); 2. Boris Godunov lavora sulla messa a punto dello stile teatrale della compagnia che personalmente preferisco. Il tema: l’attentato al Teatro Dubrovka di Mosca del 2002, tentativo riflessivo - come ben esplicitato nell’intervista - per far pensare allo spettatore-ostaggio nella logica (mediale) del docu-dramma.

Mi torna in mente Benjamin sul teatro epico, e antiartistotelico, di Brecht.

Mi sarebbe piaciuto: aspettare un po’ di meno, un’intervista meno serrata con la possibilità per gli astanti di fare qualche domanda. Occasioni come queste - strettamente connesse alla logica partecipativa di Second Life - dovrebbero garantirlo secondo me. Sono comunque contenta di esserci stata e apprezzo il lavoro di chi l’ha pensato e realizzato. Ne vale sempre la pena.


Cuore e neo-corteccia. Casi di teatro contemporaneo

Maggio 13, 2008

Il teatro è quello che è. Performance riflessiva strutturata nel disaccoppiamento vissuto/rappresentazione. Questa resta la forza del “medium” secondo me, il suo bello. Allora in Italia ci sono casi importanti per estetiche e poetiche.

Domenica ho visto con Sandra, Hey Girl della Sociétas Raffaello Sanzio, al Comandini di Cesena. Al ritorno si ragionava sulla capacità di lavorare su evocazioni, citazioni, immaginari che in qualche modo stimolano il ragionamento, la volontà di capire come sfida cognitiva. A me sembrava il caso di Hey Girl, diverso da altri lavori della Raffaello, potente come sempre dal punto di vista estetico (con Sandra si pensava a Boca e Vincenzi ad esempio per il primo bellissimo quadro, qui nella foto e qui) e distaccato. Buono per pensare. Come deve essere l’arte poi.

Tutto diverso da Il festino, di Emma Dante. Visto al Sanzio di Urbino. Non che siano paragonabili i due casi solo che qui l’impatto estetico - in senso lato - si integra in modo forte alla rappresentazione e alle corde dei vissuti, al peso della parola narrata. Altro modo per lavorare sulla riflessività. Per la terza volta in vita mia ho pianto a teatro.


Generazioni X. Motus e i racconti della giovinezza

Aprile 7, 2008

X (ics) Racconti crudeli della giovinezza [x 0.2 movimento secondo] dei miei cari Motus - al Teatro della Fortuna di Fano il 2 aprile scorso - mi fa pensare a come stiamo affrontando le tematiche generazionali. In particolare penso ai diversi (anche per contenuto) passaggi che si trovano ad esempio qui, qui, qui, qui).

Per quel che mi pare di vedere questo lavoro, per come è costruito, per il modo in cui tratta la giovinezza e il suo immaginario - nel senso della comunicazione per immagini - esprime perfettamente un’idea di un certo modo di essere giovani oggi che fa leva su un immaginario transgenerazionale. Per me qui le generazioni X sono sia quelle dei giovanissimi protagonisti, sia della figura più adulta che interagisce con il bambino (Dany Greggio), sia i Motus stessi, che rappresentano noi e la nostra storia mediale.

Un’estetica della giovinezza - che poi è una poetica - che è fatta di forme e linguaggi: il punk e l’hip hop, gli scenari metropolitani, i video game, Star Wars e le spade laser, le arti marziali; le felpe, le all star e i roller blade, il mantello da super eroe; ma anche di temi e contenuti: l’espressione di sè come differenza (individuazione e identificazione come leve per l’identità), la ricerca di verità e valori (antiborghesi), l’amore, il gioco e il rischio, la guerra.


Ansia della performance

Marzo 8, 2008

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Mentre gustavo ieri sera a Bologna lo spettacolo di Paolo Poli Sei brillanti giornaliste novecento riflettevo: sulla dinamica del teatro, ostinatamente medium dello sguardo ma animato dall’hic et nunc; sul contenuto dello spettacolo: un mirabile cabaret, curatissimo nelle scenografie, nei costumi, ecc. ma anche esempio di rimediazione (guarda un po’, c’è anche un riferimento ai cantastorie, vedi foto) in cui la storia d’Italia e la sua memoria (Roberta non me ne voglia) viene raccontata attraverso le pagine delle giornaliste, la radio, la canzone popolare fino agli anni ‘80. E così, cercando di recuperare la lettura dei feed e dei ning (pure quelli adesso!) mi sono imbattuta nel post di Valentina che mi sembra collegato a queste mie impressioni. Solo che poi salto ai post di Fabio/Asian, di Giovanni, Alberto, Elena, ai commenti dopo Granieri prima, Fabio, Luca (in inglese!) e dopo le culture partecipative poi (o viceversa?), mi guardo tutti i compiti degli unStudents, commento qua e là, poi ricordo che Gianky mi ha mandato dei link e scopro una performance che vorrei vedere e di un’altra mostra a cui andare, ho dei film da vedere, musica da ascoltare e mi sembra di non farcela a sbrogliare la matassa dei miei pensieri. Ah già c’era anche la complessità. In sintesi non riesco a fare un post mirato. La chiamerei: ansia della performance.


Il corpo come tema. Performance, SL, e altri viaggi

Febbraio 8, 2008

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Non è una cosa nuova però il tema del corpo come oggetto centrale dell’analisi sulle derive della comunicazione mi sembra particolarmente forte in questi giorni. Ne abbiamo scritto qui, qui, qui con particolare riferimento a SL. Secondo me c’entra anche con il viaggio nella complessità partito ieri in UA.

Sulla fondamentale webzine Ateatro, curata da Oliviero Ponte di Pino con la collaborazione di Anna Maria Monteverdi, leggo due articoli che mi portano là dove ultimamente non sono riuscita ad andare: a teatro, appunto.

Prima, nell’articolo di Anna Maria, con il lavoro di Konic thtr, compagnia catalana che dalla metà degli anni ‘80 lavora nell’ambito della creazione di performance interattive, installazioni nella convergenza di multimedia, musica, teatro (sono tra l’altro fra i primi sperimentatori della motion capture). Le parole chiave sono: augmented stage, pubblico come “agente attivatore”, interrelazione e connessione che ha il corpo come fulcro di indagine, drammaturgia plurinarrativa. Senza dimenticare il significato “politico” che va riconosciuto a questo tipo di ricerca artistica. Lo spiega anche Balzola insieme all’evoluzione dell’estetica dell’interattività. Personalmente ho provato a parlarne anche qui. Il tutto per ribadire come il frame della cultura partecipativa - che parte (o almeno si collega) dalla pratica e dalla teoria della performance - ha la sua base di appoggio, anzi di ancoraggio, nell’evoluzione della comunicazione, nel digitale, e nei modi in cui viene trattato il corpo.