I’m frustrated!! Proprio in faccia a me lo devi urlare?

luglio 9, 2009

showcase2

Sì “I’m frustrated” l’ha urlato proprio in faccia a me uno dei bravissimi attori della compagnia The New York City Players in una replica di Showcase. Festival di Santarcangelo, edizione 39, in questi giorni. Non che ce l’avesse con me ovviamente ma ero nella posizione buona seduta su un lettuccio di una stanza di albergo dove la performance ha luogo.

Un monologo interessante per contenuti certo, così come per Ode to the Man who Kneels vista la sera prima.

C’è una formula che mi interessa molto: la connessione fra recitazione, testo poetico e canto. La direzione di Chiara Guidi del festival lo poteva far prevedere ma non è questo il punto per me. C’è un gioco drammaturgico, legato all’immaginario americano del western in Ode e della vita e della solitudine del manager in Showcase, che viene trattato musicalmente. Perché?

Magari sbaglierò ma mi viene in mente Bertolt Brecht e quel “del cantare canzoni” che fa del teatro epico un teatro anti catartico, utile al meccanismo riflessivo. Anche qui l’attore non canta soltanto ma mostra uno che canta. E anche chi suona è in scena.

Cantano e suonano benissimo. Il buon teatro è anche divertente. Lo diceva sempre Brecht ed è una delle mie massime.

Oggi poi è il 9 luglio, una anno fa ero qui. Ma questa nuova scoperta mi va bene.


Elogio dell’immaginario ovvero Santarcangelo dei bambini

luglio 22, 2008

Il teatro per i bambini esprime una vitalità espressiva e narrativa che va bene (anche) per i grandi. Quello che ho visto al Festival di Santarcangelo mi è parso particolarmente utile per riflettere sul senso del teatro, dal punto di vista delle forme e dei temi, forse perché la necessità di dover coinvolgere i bambini rende i teatranti più narrativi e, mi verrebbe da dire, più liberi. Ma non so.

Sta di fatto che con Bianca e Alice, le mie nipoti, e con i nostri accompagnatori vari abbiamo visto L’atlante delle città, di e con Antonio Panzuto. Una perfetta e immaginifica macchina scenica per raccontare attraverso il rimando alle Città Invisibili di Calvino il viaggio reale e immaginario.

Abbiamo cercato Piccolo blu e Piccolo giallo con le Laminarie in Emaki. Storie arrotolate. Spettacolo itinerante in un percorso di luoghi e di evocazioni letterarie, quelle delle favole (da riconoscere).

Piccoli idilli, Sole nero Luna rossa. L’eclisse spiegata ai bambini a partire da una storia della tradizione africana.

E infine Buchettino della Socìetas Raffaello Sanzio. Dai nostri lettini di legno, in una scatola-stanzetta illuminata da una flebile lampadina, abbiamo ascoltato e guardato la bravissima Monica Demuru narratrice di eccezione per una favola senza tempo. La costruzione scenica e il ruolo centrale dei suoni, dei rumori, della voce anzi delle voci come messa a tema della centralità vera dello spettatore. Qui infatti la componente visiva lascia il posto al regno del suono che, legato più profondamente al respiro e al corpo, ci riporta alle origini della performance e all’esserci vitale dei partecipanti.


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