Eppur si muovono! Le immagini recitanti di Accidental Artist

Giugno 27, 2008

Performance inaugurale ieri sera a Odyssey: The Accidental Artist, di Alan Sondheim con Sandy Baldwin.

dove il dibattito incalza sullo statuto dell’arte in SL fra ricerca di linguaggi (e contenuti) e mercato, qua si partecipa e si prende consapevolezza di come i territori dell’arte siano sempre più espansi verso l’ultima frontiera del superamento della differenza fra agire, dell’artista, ed esperire del fruitore in nome della mixed-media performance e della centralità della dimensione partecipativa e co-produttiva al processo di creazione dell’evento.

Qui tra l’altro sono le immagini stesse a diventare agenti performanti che muovendosi non solo si scontrano con i corpi-avatar ma producono un effetto straniante in chi guarda dallo schermo e che si trova a fare esperienza delle immagini-recitanti. Anche da sotto il pavimento. Nella dimensione immersiva creata dalla musica pensata per l’occasione: soundenviroment. Qualità teatrale di questo tipo di installazione che sembra riscoprire il fascino del rito meccanico sognato da Enrico Prampolini. Quel “mistero spirituale e scientifico” capace fianche di abolire gli attori.

Fondere osservatore e immagine sembra essere lo scopo ultimo dell’arte, fin da tempi remoti, perseguito consapevolmente dalle Avanguardie tese a mettere insieme forme, linguaggi, strumenti verso una relazione con il pubblico via via più dinamica. Processo che trova nelle forme dell’arte contemporanea, SL inclusa, una forza espressiva che va potenziata e valorizzata.


Connessioni.

Giugno 26, 2008

http://www.flickr.com/photos/burnlab/2420400523/in/set-72157603425484823/

Siamo quasi allo slogan, sta di fatto che un’ulteriore prova del fatto che il viaggio sia la metafora più compiuta dell’immaginario meta-territoriale e diffuso (appunto nei territori dell’esperienza sensoriale-mediale) è data dal progetto-performance Chanel Mobile Art.

Le connessioni sono tutte da rintracciare nelle affermazioni di Zaha Adid sullo spirito del padiglione-container giocato sul coinvolgimento degli spettatori partecipanti, nella scelta degli artisti e dei lavori presentati - a loro volta connessi nella ricerca “convergente” di linguaggi, poetiche, temi, letteratura - nel transito Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Parigi, nei video, nelle immagini e nelle estetiche urbane, nel fashion e nelle borsette di Chanel, nel marketing e nella figura di Fabrice Bousteau, il curatore della mostra.

 

 


Immaginario incarnato. Capitolo 1: sick anzi sigh…

Giugno 20, 2008

Il fenomeno Sick Girl - in particolare la versione italiana delle Spaghetti Pin-Up - mi intriga e allo stesso tempo mi sa un po’ di becerismo. Performance, fra teatro e arte circense che deriva esplicitamente dal Burlesque nato nell’Inghilterra Vittoriana ed importato negli Stati Uniti e che si caratterizza come spettacolo parodistico giocato su erotismo e ironia. Verso il neo-burlesque (mentre mi suona in testa il “next next neo-burlesque” intonato da Marc Almond) di Bettie Page prima e Dita von Teese poi.

Non so, magari mi sbaglio, ma se in epoca vittoriana l’operazione poteva avere un suo senso e se l’industria culturale ha avuto nella rappresentazione dell’erotismo una delle sue leve simboliche, lo spogliarello un po’ simpatico e un po’ sexy sempre spogliarello è. La pornografia - e questo genere di spettacolo non lo è come si legge bene sul sito - sta però anche nella sottile e simbolica resa al voujerismo. Oppure è una forma di esercizio consapevole del potere seduttivo delle donne e del loro corpo?


Vedo performance

Giugno 18, 2008

Che bello questo progetto del designer cinese Hanyoung Lee. Per come la vedo io sfrutta le opportunità spettacolari dello spazio urbano, scenario e in certi casi scenografia particolarmente efficace. Così come non sfugge ai movimenti di protesta - basti vedere Spectacle di Rockwell e Mau della Phaidon - che agiscono per strada con consapevolezza mediale. La maschera di V per Vendetta in un attivista di Anonymous (protestatori dazanti contro Scientology) la dice lunga.

 

Dalla casa alla rete e ritorno. E’ il caso di Daryl Hall - quello del duo Hall e Oats di Private Eyes e da ricordo generazionale - nel cui sito raccoglie le performance registrate live nei suoi appartamenti insieme ad altri amici-musicisti-ospiti-guest star. Piena logica da star system nel suo rapporto sempre affascinante di vicinanza e lontananza con il pubblico.

Sul palco - ebbene sì la performance lì ci sta sempre bene - della Biennale Danza di Venezia Francesca Harper con The Fragile Stone Theory 2k8/Interactive Feast porta in scena danza, canzoni, immagini video in un viaggio - e non poteva mancare - intimo nei paradossi della bellezza e dell’apparire (tema sempre caro all’immaginario).

Perofrmance e viaggio allora nella convergenza mediale e culturale: nella memoria e nell’intrattenimento, nello stare (e nel fare) insieme, alla Festa dell’Unità in Second Life, voluta da Rosa; nella diretta in streaming della Turandot - orchestra della Scala diretta da Chailly - in compagnia degli amici avatar nella land Toscana (leggere Roberta), negli eventi come The accidental artist, in questi giorni a Odyssey, fino al viaggio nella Lucania e nella creatività di Asian o a Second Zabriskie, in quella di Gianky.


Come in. Possibilità rimosse di Luce Laval in SL

Giugno 7, 2008

Uno degli aspetti interessanti delle installazioni, oltre alla resa estetica naturalmente, è dato dalla fatto che si tratta di performance. Opere cioè di stampo processuale e comportamentale che prendono vita - si attualizzano - nell’interazione con il fruitore. Qui esplicitamente chiamato ad entrare. Questo succede anche nel lavoro di Luce Laval inaugurato qualche sera fa alla G Room di Post Utopia in Second Life.

 

L’uso non canonico del morphing, e degli script “come non di dovrebbe fare” (cito le parole di Roberta), esprimono la sintesi di un tipo di sperimentazione “adatta” all’arte e nella fattispecie all’arte in SL e quindi alla sua funzione. Attualizzare le possibilità rimosse.

Leggere assolutamente i post di Joannes, di Asian - co-curatore dell’evento e naturalmente di Roberta. Dove si richiamano le altre qualità performative dell’occasione tutta intera: l’efficacia - tribale e relazionale - e l’intrattenimento, nonché il rapporto attivo dell’opera con lo spazio.


Ostaggi della performance. La Fura dels Baus in Second Life

Maggio 30, 2008

Incontro nello spazio di Style Magazine di Second Life con Alex Ollè de la Fura dels Baus. Il tema: gli ultimi lavori della compagnia e in particolare Imperium e Boris Godunov in scena in Italia in questi giorni.

Da quello che ho potuto sentire - poco per cui sono andata a rileggermi qualcosa - mi pare di capire che: 1. Imperium è la rappresentazione metaforica dell’imperialismo in stile vecchia fura, quindi coinvolgimento del pubblico, forza dionisiaca e violenta (si vede nel video), dove è la dimensione dal vivo ad essere particolarmente efficace (nel senso della performance); 2. Boris Godunov lavora sulla messa a punto dello stile teatrale della compagnia che personalmente preferisco. Il tema: l’attentato al Teatro Dubrovka di Mosca del 2002, tentativo riflessivo - come ben esplicitato nell’intervista - per far pensare allo spettatore-ostaggio nella logica (mediale) del docu-dramma.

Mi torna in mente Benjamin sul teatro epico, e antiartistotelico, di Brecht.

Mi sarebbe piaciuto: aspettare un po’ di meno, un’intervista meno serrata con la possibilità per gli astanti di fare qualche domanda. Occasioni come queste - strettamente connesse alla logica partecipativa di Second Life - dovrebbero garantirlo secondo me. Sono comunque contenta di esserci stata e apprezzo il lavoro di chi l’ha pensato e realizzato. Ne vale sempre la pena.


Lezioni in TV. Verso una X factor generation?

Maggio 18, 2008

Che i prodotti televisivi rientrino a pieno titolo nel raggio di azione della performance culturale credo non abbia bisogno di essere ribadito. Così come il fatto che nonostante tutto anche da lì ci possano arrivare pillole di saggezza.

Oggi per caso ho fatto caso all’anticipazione di una intervista a Vasco Rossi dove dice un paio di cose da tenere a mente - a partire dalla sua musica che a me non piace - ma che risolvono il senso della musica stessa. Sarà che siamo nel pieno della ricerca su media e generazioni e la cosa mi intriga.

Le canzoni, dice più o meno, possono essere ballate struggenti o pezzi più forti, ritmati - nomina, non senza eleganza, i Rolling Stones, che a me non piacciono e due brani che invece mi piacciono Angie e (I can’t get no) satisfaction (questa fantastica per sempre) - ma comunque sia la loro funzione è quella di essere “un luogo” (della comunicazione aggiungerei) in cui riflettere (e osservare) le nostre nevrosi.

Magari sbaglio ma mi sembra un ragionamento in linea con diverse delle cose - delle pillole di saggezza - che dispensa Morgan in X factor, a mio parere rispettivamente il programma televisivo e il personaggio dell’anno. Il senso della musica come conoscenza, oltre che passione, come ricerca profonda nella cultura.

Un passaggio in cui smitizza lo slogan dell’”essere se stessi” a favore di un “annoiarsi di se stessi” lo trovo geniale.

E poi c’è Gaudi. Amico di adolescenza a Bologna che adesso so dove si trova e cosa fa. Con grande piacere.


Conversazioni come performance. CdB 2008 per me

Maggio 10, 2008

Non se ne avrà male, spero, cioccolatino al cognac se uso un paio delle sue belle foto per un piccolo post su Conversazioni dal Basso 2008. Anche perché fra i concetti evocati non è certo mancato quello dell’UGC. L’occasione è servita, secondo me, a sistematizzare temi del dibattito sul web 2.0 in relazione alla politica, ma non solo. A capire meglio certe posizioni. A fare ordine insomma. Mi resta negli appunti, fra le altre cose (e rimando ai post più mirati del mio ai contenuti emersi) uno slogan di Massimo Russo che richiama “il coraggio di essere pop”. Io provo a seguirlo pensando a Conversazioni dal Basso nei termini della performance.

Occasione che genera l’evento comunicativo, esecutori e pubblico, inizio e fine ma con una componente partecipativa e relazionale fortissima (e qui oltre “ai soliti” il ruolo dei ragazzi - vedere qui - l’ho trovato veramente centrale in tutte le fasi, anche qui), garantita anche dallo streaming (per rendere presenti gli assenti), da twitter, dalle foto pubblicate, dai manifesti, dalle magliette e dalle cartoline per le domande fino alle chat, ma anche dal convivio: apertivi, cene, il fantomatico buffet, ecc. C’è poi la dimensione riflessiva che si trova nei temi - prima di tutto nel modo in cui attraverso questo evento si è parlato della società e di noi su diversi versanti - e nella ricorsività della comunicazione su questo stesso evento (dai video, ai servizi tv, alle rassegne stampa, ai post). E anche un po’ di spettacolo che non guasta. 

E poi, per me, resteranno per sempre i vari, e quello con Gianky in particolare, ”qualcuno meets qualcuno”. (Qui, qui, qui, qui).  Non me ne vorrà Elena/Velas  (questa volta) se prendo in prestito la sua definizione.


Morte d’artista. Un pensiero per Pippa Bacca

Aprile 12, 2008

Sarà che ho un’ammirazione speciale per gli artisti e per chi ama la vita avventurosa. Per le persone coraggiose. Sarà che l’idea con cui questa ragazza - non a caso nipote del grande Piero Manzoni - ha intrapreso un viaggio vestita da sposa, insieme a Silvia Moro, per realizzare la performance itinerante Brides on Tour, mi piace molto e interessa moltissimo come operazione. Mi farebbe fare le riflessioni e i ragionamenti per cui esiste questo spazio.

Però poi devo pensare a qualcosa di diverso e di tragico. Il senso di quella performance, di quell’impresa, era veicolare un messaggio di pace. Finire in quel modo, ed evito la deriva “anti-uomo” che sarei tentata di avviare, è la dimostrazione del contrario.

Nel blog le tracce di questo percorso, artistico prima di tutto, poi per la ricerca e adesso per i messaggi. Leggo ora che è stato bloccato perchè arrivano messaggi offensivi. Io il mio lo metto qui. 

Una modifica di oggi 14 aprile. Leggo che il blog è bloccato per l’arrivo di più messaggi di quanti il server riesca a tenere. Il numero di pensieri che trovo in questo mio piccolo post può darne la misura.


La Passione secondo Second Front

Marzo 22, 2008

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Intendiamoci: trattasi di libera interpretazione ma direi, e su questo concordavo con Roxelo, che il Minotaure di Second Front riguardasse la Passione di Cristo. Il giorno era quello giusto. Una performance “vera” nel senso formale del termine. Dal punto di vista estetico mi ha fatto venire in mente La Fura dels Baus, dei primi tempi: una danza tragica e rituale - con voice potente, musica in crescendo drammatico, sound “luciferino” - in una sorta di soft cell, con il pubblico “astante”, partecipante ma non interattivo (a parte me che mio malgrado mi trovavo sempre in mezzo). Quindi: performance teatrale. Un altro versante della spettacolarità in Second Life.

Le informazioni si trovano qui e qui. Ancora un caso di mixed reality event realizzato in Dorkbot SL e Dorkbot Paris. La logica dentro/fuori mi sembra interessante. 

E così finalmente ho visto Second Front e conosciuto, alla fine, Olga Wunderlich, owner della galleria Fleur de Lys, che in SL intervista gli artisti e il cui blog va seguito (a chi interessa ovviamente).

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Poi un passaggio all’incontro - che mi è parso un evento collegato - con finally Outlander, regista di machinima (da lui definito “the way of filming inside a video game”).

Alla fine-fine Buona Pasqua in unAcademy con Monica (che ha fornito le uova), Rosa e Asian.

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