Teen ager americani e pubblici connessi. Qualche inutile nota a caldo su danah boyd a Mod2.0

luglio 2, 2009

Non è che io abbia una gran passione per i guru. A ben vedere però il guru è definito così dalle osservazioni e dalla comunicazione, per cui non è detto che sia colpa sua. Se pensiamo poi che la parola è sdoganata su certi quotidiani locali allora possiamo veramente relativizzare tutto.

Tutto questo per dire che mi è piaciuto l’intervento di danah boyd a Modernity 2.0 per come l’ha impostato e per come, con sicurezza e in una maniera simpatica che mi sembra veramente tutta sua, ha sviluppato l’analisi sui networked publics e la ricerca sui teen ager americani, con aperture al discorso sociale, etnografico, antropologico che ho trovato molto interessante.

Ma ci saranno post più dettagliati. Qui solo per dire che i caratteri già noti e ripresi nello speach – tipo ricercabilità, scalabilità, permanenza e le conseguenze tipo il collasso dei contesti, ecc. – sono stati spiegati con gli esempi e il rimando al dato etnografico, alla ricerca sul campo.

Ho apprezzato anche la sua consapevolezza di avere un’audience invisibile, le persone che seguivano lo streaming, quelli della tv per il servizio del tg e quelli presenti in aula, che avrebbero potuto avere qualche diffcoltà a seguire il suo inglese veloce! E in ogni caso twitter e friendfeed con i contributi altrui (ripresa dei concetti più significativi, magari tradotti, ad esempio e commenti vari).

La boyd è brava non solo perché sta seduta sulla cattedra (capita anche a noi quando facciamo lezione!) ma perché è una seria che si diverte. Almeno a me ha dato questa idea.

fabio e di questo tipo l’espressione di Fabio durante lo speach…


Antichità a Modernity 2.0. E non è un male

giugno 30, 2009

schermo mio mod2.0

Siamo al secondo giorno di Modernity 2.0. E’ da ieri che mi sembra di essere negli anni ’70 quando fioriva, da quel che posso sapere visto che ero piccola, il dibattito sulla cibernetica e sulla sua applicazione sociale. Sarà che a me questi temi piacciono molto e che sono le prime teorie su cui ho sperimentato seriamente la didattica – con teoria dell’informazione – ma sentire analisi e casi, ma soprattutto le discussioni animate fra gli attivi partecipanti (che non casualmente animano anche la mailing list dei sociocibernetici) che richiamano i nomi come von Foerster, Spencer-Brown, von Bertalanffy, Buckley, Maturana, Varela e ovviamente Luhmann e a concetti come sistema pischico e sociale, accoppiamento strutturale, distinguere e indicare, osservazioni di secondo ordine, ecc. mi piace. Il che non significa essere d’accordo su tutto.

La cosa che apprezzo è il valore del ragionamento e dell’astrazione che questi approcci richiedono e che impediscono di dare letture soltanto descrittive dei fenomeni sociali.

Il tema poi è il mondo 2.0 per cui, anche se potendomelo permettere visto che nessuno ci fa caso lo schermo con i netowork aperti che ho messo come immagine è stato un delirio iniziale, i ragionamenti si spostano lì. Devo dire che ad esempio per quanto riguarda certe analisi i miei colleghi da tempo hanno detot e scritto le cose che servono ma ci sono anche dei giovani qui che sono molto interessata a sentire.


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