Verso la società-mondo. L’elettricità vista da Teatrino Clandestino

Luglio 17, 2008

L’idealista magico riportato in scena da Teatrino Clandestino a Santarcangelo è un lavoro interessante per immaginare come la scoperta dell’elettricità, e la sua messa in mostra nei salotti della società a incipiente spettacolarizzazione dell’800, abbia poi scompaginato e poi ridefinito lo spazio nonché i modi e i tempi per consumarlo. Dal punto di vista dei media ci viene messa in luce - anche se a lume di candela - la fase evolutiva cruciale che già McLuhan aveva indicato.

Mi fa piacere avere visto uno spettacolo che fa parte della storia del nostro teatro di ricerca, credo, e che può essere visto in chiave evolutiva come la messa a tema dell’evoluzione dei media. Nel caso del Teatrino poi il percorso è stato verso l’uso molto raffinato ma soprattutto funzionale alla drammaturgia del video fino al suo superamento.


Favole malvagie

Maggio 25, 2008

Come avrebbe fatto Nathalie Djurberg - alla Fondazione Prada fino all’1 giugno - a dare corpo (di stoffe e plastiline animate in stop motion) a quell’immaginario onirico e ossessivo se non avesse sentito le favole, avuto paura e vissuto al contempo fumetti, video, cartoni e animazioni delle pubblicità?

Gli archetipi della figura femminile - rappresentati dalle metafore degli organi genitali femminili la caverna, la casa - si riflettono in diverse rappresentazioni del meccanismo vittima-carnefice in un gioco visivo e perciò immaginifico di altissimo livello, grazie anche alla colonna sonora dei video.

Il tutto nella logica performativa di una esposizione site-specific con l’imponente scultura di pezza e la caverna-patata costruite apposta per lo spazio espositivo.


Generazioni X. Motus e i racconti della giovinezza

Aprile 7, 2008

X (ics) Racconti crudeli della giovinezza [x 0.2 movimento secondo] dei miei cari Motus - al Teatro della Fortuna di Fano il 2 aprile scorso - mi fa pensare a come stiamo affrontando le tematiche generazionali. In particolare penso ai diversi (anche per contenuto) passaggi che si trovano ad esempio qui, qui, qui, qui).

Per quel che mi pare di vedere questo lavoro, per come è costruito, per il modo in cui tratta la giovinezza e il suo immaginario - nel senso della comunicazione per immagini - esprime perfettamente un’idea di un certo modo di essere giovani oggi che fa leva su un immaginario transgenerazionale. Per me qui le generazioni X sono sia quelle dei giovanissimi protagonisti, sia della figura più adulta che interagisce con il bambino (Dany Greggio), sia i Motus stessi, che rappresentano noi e la nostra storia mediale.

Un’estetica della giovinezza - che poi è una poetica - che è fatta di forme e linguaggi: il punk e l’hip hop, gli scenari metropolitani, i video game, Star Wars e le spade laser, le arti marziali; le felpe, le all star e i roller blade, il mantello da super eroe; ma anche di temi e contenuti: l’espressione di sè come differenza (individuazione e identificazione come leve per l’identità), la ricerca di verità e valori (antiborghesi), l’amore, il gioco e il rischio, la guerra.


Media e vissuti nel viaggio. Il back packer raccontato da Giovanna Mascheroni

Aprile 3, 2008

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Il seminario tenuto da Giovanna nel mio corso di Sociologia del Turismo 1 (Comunicazione Pubblicitaria il corso di laurea) mi permette di vedere con maggiore chiarezza alcune linee guida per la ricerca sul viaggio. Così come piace intenderla a noi ossia nell’accoppiamento con l’immaginario, mediale soprattutto. L’idea può essere quella, seguendo Giovanna, dei livelli di mobilità fisica, virtuale e immaginativa che convergono sincronicamente grazie ai media.

Il punto è: capire che in questo modo non si sfugge dalle tradizionali categorie di riferimento poichè queste semmai vengono rafforzate, in modi nuovi. Le nuove pratiche di viaggio - fra cui quelle delle Comunità viaggianti studiate da Giovanna - non servono per sfuggire ma per rinforzare le relazioni. Ne conseguono un nuovo “senso del luogo”, diverse idee dell’abitare e della casa che con i media si traducono nella portabilità delle relazioni. Insomma: continua revisione del rapporto qui/altrove.

La costruzione di comunità viaggianti - rese comunità proprio dal supporto mediale - qualificano sempre meglio il passaggio dell’esperienza privata a quella pubblica, condivisa a distanza. Così come i confini pubblico/privato anche quelli tempo libero/tempo di lavoro si spostano, si ridefiniscono in virtù delle relazioni. Senza dimenticare che blog, forum, ecc. diventano siti di relazione, generatori di aspettative perfettamente adatti all’immaginario metaterritoriale del nostro tempo.

Ma certi modi di viaggiare sono anche scelte di vita, legate ai consumi vocazionali, alla sperimentazione di differenze di valore a dispetto della logica dell’equivalenza. Per dimostrarcelo Giovanna ci mostra un video che ci farà - a me ma penso anche agli studenti, a Stefania e a Fabio - divertire e riflettere.

 


Ansia della performance

Marzo 8, 2008

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Mentre gustavo ieri sera a Bologna lo spettacolo di Paolo Poli Sei brillanti giornaliste novecento riflettevo: sulla dinamica del teatro, ostinatamente medium dello sguardo ma animato dall’hic et nunc; sul contenuto dello spettacolo: un mirabile cabaret, curatissimo nelle scenografie, nei costumi, ecc. ma anche esempio di rimediazione (guarda un po’, c’è anche un riferimento ai cantastorie, vedi foto) in cui la storia d’Italia e la sua memoria (Roberta non me ne voglia) viene raccontata attraverso le pagine delle giornaliste, la radio, la canzone popolare fino agli anni ‘80. E così, cercando di recuperare la lettura dei feed e dei ning (pure quelli adesso!) mi sono imbattuta nel post di Valentina che mi sembra collegato a queste mie impressioni. Solo che poi salto ai post di Fabio/Asian, di Giovanni, Alberto, Elena, ai commenti dopo Granieri prima, Fabio, Luca (in inglese!) e dopo le culture partecipative poi (o viceversa?), mi guardo tutti i compiti degli unStudents, commento qua e là, poi ricordo che Gianky mi ha mandato dei link e scopro una performance che vorrei vedere e di un’altra mostra a cui andare, ho dei film da vedere, musica da ascoltare e mi sembra di non farcela a sbrogliare la matassa dei miei pensieri. Ah già c’era anche la complessità. In sintesi non riesco a fare un post mirato. La chiamerei: ansia della performance.


Magnitudini della performance

Marzo 1, 2008

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Magnitudini della performance è un saggio che dà anche il titolo a un volume di Richard Schechner. Riprendo questo titolo per ribadire l’esistenza di un filo rosso, sempre in evoluzione, fra una serie di eventi della comunicazione che si definiscono solo e soltanto nella relazione fra partecipanti co-produttivi, co-implicati. La logica è quella della comunicazione “dal vivo” in un senso ben più complesso del semplice faccia a faccia.

Ci pensavo in relazione alla performance Prophecy and Poetry in Second Life, grazie a Roxelo, e andando a vedere i lavori di Gazira Babeli. Passando per l’incontro con Moni Ovadia a Scienze della Comunicazione a Urbino e alla sua lezione sul teatro, rito laico, su Brecht in particolare e sul rapporto con il pubblico. E ancora Anna Karenina di Nekrosius, a Bologna. Lì mi veniva in mente anche Barthes e i miti dei giovane teatro: la fatica dell’attore, il suo sudore come piacere ultimo per lo spettatore. Ma che dire della fatica anche fisica dello spettatore impegnato per 4 ore e mezza a seguire lo spettacolo? E ancora la lezione sulle culture partecipative in unAcademy. La lezione, performance in sè, con avatar super-attivi e competenti a parlare delle forme performative che sono centrali nei media convergenti. E forse tutto questo c’entra anche con il dibattito che troviamo qui  (ma per chi ha un avatar anche qui) e che riguarda i giovani e le forme di auto-rappresentazione.

Insomma contenuti e forme: magnitudini della performance. 


I Racconti del Mandala. Tecnospettacolo a La Spezia

Dicembre 6, 2007

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Ecco dove darò domani, se tutto va bene. Al Teatro Civico di La Spezia, ore 21.00 per I racconti del Mandala. Concertazione scenica per voce e datasuit, con Francesca Della Monica. 

Grazie ad Anna Maria Monteverdi ricevo il comunicato da cui prendo l’efficace descrizione della performance.

I Racconti del Mandala è un tecnospettacolo interattivo dove i segni si espandono in un ambiente mandalico immersivo composto da una partitura avvolgente di parole, suoni, gesti e immagini. Dal corpo-voce della performer Francesca Della Monaca si attiva un flusso di immagini video e suoni in trasformazione che seguono la drammaturgia ipertestuale e labirintica scritta da Andrea Balzola. Un abito tecnologico dotato di sensori costituirà il centro di generazione delle azioni audiovisuali digitali create su una partitura sonora interattiva dal compositore elettronico Mauro Lupone nella quale si innestano le elaborazioni video dell’artista Theo Eshetu in collaborazione con Samuele Malfatti”.

Sarà l’occasione per constatare lo stato evolutivo di un caso molto interessante di mixed-media performance.

Per chi fosse interessato info e prenotazioni al numero 0187 757075.