Il Dirty Corner è una di quelle opere-paesaggio, quindi di grandissime dimensioni, che caratterizzano una parte della ricerca di Anish Kapoor e che ancora per un po’ si trova alla Fabbrica del Vapore di Milano.
Costruita come una enorme calla in cor-ten, un tipo di acciaio rosso ruggine, lunga 57 metri per 3 di diametro con un imbocco di 7, attraversa la sala fino al magazzino dopo aver tagliato un passaggio all’aperto. Un nastro trasportatore preleva della terra da un silos per poi lasciarla cadere sul corpo centrale della scultura, la terra si accumula formando un cono, in accordo con un’idea dinamica della scultura, che abbandona la staticità per farsi opera processuale, che cambia nel tempo.
Caratteristica che naturalmente è enfatizzata dalla dimensione ambientale, dal carattere immersivo di un’installazione che deve essere percorsa all’interno, lungo un tragitto via via sempre più buio, tanto da disorientare.
Sebbene l’esperienza “fisica” del buio sia stata un po’ deludente rispetto alle aspettative un po’ terrorifiche che avevo, il carattere simbolico dell’opera ne qualifica il suo senso, il suo valore. Anche dal punto di vista culturale in un certo senso visto che ci dirotta verso un immaginario non troppo occidentale basato sull’unione degli opposti pieno/vuoto, materiale/immateriale, positivo/negativo, buio/luce, maschile/femminile rappresentato qui dal cono di terra che ricopre la parte centrale della scultura.
Il cono di terra assume quindi valore simbolico e qualifica simbolicamente tutto il lavoro. Dà forma all’unità degli opposti dove il codice binario o-o cede il posto all’e-e, di certo più adatto al pensiero della complessità.
Se “l’astrazione sta ai margini del significato” – come afferma Kapoor nel documentario proiettato in una saletta – possiamo anche cogliere nella messa in forma del Dirty Corner il senso e il significato di un mistero. Il buio della cavità accogliente e femminile si fa rappresentare in orizzontale in opposizione all’immaginario verticalizzante e maschile della scultura verticale.



Pubblicato da lgemini 






