Connessioni.

Giugno 26, 2008

http://www.flickr.com/photos/burnlab/2420400523/in/set-72157603425484823/

Siamo quasi allo slogan, sta di fatto che un’ulteriore prova del fatto che il viaggio sia la metafora più compiuta dell’immaginario meta-territoriale e diffuso (appunto nei territori dell’esperienza sensoriale-mediale) è data dal progetto-performance Chanel Mobile Art.

Le connessioni sono tutte da rintracciare nelle affermazioni di Zaha Adid sullo spirito del padiglione-container giocato sul coinvolgimento degli spettatori partecipanti, nella scelta degli artisti e dei lavori presentati - a loro volta connessi nella ricerca “convergente” di linguaggi, poetiche, temi, letteratura - nel transito Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Parigi, nei video, nelle immagini e nelle estetiche urbane, nel fashion e nelle borsette di Chanel, nel marketing e nella figura di Fabrice Bousteau, il curatore della mostra.

 

 


Immaginario incarnato. Capitolo 2: bambolite

Giugno 20, 2008

E’ della fine degli anni ‘90 il fenomeno giapponese e arrivato fino a noi delle Gothic Lolita. Cui si associano le diverse varianti Kogal, Canguro, Yamamba, il Decora Style, e finanche le (fantastiche) Harajuku Girls di Gwen Stefani.

Una forma espressiva prevalentemente femminile e giovanile che ha radici nella letteratura young adult (definizione di Sarah Trimmer leggevo su un articolo di Io Donna di questa settimana) oggi rappresentata da Libba Bray e dalle storie di Gemma Doyle. Senza dimenticare il passaggio dei manga naturalmente.

Le Lolite di tutto il mondo si incontrano in rete e una ricerca, che avrei voluto fare io (e di cui ho letto sempre sul femminile del Corriere della Sera), dell’Università di Glasgow nel corso della quale sono state intervistate quasi 1.300 teenager fra gli 11 e i 19 anni, ha dimostrato come queste ragazze corrano pochissimi rischi di depressione checchè se ne possa pensare. Insomma incarnare il proprio immaginario non fa per forza male. Anche io nelle vesti di mezza-dark ci stavo proprio bene.

Nota doverosa: bambolite è un’espressione che prendo a prestito da Zazie e da Gianky.


Immaginario incarnato. Capitolo 1: sick anzi sigh…

Giugno 20, 2008

Il fenomeno Sick Girl - in particolare la versione italiana delle Spaghetti Pin-Up - mi intriga e allo stesso tempo mi sa un po’ di becerismo. Performance, fra teatro e arte circense che deriva esplicitamente dal Burlesque nato nell’Inghilterra Vittoriana ed importato negli Stati Uniti e che si caratterizza come spettacolo parodistico giocato su erotismo e ironia. Verso il neo-burlesque (mentre mi suona in testa il “next next neo-burlesque” intonato da Marc Almond) di Bettie Page prima e Dita von Teese poi.

Non so, magari mi sbaglio, ma se in epoca vittoriana l’operazione poteva avere un suo senso e se l’industria culturale ha avuto nella rappresentazione dell’erotismo una delle sue leve simboliche, lo spogliarello un po’ simpatico e un po’ sexy sempre spogliarello è. La pornografia - e questo genere di spettacolo non lo è come si legge bene sul sito - sta però anche nella sottile e simbolica resa al voujerismo. Oppure è una forma di esercizio consapevole del potere seduttivo delle donne e del loro corpo?


Favole malvagie

Maggio 25, 2008

Come avrebbe fatto Nathalie Djurberg - alla Fondazione Prada fino all’1 giugno - a dare corpo (di stoffe e plastiline animate in stop motion) a quell’immaginario onirico e ossessivo se non avesse sentito le favole, avuto paura e vissuto al contempo fumetti, video, cartoni e animazioni delle pubblicità?

Gli archetipi della figura femminile - rappresentati dalle metafore degli organi genitali femminili la caverna, la casa - si riflettono in diverse rappresentazioni del meccanismo vittima-carnefice in un gioco visivo e perciò immaginifico di altissimo livello, grazie anche alla colonna sonora dei video.

Il tutto nella logica performativa di una esposizione site-specific con l’imponente scultura di pezza e la caverna-patata costruite apposta per lo spazio espositivo.


Immagini (e immaginario) del Materacamp2008

Maggio 5, 2008

 

Patchwork di Fabio Fornasari

Che esperienza il Materacamp… Dal luogo alla dimensione social, dall’ospitalità meravigliosa (e qui non posso non spendere una parola almeno per Clarita, Gianfranco, Catepol) alla qualità degli interventi, dagli amici ritrovati di SecondLife alle nuove conoscenze. Il senso è quello che emerge da twitter e dai post. Immagini e immaginario dalla profusione di foto. Sono già più di 1000 su Flickr.

Qui mi viene da pensare alla revisione del rapporto fra pubblico e privato che comincia a connotare, ad esempio, molti dei convegni a cui partecipiamo e anche a come l’immagine pubblica di sè, che gira, e che fa piacere che ci sia perchè ci fa sentire parte di una “comunità” (?), si scontri con un’idea privata di sè, o con un’immagine estetico/pubblica che si vorrebbe un po’ salvaguardare. In alcune io sono veramente un mostricciattolo verde!! :-)


Viaggi in TV, e non solo. Incontro imperdibile con Patrizio Roversi

Aprile 9, 2008

Si parlerà di viaggio e del suo immaginario con Patrizio Roversi che, come se ci fosse bisogno di dirlo, in coppia con Syusy Blady ha ideato e realizzato Turisti per caso. E creato una nuova semantica del viaggiatore in cui tutti si riconoscono un po’.  

A Pesaro, martedì 15 aprile ore 16, Corso di laurea in Comunicazione Pubblicitaria, nel mio corso di Sociologia del turismo.

 


Generazioni X. Motus e i racconti della giovinezza

Aprile 7, 2008

X (ics) Racconti crudeli della giovinezza [x 0.2 movimento secondo] dei miei cari Motus - al Teatro della Fortuna di Fano il 2 aprile scorso - mi fa pensare a come stiamo affrontando le tematiche generazionali. In particolare penso ai diversi (anche per contenuto) passaggi che si trovano ad esempio qui, qui, qui, qui).

Per quel che mi pare di vedere questo lavoro, per come è costruito, per il modo in cui tratta la giovinezza e il suo immaginario - nel senso della comunicazione per immagini - esprime perfettamente un’idea di un certo modo di essere giovani oggi che fa leva su un immaginario transgenerazionale. Per me qui le generazioni X sono sia quelle dei giovanissimi protagonisti, sia della figura più adulta che interagisce con il bambino (Dany Greggio), sia i Motus stessi, che rappresentano noi e la nostra storia mediale.

Un’estetica della giovinezza - che poi è una poetica - che è fatta di forme e linguaggi: il punk e l’hip hop, gli scenari metropolitani, i video game, Star Wars e le spade laser, le arti marziali; le felpe, le all star e i roller blade, il mantello da super eroe; ma anche di temi e contenuti: l’espressione di sè come differenza (individuazione e identificazione come leve per l’identità), la ricerca di verità e valori (antiborghesi), l’amore, il gioco e il rischio, la guerra.


Media e vissuti nel viaggio. Il back packer raccontato da Giovanna Mascheroni

Aprile 3, 2008

signs-for-back-packer.jpg

Il seminario tenuto da Giovanna nel mio corso di Sociologia del Turismo 1 (Comunicazione Pubblicitaria il corso di laurea) mi permette di vedere con maggiore chiarezza alcune linee guida per la ricerca sul viaggio. Così come piace intenderla a noi ossia nell’accoppiamento con l’immaginario, mediale soprattutto. L’idea può essere quella, seguendo Giovanna, dei livelli di mobilità fisica, virtuale e immaginativa che convergono sincronicamente grazie ai media.

Il punto è: capire che in questo modo non si sfugge dalle tradizionali categorie di riferimento poichè queste semmai vengono rafforzate, in modi nuovi. Le nuove pratiche di viaggio - fra cui quelle delle Comunità viaggianti studiate da Giovanna - non servono per sfuggire ma per rinforzare le relazioni. Ne conseguono un nuovo “senso del luogo”, diverse idee dell’abitare e della casa che con i media si traducono nella portabilità delle relazioni. Insomma: continua revisione del rapporto qui/altrove.

La costruzione di comunità viaggianti - rese comunità proprio dal supporto mediale - qualificano sempre meglio il passaggio dell’esperienza privata a quella pubblica, condivisa a distanza. Così come i confini pubblico/privato anche quelli tempo libero/tempo di lavoro si spostano, si ridefiniscono in virtù delle relazioni. Senza dimenticare che blog, forum, ecc. diventano siti di relazione, generatori di aspettative perfettamente adatti all’immaginario metaterritoriale del nostro tempo.

Ma certi modi di viaggiare sono anche scelte di vita, legate ai consumi vocazionali, alla sperimentazione di differenze di valore a dispetto della logica dell’equivalenza. Per dimostrarcelo Giovanna ci mostra un video che ci farà - a me ma penso anche agli studenti, a Stefania e a Fabio - divertire e riflettere.

 


La notte del vizio. La performance e il “come se”

Marzo 20, 2008

jo-liu-rosa-elisir.jpg 

Rosa, Joannes, Liu sotto effetto di elisir

La partecipazione a un evento performativo in SL come La notte del vizio è sempre una buona occasione. Per riflettere, sì certo, sulle possibilità del Metaverso, ma anche per giocare. Per applicare quella apparentemente semplice coazione a giocare e a continuare a sperimentare da adulti la magia del “come se”. Il vizio come gioco, come pretesto per stare insieme, ridere forse delle proprie paure o dei propri desideri di trasgressione, qualora se ne avessero. Leggere descrizioni e post di Roberta, che ci ha invitato, di Fabio (prima qui e poi qui), la discussione sul ning di unAcademy.

liu-vola-roma-teschio.jpg  L’immaginario di Jeremy Fish

L’occasione inoltre è buona per parlare di street art (e rileggeremo la chat), per scoprire immagini e immaginario di Jeremy Fish. E per quanto mi riguarda scoprire che presto ci sarà una mostra di Marco Manray sempre su Second Life.


Sofi in the box. Discorsi utili fra politica, rete e partecipazione

Marzo 14, 2008

top_center.jpg

L’incontro con Antonio Sofi, sempre nel corso di Sociologia dei New Media e su invito di Giovanni, mi è piaciuto. Competenza fa rima con garbo e levità in questo caso. Uno stile da imparare (e lo dico per me). Mi sembra di capire che pur nel contesto della personalizzazione della politica, prodotto dai media generalisti, e ancora rappresentato bene ad esempio in Democrazy, la rete tenda sempre di più ad essere la leva per la produzione dell’immagine vincente dei candidati. Il caso Obama ne è la prova. La politica online è quindi un tema importante per osservare non solo le nuove derive della comunicazione del sistema politico ma anche per osservare le declinazioni della cultura partecipativa. Sofi dice “che Internet ci ha cambiato la testa” e mi sembra che questo significhi la possibilità di osservare una piccola rinascita dell’interesse per la politica dopo il disincanto degli anni ‘80. Anche “l’antipolitica” vi rientrerebbe come tema. Ho sempre pensato, e cito Abruzzese, che il linguaggio televisivo rappresentasse il recupero nella società di massa dell’incontro rituale fra comunità e multimedialità dell’espressione simbolica. Sofi spiega che, in relazione alla politica, senza dimenticare il ruolo della TV (forma più adatta alla Clinton, ad esempio, e non certo superata dalla rete) il passaggio da osservare, se non ho capito male, è verso un modello di partecipazione “più focalizzato e di nicchia”.

box_photos.gif   Allora visto che si parla di culture partecipative che dire del progetto dell’artista pop Heather Courtney Hillary in the Box? Uno scaramacai, ricordi d’infanzia mi fanno pensare a mia sorella che si è fregata quello che avevamo in casa, da cui far uscire la nostra preferita. Chissà mai che non ci faccia una sorpresa. Se no ci possiamo sempre accontentare dello schiaccianoci. 

hillarynutcracker.jpg