Giugno 30, 2008

L’articolo di Guido Castellano su Panorama sta ad indicare che l’arte di Second Life rientra nel circuito della comunicazione del sistema dell’arte. Dal punto di vista dell’analisi sociologica non è irrilevante osservare come siamo di fronte a qualcosa di informativo, non più e non solo delle riviste specializzate (Flash Art con Domenico Quaranta e non solo ne ha già parlato varie volte ad esempio). Detto altrimenti: l’arte di Second Life è un tema della comunicazione, e quindi è anche notiziabile. Si seguono Mario Gerosa e la programmazione della mostra Rinascimento Virtuale (allestita da Fabio Fornasari che non viene nominato però), i nomi per noi noti (da Marco Manray, a Gazira Babeli, a Roxelo Babenko), il rapporto con il mercato e le gallerie in RL… insomma quello che serve “da fuori” a farsi un’idea su un “nuovo” contesto della comunicazione e dell’arte.
Non manca - ma poteva mancare - il parere mainstream di Philippe Daverio che fa notare ai lettori come “le opere di bit non potranno sostituire mai quelle vere. I due generi sono destinati a convivere”.
In ogni caso, lo ribadisco, si riflette sul senso e sui modi dell’arte in Second Life, e la sfida cognitiva si fa sempre più interessante. Grazie anche a Specchi e Second Life che ci invita a continuare.
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Giugno 27, 2008

Performance inaugurale ieri sera a Odyssey: The Accidental Artist, di Alan Sondheim con Sandy Baldwin.
Là dove il dibattito incalza sullo statuto dell’arte in SL fra ricerca di linguaggi (e contenuti) e mercato, qua si partecipa e si prende consapevolezza di come i territori dell’arte siano sempre più espansi verso l’ultima frontiera del superamento della differenza fra agire, dell’artista, ed esperire del fruitore in nome della mixed-media performance e della centralità della dimensione partecipativa e co-produttiva al processo di creazione dell’evento.
Qui tra l’altro sono le immagini stesse a diventare agenti performanti che muovendosi non solo si scontrano con i corpi-avatar ma producono un effetto straniante in chi guarda dallo schermo e che si trova a fare esperienza delle immagini-recitanti. Anche da sotto il pavimento. Nella dimensione immersiva creata dalla musica pensata per l’occasione: soundenviroment. Qualità teatrale di questo tipo di installazione che sembra riscoprire il fascino del rito meccanico sognato da Enrico Prampolini. Quel “mistero spirituale e scientifico” capace fianche di abolire gli attori.

Fondere osservatore e immagine sembra essere lo scopo ultimo dell’arte, fin da tempi remoti, perseguito consapevolmente dalle Avanguardie tese a mettere insieme forme, linguaggi, strumenti verso una relazione con il pubblico via via più dinamica. Processo che trova nelle forme dell’arte contemporanea, SL inclusa, una forza espressiva che va potenziata e valorizzata.
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Giugno 26, 2008

http://www.flickr.com/photos/burnlab/2420400523/in/set-72157603425484823/
Siamo quasi allo slogan, sta di fatto che un’ulteriore prova del fatto che il viaggio sia la metafora più compiuta dell’immaginario meta-territoriale e diffuso (appunto nei territori dell’esperienza sensoriale-mediale) è data dal progetto-performance Chanel Mobile Art.
Le connessioni sono tutte da rintracciare nelle affermazioni di Zaha Adid sullo spirito del padiglione-container giocato sul coinvolgimento degli spettatori partecipanti, nella scelta degli artisti e dei lavori presentati - a loro volta connessi nella ricerca “convergente” di linguaggi, poetiche, temi, letteratura - nel transito Hong Kong, Tokyo, New York, Londra, Parigi, nei video, nelle immagini e nelle estetiche urbane, nel fashion e nelle borsette di Chanel, nel marketing e nella figura di Fabrice Bousteau, il curatore della mostra.
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Giugno 18, 2008

Che bello questo progetto del designer cinese Hanyoung Lee. Per come la vedo io sfrutta le opportunità spettacolari dello spazio urbano, scenario e in certi casi scenografia particolarmente efficace. Così come non sfugge ai movimenti di protesta - basti vedere Spectacle di Rockwell e Mau della Phaidon - che agiscono per strada con consapevolezza mediale. La maschera di V per Vendetta in un attivista di Anonymous (protestatori dazanti contro Scientology) la dice lunga.

Dalla casa alla rete e ritorno. E’ il caso di Daryl Hall - quello del duo Hall e Oats di Private Eyes e da ricordo generazionale - nel cui sito raccoglie le performance registrate live nei suoi appartamenti insieme ad altri amici-musicisti-ospiti-guest star. Piena logica da star system nel suo rapporto sempre affascinante di vicinanza e lontananza con il pubblico.
Sul palco - ebbene sì la performance lì ci sta sempre bene - della Biennale Danza di Venezia Francesca Harper con The Fragile Stone Theory 2k8/Interactive Feast porta in scena danza, canzoni, immagini video in un viaggio - e non poteva mancare - intimo nei paradossi della bellezza e dell’apparire (tema sempre caro all’immaginario).
Perofrmance e viaggio allora nella convergenza mediale e culturale: nella memoria e nell’intrattenimento, nello stare (e nel fare) insieme, alla Festa dell’Unità in Second Life, voluta da Rosa; nella diretta in streaming della Turandot - orchestra della Scala diretta da Chailly - in compagnia degli amici avatar nella land Toscana (leggere Roberta), negli eventi come The accidental artist, in questi giorni a Odyssey, fino al viaggio nella Lucania e nella creatività di Asian o a Second Zabriskie, in quella di Gianky.
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Giugno 7, 2008

Uno degli aspetti interessanti delle installazioni, oltre alla resa estetica naturalmente, è dato dalla fatto che si tratta di performance. Opere cioè di stampo processuale e comportamentale che prendono vita - si attualizzano - nell’interazione con il fruitore. Qui esplicitamente chiamato ad entrare. Questo succede anche nel lavoro di Luce Laval inaugurato qualche sera fa alla G Room di Post Utopia in Second Life.
L’uso non canonico del morphing, e degli script “come non di dovrebbe fare” (cito le parole di Roberta), esprimono la sintesi di un tipo di sperimentazione “adatta” all’arte e nella fattispecie all’arte in SL e quindi alla sua funzione. Attualizzare le possibilità rimosse.
Leggere assolutamente i post di Joannes, di Asian - co-curatore dell’evento e naturalmente di Roberta. Dove si richiamano le altre qualità performative dell’occasione tutta intera: l’efficacia - tribale e relazionale - e l’intrattenimento, nonché il rapporto attivo dell’opera con lo spazio.
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Maggio 25, 2008

Come avrebbe fatto Nathalie Djurberg - alla Fondazione Prada fino all’1 giugno - a dare corpo (di stoffe e plastiline animate in stop motion) a quell’immaginario onirico e ossessivo se non avesse sentito le favole, avuto paura e vissuto al contempo fumetti, video, cartoni e animazioni delle pubblicità?
Gli archetipi della figura femminile - rappresentati dalle metafore degli organi genitali femminili la caverna, la casa - si riflettono in diverse rappresentazioni del meccanismo vittima-carnefice in un gioco visivo e perciò immaginifico di altissimo livello, grazie anche alla colonna sonora dei video.
Il tutto nella logica performativa di una esposizione site-specific con l’imponente scultura di pezza e la caverna-patata costruite apposta per lo spazio espositivo.
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Aprile 12, 2008

Sarà che ho un’ammirazione speciale per gli artisti e per chi ama la vita avventurosa. Per le persone coraggiose. Sarà che l’idea con cui questa ragazza - non a caso nipote del grande Piero Manzoni - ha intrapreso un viaggio vestita da sposa, insieme a Silvia Moro, per realizzare la performance itinerante Brides on Tour, mi piace molto e interessa moltissimo come operazione. Mi farebbe fare le riflessioni e i ragionamenti per cui esiste questo spazio.
Però poi devo pensare a qualcosa di diverso e di tragico. Il senso di quella performance, di quell’impresa, era veicolare un messaggio di pace. Finire in quel modo, ed evito la deriva “anti-uomo” che sarei tentata di avviare, è la dimostrazione del contrario.
Nel blog le tracce di questo percorso, artistico prima di tutto, poi per la ricerca e adesso per i messaggi. Leggo ora che è stato bloccato perchè arrivano messaggi offensivi. Io il mio lo metto qui.
Una modifica di oggi 14 aprile. Leggo che il blog è bloccato per l’arrivo di più messaggi di quanti il server riesca a tenere. Il numero di pensieri che trovo in questo mio piccolo post può darne la misura.
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Marzo 20, 2008
Rosa, Joannes, Liu sotto effetto di elisir
La partecipazione a un evento performativo in SL come La notte del vizio è sempre una buona occasione. Per riflettere, sì certo, sulle possibilità del Metaverso, ma anche per giocare. Per applicare quella apparentemente semplice coazione a giocare e a continuare a sperimentare da adulti la magia del “come se”. Il vizio come gioco, come pretesto per stare insieme, ridere forse delle proprie paure o dei propri desideri di trasgressione, qualora se ne avessero. Leggere descrizioni e post di Roberta, che ci ha invitato, di Fabio (prima qui e poi qui), la discussione sul ning di unAcademy.
L’immaginario di Jeremy Fish
L’occasione inoltre è buona per parlare di street art (e rileggeremo la chat), per scoprire immagini e immaginario di Jeremy Fish. E per quanto mi riguarda scoprire che presto ci sarà una mostra di Marco Manray sempre su Second Life.
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Marzo 16, 2008
Doppio vernissage per Gazira Babeli: ieri (15 mar 0
alla Fabio Paris Art Gallery di Brescia e nell’isola Locusolus (qui) in SL . Un’occasione buona per capire il senso della performance contemporanea, liminoide e a forte sfondo di intrattenimento, e per ribadire come SL sia il luogo ideale per la sua realizzazione.
Che l’opera di Gazira Babeli sia in mostra è segno del riconoscimento del sistema dell’arte dell’adeguatezza di questo tipo di lavoro. L’evento festa-performance centrato sul linguaggio specifico di SL fa però un’importante differenza. I gesti di Gazira, già con la trasformazione dell’avatar in un’astronave, la progressiva esplosione di visioni, suoni, musica, oggetti (le fantomatiche pizze su sottofondo musicale di O sole mio versione remix), momenti di crash, contributi creativi degli avatar/audience. SL è un mondo dove usare i meccanismi percettivi insieme alle fantasticherie dell’immaginario: dal lasciarsi trasportare da pesci volanti tutto intorno alla stanza-galleria (riproduce quella in RL?) fino ad entrare nei piedistalli per diventare statue.
Come dire: essere parte della mostra (una citazione di Piero Manzoni?) e dell’azione performativa da una parte, e operare con l’osservazione di secondo ordine, dall’altra. L’idea, rubo dalla IM con Joannes una sua riflessione, sembra quella di “idolizzare” il proprio avatar che è già una forma di “idolizzazione” di sè in qualche modo.
Non è mancata nemmeno la dimensione star system. La presenza di personaggi noti nel mondo dell’arte in SL: Man Michinaga, Marco Manray (almeno nella chat l’ho visto nominare ma chi può dirlo?), Domenico Quaranta. Solo che la possibilità di interazione è garantita in pieno dalla chat, basi pensare a Gazira Babeli che spiega come entrare nel piedistallo a un avatar che glielo chiede. Insomma: un caso di mentorship informale (mi preparo per i compiti) nello spirito più vitale della cultura partecipativa.
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Marzo 14, 2008

L’incontro con Antonio Sofi, sempre nel corso di Sociologia dei New Media e su invito di Giovanni, mi è piaciuto. Competenza fa rima con garbo e levità in questo caso. Uno stile da imparare (e lo dico per me). Mi sembra di capire che pur nel contesto della personalizzazione della politica, prodotto dai media generalisti, e ancora rappresentato bene ad esempio in Democrazy, la rete tenda sempre di più ad essere la leva per la produzione dell’immagine vincente dei candidati. Il caso Obama ne è la prova. La politica online è quindi un tema importante per osservare non solo le nuove derive della comunicazione del sistema politico ma anche per osservare le declinazioni della cultura partecipativa. Sofi dice “che Internet ci ha cambiato la testa” e mi sembra che questo significhi la possibilità di osservare una piccola rinascita dell’interesse per la politica dopo il disincanto degli anni ‘80. Anche “l’antipolitica” vi rientrerebbe come tema. Ho sempre pensato, e cito Abruzzese, che il linguaggio televisivo rappresentasse il recupero nella società di massa dell’incontro rituale fra comunità e multimedialità dell’espressione simbolica. Sofi spiega che, in relazione alla politica, senza dimenticare il ruolo della TV (forma più adatta alla Clinton, ad esempio, e non certo superata dalla rete) il passaggio da osservare, se non ho capito male, è verso un modello di partecipazione “più focalizzato e di nicchia”.
Allora visto che si parla di culture partecipative che dire del progetto dell’artista pop Heather Courtney Hillary in the Box? Uno scaramacai, ricordi d’infanzia mi fanno pensare a mia sorella che si è fregata quello che avevamo in casa, da cui far uscire la nostra preferita. Chissà mai che non ci faccia una sorpresa. Se no ci possiamo sempre accontentare dello schiaccianoci.

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Pubblicato da lgemini