Il cinema continuo. O gli avatar immaginari a LucaniaLab

giugno 25, 2009

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Siamo a un punto in cui, più o meno consapevolmente, si dà per scontato il fatto che il viaggio sia la metafora migliore dell’immaginario collettivo contemporaeno, meta-territoriale e diffuso dei territori mediali. Sia nei contesti iconografici dei grandi media sia nei mondi on line dove si concretizza l’immaginario performativo del viaggio: come esperienza incarnata dei luoghi.

E’ un po’ così che succede nel museo inaugurato ieri – 24giu09 – nella land di Lucania, su progetto di Asian Lednev e realizzato daTonino Lane, sempre nell’mbito delle attività promosse dall’Apt della Basilicata, di cui diamo resoconti più puntuali nelle pagine di Basilicata Travel.

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All’inaugurazione, cui hanno partecipato molti avatar amici e qualcuno nuovo per me, Asian e Joannes Bedrosian hanno introdotto il progetto museale che – in questa prima fase di realizzazione – si avvale delle immagini messe a disposizione su Flickr dalla stessa Apt. In questo modo le foto che scorrono come fotogrammi nel nastro trasportatore che sostanzia l’idea del cinema continuo, non solo corrispondono alla rimediazione cinematografica che – proprio perché rimanda al linguaggio del cinema – serve a produrre immaginario, ma permettono un’ulteriore esperienza di tali immagini.

SecondLife consente di sperimentare forme, innovare le dinamiche di fruizione delle immagini stesse e infatti il cinema continuo – ma potremmo dire allora con Youngblood “espanso” – non è fatto per la visione frontale ma per essere attraversato, sorvolato, viaggiato, narrativazzato in proprio. Questo effetto straniante costituisce il fascino di una installazione espositiva (e turistica allo stesso tempo) che tiene insieme l’immagine tradizionale, rappresentazionista e “realista”, con il modo inedito di costruire il percorso di fruizione a partire da sè, dalla propria abilità e competenza e a volte dal lag della land e dai limiti del proprio computer!

E’ interessante perché realizza molte delle dimensioni che nella prima ricerca su L’esperienza del territorio in SecondLife avevamo identificato e provato ad esporre in alcune linee guida che mi sembra di ritrovare.

Mi piace questo museo perché non rinnega la qualità visiva dei luoghi, e della Basilicata che è così bella, ma la rende visionaria. Se Edgar Morin scriveva un saggio di antropologia sociale dal titolo Il cinema. O l’uomo immaginario oggi possiamo tenere d’occhio una altrettanto intrigante dinamica antropo-sociale: quella del Cinema continuo e degli avatar immaginari.


Del non confondersi. Osservazioni di viaggio di una turista speciale

aprile 7, 2009

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Il seminario Turisti, viaggiatori, volontari. Guadagnarsi il punto di vista dal basso tenuto da Laura Caslini nel corso svuotato di Sociologia del turismo – ieri 6 aprile 2009 a Pesaro – è stato per me e come immagino per gli studenti presenti, una buonissima occasione per riflettere sui temi centrali del turismo contemporaneo. Con lo stile consueto, per chi conosce Laura/Deneb, miscela di levità e raffinatezza profonda di pensiero, il racconto dell’esperienza di turismo sostenibile di Terra e libertà (progetto di volontariato estivo della ong IPSIA) ci ha fatto capire come il viaggio oggi abbia più che mai a che fare con la teoria dell’osservatore.

All’interno di una cornice che tiene insieme la condizione del tempo libero come luogo di espressione di scelte e vocazioni, la dinamica della scoperta con l’importanza delle relazioni (con il gruppo dei partecipanti, con i bambini coinvolti nei campi estivi e di gioco organizzati dai volontari e dai responsabili del campo, con i locali palestinesi e israeliani, dei Balcani e degli altri paesi  in cui opera il progetto) senza dimenticare la visita ai luoghi e il divertimento che deve caratterizzare una vacanza, il carattere principale di questo tipo di esperienza sta nella possibilità di sperimentare un modo diverso di stare in un luogo. Soprattutto quando, come in questo caso, si tratta di un luogo che non è primariamente un sito turistico. Ma ovviamente guardabile come tale a partire da una certa applicazione della prospettiva esterna di osservazione.

Il che significa – seguendo un po’ a mio modo la traccia del ragionamento di Laura – 1. punto di vista della relazione: entrare nel quotidiano ma senza dimenticare lo statuto dell’osservatore perché, sarebbe d’accordo Urbain, il turista ha il privilegio di cogliere cose che i locali non vedono e nella fattispecie attraversare facilmente i confini dei territori occupati e i posti di blocco a differenza degli autoctoni ovviamente. Quindi: varcare soglie, zone liminali; 2. tempo condiviso che permette di cambiare il tuo punto di vista; 3. double coding: per cogliere l’esperienza di viaggio come forma del riferimento interno dell’osservatore che con-fonde realtà e percezione. Dice Laura “la stessa cosa succede quando si vedono i luoghi: vediamo in funzione di quello che sappiano, i nostri riferimenti culturali e soggettivi, quindi l’esperienza di uno differisce per forza da quella di un altro” per cui il senso sta nel “percorrere l’esperienza in funzione della propria identità: lo sguardo turistico è uno sguardo che porta ricchezza – anche perchè – dal punto di vista dell’altro, l’altro sei tu”.

Il 60% di chi compie questo tipo di vacanza la ripete e nel tempo l’età dei partecipanti si alza. E continua nei social-network. O meglio grazie agli adolescenti che utilizzano diffusamente Facebook si ridefinisce e mantiene la rete di relazioni deterritorializzata e rigiocata nei territori vocazionalmente. Non tanto ideale continuazione del viaggio quindi, quanto, piuttosto possibilità di tenere viva la relazione quotidiana attraverso il network, se non ho capito male la riflessione di Giovanni che ha partecipato all’incontro (grazie anche a Roberta e Lella Mazzoli).

Ma è anche questo il progetto su cui Laura lavora: mettere in atto un pensiero comune che strutturi questo tipo di esigenza – anche espressiva – dimostrata in particolare dai ragazzi un po’ più grandi, alfabetizzati ai media e ai loro linguaggi.

Il carattere “lasco” della rete consente di conciliare la gratuità e l’interesse a pratecipare, ma anche ad uscire e rientrare sulla base di esigenze dei singoli perché tanto l’impalcatura sistemica reggerà.


Visions of China.

dicembre 18, 2008

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Un giretto, in compagnia di Martha, all’allestimento di Marco Manray, sempre ad Arena Second Life.

Pratica e immaginario del viaggio dove qui la ricerca di altrove, che già realizza la sua espressione più compiuta in SL, si sposta su un altro Metaverso – quello di HIPIPI - per essere raccontato su Second Life.

Andata e ritorno, dentro e fuori. L’altrove è qui. Meta-territorialità dell’immaginario. Mi sembrano ancora una volta queste le parole chiave, e la cosa mi conforta parecchio (si fa per dire).

Avevamo colto il senso della ricerca di Manray nella tenda pensata e dedicata al suo lavoro da Fabio Fornasari a Rinascimento Virtuale. E le tende le ritroviamo ad Arena come supporto alle belle immagini esposte, insieme alla Moleskine. Un omaggio, mi sembra di poter dire, in continuità con il progetto avviato dalla mostra di Firenze.

E poi c’è il contenuto. Le visioni cinesi. La mia memoria mediale e generazionale mi porta senza altrimenti possibili qui.


Auto-sguardi turistici

settembre 5, 2008

Come al solito non ho studiato per affrontare il mio primo viaggio in Sicilia. Naturalmente avevo delle aspettative verso delle immagini (rappresentazionalmente parlando) e verso degli ambienti (performativamente parlando) da agire ed esperire (per dirla con Simmel e i suoi Saggi sul paesaggio).

 

Contemplare e stare dentro (fra i flutti in questo caso).

Come sempre Morin ci aveva visto giusto. Il comportamento turistico richiede di macinare chilometri, di consumare riti antropofagici, di collezionare immagini e cose (varranno anche dei pantaloni comprati a Stromboli?), guardarsi guardare.

Indimenticabile la mini-crocera a Panarea e Stromboli. In paricolare l’ansia da performance foto-video per riprendere i lapilli del vulcano. Che devo dire però ha deluso molti dei presenti sul barcone che si aspettavano che la sciara del fuoco provocasse uno tsunami. Se no che vulcano è? Lo chiamerei: immaginario della catastrofe.

Indimenticabili il cielo stellato, il mare calmo, e il vulcano che parla come vuole lui. Da vivere in silenzio. Effettivamente in questi casi bisognerebbe starsene da soli. Questione di prospettiva interna.

Una serie di stereotipi confermati: 1. gli italiani sono chiassosissimi e maleducati; 2. a Panarea se non sei vip puoi essere trattato male. E poi chi lo dice che io non sono una vip? :-)

Ecco la serie “dalle stelle alle stalle”: delusa l’attesa in un bel ristorante la crociera per noi si è conclusa sulla spiaggia nera a mangiare arancini (io no perchè mi navigavano ancora gli ottimi maccheroni alla Norma, che secondo me Bellini non ha mai mangiato però).

 

Prove da vip/chic

Residui di stratificazione (?).

Si va anche alla ricerca – in macchina ovviamente – di spunti interessanti. Dall’ Art hotel – Atelier sul mare a Castel di Tusa alle tracce del Parco Fiumara d’arte, fra land e public art.

La finestra sul mare ovvero Monumento per un poeta morto, ideata da Tano Festa in memoria del fratello scomparso.

Che dire del teatro di Taormina? La grandiosità di un’architettura al servizio della città e la messa in forma dello sguardo moderno.

 

Il turista moderno mira alla ricerca paradossale dell’autentico? Bene. Si faccia un giro per il mercato del pesce di Catania. E annusi. Quando un luogo ti attanaglia i sensi. Terrific.

Il rapporto con i locali. Dalle padrone di casa, al nostro cane ospite Spot e al gatto; da negozianti, bagnini, ristoratori, fino al vigile urbano che ci ha raccontato commosso la festa di Sant’Agata (che a questo punto vorrei proprio vedere, altro che marketing territoriale!) fino agli amici.

La graditissima visita di Maria Elena/Martha che ci ha raggiunti a Cefalù e l’incontro con Antonino/Pico e la sua bella famiglia. Il bar è bellissimo e facciamo il tifo per la sua riapertura.


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