Marketing surreale. O no?

ottobre 26, 2013

Salesman Shouting

Ricevo una telefonata da una certa L. B. che, con tono sufficientemente formale da essere credibile, mi dice di chiamare da parte di Media Service per informarmi di essere una delle persone selezionate su estrazione casuale per rientrare in un progetto di promozione del turismo interno. Mi spiega che con la crisi del settore una serie di alberghi e strutture ricettive italiane si sta muovendo con questo tipo di offerta e che potrò ritirare un coupon per 2 persone da utilizzare secondo le modalità che mi descrive sinteticamente.

Mi chiede se mi presento da nubile o in coppia perché nel secondo caso dovremo andare insieme. Mi presento da nubile.

Mi dà appuntamento per sabato 26 ottobre all’Hotel National di Rimini e fissiamo anche l’orario preciso – 10.25 – in modo che io possa arrivare e chiedere di lei che mi riceverà per consegnarmi il coupon con l’unica richiesta di rispondere ad un questionario.

Come sempre arrivo in anticipo e allungo un po’ la strada per essere puntuale.

Alle 10.15 entro nella hall e mi trovo davanti una fila di persone nonché, una volta arrivata al piccolo desk approntato per riceverci, due addetti – ma non c’è traccia della signora di cui chiedo notizie – spuntano il mio nominativo e mi dicono che riceverò il coupon, dovrò rispondere ad un questionario e ascoltare la proposta di una vendita diretta. Ahia.

Nel frattempo un gruppo di giovani – tralascio il commento sul vestiario – si aggira urlando i nomi delle persone che di volta in volta vengono portate in una sala al piano sotto. Da dove si sentono provenire degli applausi sospetti.

A me tocca il signor Giuliano, se non ricordo male, e scendiamo. La grande sala è riempita da tavolini con la gente seduta a rispondere e ascoltare i sondaggisti/venditori mentre i responsabili si aggirano sorridenti e allegri fra le postazioni. Mi siedo e mi viene dato il coupon spiegandomi che la ditta di GM di Padova è la promotrice di questa iniziativa di marketing “nel solito stile americano” (cito) che regala il viaggio (!) ma propone senza impegno una fornitura di coperte in lana merinos e una batteria di pentole a conduzione. Il signore mi spiega che nel 2015 l’Italia dovrà adattarsi alla normativa europea e che non potremo più usare i nostri fornelli a gas per cui serviranno anche nuove stoviglie. Ma è vero?

Prima però rispondo al questionario che serve per sapere cosa comprerei in un ipotetico Euronics o simili con 2000 euro. Vedo davanti a me un’asse da stiro e altre scatole (stampante, computer, telecamera, caffettiera, ecc.) (scopro poi che sono gli sponsor) e tiro a indovinare.

Il signore mi chiede anche quale tipo di pubblicità preferisco. Capisce “sport” e “mi guarda con la faccia un po’ stravolta” per cui gli ripeto che mi riferivo agli spot televisivi.

Dopo la descrizione dettagliata delle due proposte in vendita diretta decidiamo di tralasciare le coperte e l’addetto passa alla descrizione delle pentole. Taglio corto e gli chiedo per curiosità quanto costino. Torniamo al tavolo e tira fuori i moduli per la vendita che gli dico di non compilare. Mi dice che la batteria costa sugli 11.000 euro ma che SOLO PER OGGI, si può avere per 7.900 (circa). Mi dice anche un’altra cosa sui finanziamenti e uno sconto (?) di 260 euro.

Gli dico che non fa per me. Mi chiede come farò nel 2015. Gli rispondo che non lo so. Chiedo inoltre di poter andare.

Chiama il responsabile – un giovanotto pimpante – che ci riprova e al mio “basta” più deciso mi lascia andare. Spero senza conseguenze. Ma come si dice: non ho firmato niente.

Per chiuderle e farla breve: se questa è la condizione del lavoro privato, sono contenta di lavorare per il pubblico. Anche con le sue indubbie e fastidiose magagne.

Mi chiedo anche, però, se abbia ancora senso una strategia di marketing che ti recluta in un modo ma che poi usa lo stile dell’imbonitore per venderti una cosa al posto di un’altra. Questo, davvero, vorrei capirlo dagli esperti. E mi sa che il coupon lo butterò via.


Scoperte d’estate. Io sono una pank.

agosto 6, 2010

E no… non sto parlando di donne nude ma di una interessante scoperta di qualche giorno fa. Una lettura da spiaggia, visto che il sole prima c’era, mi ha rivelato di far parte anche io, finalmente, di una categoria. Secondo un servizio della rivista Elle di agosto anche io potrei rientrare nella Pank Revolution. Non chiamatele zie cioè a dire posso essere considerata facente parte del gruppo “Professional Auntie No Kids”.

Sono in buona compagnia di altre zie naturali o acquisite come Cameron Diaz, Beyoncé, Valeria Golino e condividiamo queste caratteristiche: non avere figli (sai com’è…), adorare i nipoti, per parentela (è il mio caso e ci tengo), o i figli delle migliori amiche, essere presenti ma non pressanti, amare la moda e lo stile (LOL), fare regalini cool e piccole sorprese esclusive, come prenotare un viaggetto all’improvviso o procurarsi l’ultima edizione della loro saga preferita (a prosposito del viaggetto alle mie nipoti ho fatto presente di non essere Beyoncé), trasmettere amore ma, se necessario, saper dare strigliate verbali (non si trasmette niente, si sa e basta, ma si capisce il senso), non preoccuparsi di essere una zia perfetta (anche perché tanto lo capiscono subito), prendere sul serio il ruolo influente nella vita dei nipotini, ma essere sempre ironica e lieve come un’amica (effettivamente si ridacchia parecchio), essere pronte a parlare di sesso… Oggi, si sa, i bambini crescono molto velocemente (mah…), destreggiarsi bene nei social network, anche per comunicare con loro (questa mi piace!!).

Naturalmente l’articolo mette in evidenza le cause sociologiche e le implicazioni psicologico-emotive nonché gli atteggiamenti da evitare per non diventare troppo pesanti e noiose come zittelle.

E comunque avrei preferito che l’acronimo fosse “punk”.


A mezzanotte va la ronda…

febbraio 21, 2009

donna-manray-lacrime

E ci voleva tanto per varare un decreto antistupri?

Sarà sicuramente imperfetto a cominciare dalle ronde che tra l’altro sarebbero soltanto presidi sul territorio. E comunque si dice “sicurezza partecipata” (culture partecipative anche qui?). Però: chi fa la ronda nelle case? Sui luoghi di lavoro?  Basta leggere l’elenco, la nomenclatura, delle forme di violenza previste e usate da chi fa ricerca per capire che l’aggressione in strada è solo una delle possibilità. E i poliziotti di quartiere che fine hanno fatto?

A ognuna di noi è capitato più volte nella vita, mi è già capitato di dirlo, di essere oggetto di violenza più o meno esplicita e molto spesso simbolica da parte di un maschio. O in ogni caso di sentire e vedere cose che rimandano allo strisciante senso di superiorità che anche gli uomini più evoluti esprimono (da apprezzamenti sulle qualità fisiche di una donna quando non ce ne sarebbe bisogno fino a cose che sappiamo tutti).

L’odio per la donna ha radici antiche e radicate nelle culture (per farsi un’idea: qui). Basta leggersi i passaggi di Durand sull’acqua ne Le strutture antropologiche dell’immaginario per capirlo. L’ho già detto, anche questo. Di letteratura se ne trova molta, i film e i media, che pure contribuiscono ad alzare la soglia della percezione del rischio (sembra che i fatti di stupro si siano verificati tutti in questo periodo, sospetto no?) hanno avuto il merito di mettere a tema la questione stalking (anzi la parola stesa viene da lì, ne parlammo a suo tempo qui). L’arte non si è sottratta dal rappresentare la violenza sulle donne, il teatro men che meno. Ma forse in questo caso il meccanismo della riflessività si assesta sulla dimensione del distacco. Non saprei.

Le donne, lo ribadisco, non fanno molto per sottrarsi alla tentazione di auto-rappresentarsi come oggetti del desiderio e a riprodurre il dominio maschile (Bourdieu). Se in questo sta una certa forza del femminile, lo dice Morin ne Lo spirito del tempo, non possiamo nemmeno negare che poi alla fine ci rimette sempre.

Quando l’estate scorsa quella coppia di turisti danesi, se non ricordo male, è stata vittima di quell’agguato premeditato per motivi di rapina l’aggiunta dello stupro alla donna era stato oggetto di un articolo che purtroppo non trovo ma che era centratissimo e commuovente. Scritto da un uomo, e non è una cosa da poco, rifletteva sul residuo barbarico che fa sì che per la donna sia sempre riservato qualcosa in più, uno stupro rituale, che infierisca un po’ di più.

Il punto è, secondo me, che la legge serve, eccome. Che protegga i bambini: assolutamente. La certezza della pena anche. Ma serve soprattutto cambiare – l’individuo e le strutture della società (sempre con Bourdieu) – e questa la vedo dura.


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