Come avrebbe fatto Nathalie Djurberg – alla Fondazione Prada fino all’1 giugno – a dare corpo (di stoffe e plastiline animate in stop motion) a quell’immaginario onirico e ossessivo se non avesse sentito le favole, avuto paura e vissuto al contempo fumetti, video, cartoni e animazioni delle pubblicità?
Gli archetipi della figura femminile – rappresentati dalle metafore degli organi genitali femminili la caverna, la casa - si riflettono in diverse rappresentazioni del meccanismo vittima-carnefice in un gioco visivo e perciò immaginifico di altissimo livello, grazie anche alla colonna sonora dei video.
Il tutto nella logica performativa di una esposizione site-specific con l’imponente scultura di pezza e la caverna-patata costruite apposta per lo spazio espositivo.





Maggio 27, 2008 alle 2:31 pm |
dopo tanto digitale questa mostra ha anche questa qualità: l’imperfezione della materia
Maggio 31, 2008 alle 9:51 pm |
[...] visto la mostra di Nathalie Djurberg “Turn into me” alla Fondazione Prada. C’è chi ne ha già parlato con maggiore competenza. A me qui interessa mettere a fuoco alcune cose che i [...]