Favole malvagie

Come avrebbe fatto Nathalie Djurberg – alla Fondazione Prada fino all’1 giugno – a dare corpo (di stoffe e plastiline animate in stop motion) a quell’immaginario onirico e ossessivo se non avesse sentito le favole, avuto paura e vissuto al contempo fumetti, video, cartoni e animazioni delle pubblicità?

Gli archetipi della figura femminile – rappresentati dalle metafore degli organi genitali femminili la caverna, la casa - si riflettono in diverse rappresentazioni del meccanismo vittima-carnefice in un gioco visivo e perciò immaginifico di altissimo livello, grazie anche alla colonna sonora dei video.

Il tutto nella logica performativa di una esposizione site-specific con l’imponente scultura di pezza e la caverna-patata costruite apposta per lo spazio espositivo.

2 Risposte a “Favole malvagie”

  1. fabio f Dice:

    dopo tanto digitale questa mostra ha anche questa qualità: l’imperfezione della materia

  2. Plastilina e abiezione « I media-mondo Dice:

    [...] visto la mostra di Nathalie Djurberg “Turn into me” alla Fondazione Prada. C’è chi ne ha già parlato con maggiore competenza. A me qui interessa mettere a fuoco alcune cose che i [...]

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