Qualche pensiero dopo la prima parte del seminario di Claudia.
La sfilata di moda è ancora una performance moderna. Dal vivo presenta i caratteri di uno spettacolo teatrale messo in scena per gli spettatori che guardano e giudicano. Prima di comprare. Questa formula, afferma Claudia, ha mantenuto nel tempo la sua sostanza formale che può naturalmente presentare delle varianti – essere più sobria o molto più spettacolare a seconda delle case di moda, delle scelte stilistiche, delle risorse a disposizione come nei casi di Alexander McQueen o di John Galliano per Dior – ma che di base mantiene i caratteri della comunicazione basata sul carattere iconico dei grandi media. Ha a che fare con l’industria culturale e con il sistema del consumo nel senso del mercato e della fascinazione del simbolico più o meno mainstream.
Ci si chiedeva, gustando una pizzetta fredda io e calda lei, quale potrebbe essere la deriva di questa forma della comunicazione di prodotto. La sfilata ovviamente non si trasferisce così com’è sul web, sebbene qualcuno ci abbia provato con risultati discutibili. Ma questo si sa. Bisogna conoscere lo specifico del medium per usarlo. Sono anche dell’idea che Second Life sia una possibilità interessante.
Per ora la penso così: il sistema della moda – e le dinamiche complesse che stanno attorno al fashion – è frutto e meccanismo del moderno (e del capitalismo). Segue delle logiche che possono cogliere sì tendenze dal basso – lo street style ad esempio – ma solo per riportarle “dentro”. La fascinazione estetica non ha bisogno di molto altro. Ognuno di noi in qualche modo si fa perturbare.
Le logiche della modernità compiuta – postmoderne potremmo dire per capirci – sono quelle ancora poco evidenti penso (ma dovrò verificare) che troviamo in fenomeni avanzati del cross dressing. Penso ad esempio ai teenager giapponesi fotografati da Shoichi Aoki e al mélange di immaginari con cui realizzano i loro outfit: il fashion più avanzato, i manga, abiti fatti in casa. Insomma, e per dirla con Abruzzese: forme emergenti dell’essere moda.




Gennaio 25, 2008 alle 6:17 pm |
[...] un ampio resoconto sulle connessioni tra musica e moda potete leggerle qui e qui, nel blog di [...]