Questioni di donne. Cosa c’entrano le calze con l’Arabia?

Ho letto sull’Espresso un articolo di Tahr Ben Jelloun che racconta e commenta un fatto avvenuto in Arabia Saudita. Forse si sa già. Sta di fatto che una donna violentata da sei uomini, condannati a una pena detentiva, è stata sua volta condannata a beccarsi 200 frustate (prima solo 90 poi 200 perchè ha fatto ricorso). Apprendiamo poi che la vittima appartiene alla minoranza sciita mentre gli aggressori sono sunniti. Il che spiega questa particolare, potremmo dire, discrepanza. In ogni caso questo fatto va riportato, così leggiamo, alla concezione primitiva del rapporto fra i due sessi che, nonostante la modernità del profeta Maometto che aveva una moglie addirittura più anziana di lui e che ha sempre dimostrato rispetto per le donne, resta la prassi di un sistema culturale che considera le donne inferiori agli uomini. 

Non c’entrerà niente ma mi viene da associare questa notizia a un altro fatto.

Alcune giovani studentesse che abbiamo avuto modo di ascoltare alla domanda “quale spot pubblicitario programmato in questi giorni ritiene interessante ed efficace?” hanno menzionato convinte e quasi commosse lo spot Calzedonia “Speriamo che sia femmina”. Da neonata a bambina a scuola di danza, poi ragazzina in autoreggenti alle prese con le prime esperienze d’amore, collant e scarpe decolleté per l primo colloquio di lavoro (con piedini rigorosamente piegati all’interno, con le punte che si toccano), poi autoreggente di pizzi per il matrimonio eccitata con le amiche urlanti intorno e poi infine, finalmente, incinta con un dolce marito protettivo e accogliente.

Oltre alle ragazze ascoltate si possono leggere i commenti allo spot su YouTube. Lo spot piace, commuove, ci si identifica. Un’idea di donna e di femminilità, che ovviamente non arriva alla mezza età (questione di target?), rafforzata dalla canzone di Billy Joel, e dal claim “speriamo che sia femmina”. Non so perché ma mi trovo spesso a pensare che avrei preferito nascere maschio.

Questo è il link allo spot per chi non se lo ricordasse http://it.youtube.com/watch?v=SBz4qmL03Mk

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6 risposte a Questioni di donne. Cosa c’entrano le calze con l’Arabia?

  1. [...] questo in risposta alla sollecitazione di Roberta e all’ultimo post di Laura. Il tema, ancora una volta, sono le donne. E in particolare la violenza sulle donne che si [...]

  2. Eleonora scrive:

    Mi permetto di fare una riflessione, la mia prima riflessione sul web… Mi lascio andare ad un pensiero senza freno sulla condizione della donna nella moderna, o post-moderna che dir si voglia, società-mondo.
    Se questa nostra società è differenziata per funzioni e l’unica classificazione gerarchica possibile si basa sulla capacità della persona inclusa nel sistema di riprodurre il sistema stesso, mi chiedo e forse non smetterò mai di farlo, su che piano è possibile collocare una differenza propriamente gerarchica tra uomo e donna. Gerarchica perché la donna è nata dalla costola dell’uomo e quindi ne è una sorta di derivazione… In quanto credente continuo a scandalizzarmi per l’assurdo maschilismo della Chiesa e delle religioni del mondo. I profeti che hanno in qualche modo dato vita a forme di religione sono uomini; le donne sono, tutt’al più, loro seguaci, se non strumenti riproduttivi o mere tentazioni. Non conosco bene tutte le fedi del mondo, ma conosco bene il cattolicesimo, nostra religione ufficiale e vorrei sottolineare quanto il mito creazionista abbia condizionato e continui tuttora a condizionare la visione della donna e dell’uomo. La donna è il peccato, la donna è impura, la donna è l’oggetto dell’uomo. Ma quando mai??? No, dico, ci rendiamo conto del peso che ha e che ha avuto nell’immaginario collettivo questa dimensione della vita individuale e associativa? Se la subordinazione della donna all’uomo è un problema ancestrale, sarà difficile per la modernità riuscire a scalzarlo, in virtù di una conquistata parificazione delle condizioni dei due sessi. Certo, in alcuni campi la donna è riuscita ad avere la meglio sull’uomo, ma sono ancora troppo pochi. E se Calzedonia può permettersi di riproporre lo stesso identico stereotipo di sempre un motivo ci sarà. E se nei Paesi Arabi e islamici la donna può essere lapidata e frustata, nei nostri Paesi evoluti la donna in jeans può essere violentata ma non può denunciare la violenza perché se si sfila l’indumento deve per forza essere consenziente… Insomma, ci sarebbe tanto da dire ed anche meglio di quanto lo stia facendo io… Perciò concludo lasciando “al vento” qualche domanda: quanto questa società elide e quanto invece rafforza le differenze di genere? Modernità vuol dire meno differenze negli stili di vita, maggiori possibilità di un futuro migliore, contingenza all’ennesima potenza ma una tragica e immutata e sostanziale differenza tra uomo e donna? Beati gli ermafroditi e la loro piatta e sublime uguaglianza….

    p.s.: “Belli” i siti dedicati al maschilismo, li consiglio a tutti, così come consiglio la riflessione su queste “perle di saggezza” ivi inneggiate:
    <> (Karl Kraus)

    p.p.s.: Coraggio donne, il bello è sapere di essere superiori e lasciare agli uomini l’illusione del comando. “L’uomo è il capo, ma la donna è il collo e muove il capo dove vuole.”

  3. Eleonora scrive:

    Riferito al p.s. di sopra che è scomparso: “C’è una donna nella stanza prima che entri uno che la veda?” “Una donna deve avere un aspetto così intelligentre che la sua stupidità si presenti poi come una piacevole sorpresa” (K. Kraus); “Una donna è soltanto una donna, mentre un sigaro è una bella fumata” (J.R. Kipling)…..

  4. lgemini scrive:

    Troppo stanca per ripondere adesso. Ma lo farò. Intando grazie per questo commento e per aver iniziato a commentare proprio da qui, su questo tema voglio dire.

  5. lgemini scrive:

    Torno di mattina per dare seguito al commento di Eleonora. Breve perchè penso non ce ne sia bisogno in realtà. Nello slancio giovanile che colgo nel comme, che apprezzo molto e che dà speranza su un pensiero critico che si sta sviluppando, direi solo che la motivazione della condizione femminile nel mondo oltre alla derivazione simbolica dal racconto mitico del Vecchio Testamento vada rintracciata, credo, da un lato nell’insieme delle strutture antropologiche dell’immaginario, e dall’altro nella totalità dei processi storici e sociali che tutte noi dovremmo studiare molto bene.

  6. Posso consigliare ad Eleonora, se ne ha voglia, un approfondimento sul culto della dea madre, ad esempio partire dagli studi della Marija Gimbutas, io ho letto “Le dee viventi”. Non è per niente scontato il ruolo marginale e controllato del femminile che la Chiesa cattolica (in particolare il potere temporale che essa ha costruito) ha di fatto inventato. Ci sono anche teologhe (donne) che negli ultimi anni hanno rintracciato una centralità del femminile nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, senza dover andare a cercare troppo lontano dalla nostra cultura.

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