Gilbert & George. La grande mostra. Piccole note ricordo

Gilbert & Gorge. La grande mostra, al Castello di Rivoli su allestimento ideato dagli stessi artisti è da vedere, se si può, per diversi motivi.

A cominciare ovviamente dalla qualità estetica dei lavori e dalla cifra espressiva che li caratterizza.

Dall’uso del contrasto nero e rosso prima, poi i colori primari. I due nascono scultori, si conoscono infatti nel 1967 alla mitica St. Martin’s, e questa origine è rintracciabile nella raffinatezza iconografica. Lavorano poi con le diverse forme del visivo, a cominciare dalla fotografia, dal collage con le cartoline raccolte, passando per il video, utilizzando prevalentemente il proprio corpo e la propria presenza come materia prima.

In questo si ritrova la qualità strettamente performativa che sta nella messa a nudo delle loro esistenze per certi versi – insomma la vita come opera d’arte – della loro casa di Londra, delle loro ubriacature. Ma più ancora la performance è legata alla loro identità di “sculture viventi”. Pare che durante l’inaugurazione della mostra, durante la conferenza stampa, abbiano smesso di rispondere alle domande per intonare Underneath the Arches, la canzone che cantano come Singing Sculture, per poi riprendere da dove si erano interrotti. Avrei voluto esserci.

Il loro motto è Art for All, una presa di posizione radicale per rivendicare la funzione sociale dell’arte.

Ho letto anche che ai loro esordi hanno messo in vendita, attraverso annunci sul giornale, le loro opere a prezzi irrisori proprio per mettere in pratica questo principio.

E non è neppure un caso che i temi della loro opera identità, sessualità, politica, religione abbiano come centro non solo la loro stessa fragilità ma le fasce marginali della società, e della realtà urbana che hanno rappresentato.

Se potessi chiederei a questi due grandi il motivo di una palese assenza dalla loro opera, dalla loro idea di arte per tutti, dal loro legittimo chiedersi se Gesù fosse di colore o omosessuale, ecc. Chiederei loro di spiegarmi la totale mancanza della figura femminile.In realtà una risposta l’avrei, la ipotizzo. Mi viene da pensare che l’elemento veramente centrale sia l’immaginario omosessuale (maschile), con le sue rivendicazioni che si estendono soltanto ad una parte degli esclusi dimenticandone completamente un’altra. In quel fare un po’ misogino che ho riscontrato spesso.

Nonostante questo, nonostante tutto, penso però che l’opera di Gilbert & George, e i suoi temi, tocchino molto da vicino l’esperienza interiore femminile. Ma si sa la comunicazione produce sempre paradossi. 

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3 risposte a Gilbert & George. La grande mostra. Piccole note ricordo

  1. Lapilli scrive:

    Ho visto una loro mostra a Londra ad aprile. Sono uscita abbastanza scossa…forse perchè accompagnata da un collega che odia G&G. Ha passato il tempo a farmi notare particolari a sfondo sessuale.
    I contrasti, quelli me li ricordo molto bene.

    A Torino in questo periodo c’è moltissimo da vedere. Vedrò di fare una scappata, tanto da qui non ci metto molto.

  2. lgemini scrive:

    Bè, cara Lapilli, “sfondo sessuale” è un eufemismo! :-)
    Però la mostra di Londra, è stata la più grande personale allestita alla Tate modern su artisti viventi. Hai fatto bene ad andarci. Forse il tuo amico è un po’ omofobico?
    In ogni caso, oltre come dicevo lo sguardo omo-centrico, se ci si concentra sulla potenza visiva, sulla combinazione formale, sulla dimensione perofrmativa, sui temi, sullo sguardo urbano, sull’alcool e i suoi effetti, si è anche in grado di apprezzare quel tipo di lavoro e di sicuro farsi scuotere!

  3. Lapilli scrive:

    Il mio amico ha sicuramente dei problemi (!), infatti non ho ben capito perchè aveva organizzato un pomeriggio alla Tate modern. Dovrei rivederli per apprezzarli (e farmi nuovamente scuotere ;)

    La location era ottimale, la compagnia di Mark un po’ meno & la mia stanchezza per la conferenza del mattino non mi ha fatto comprendere appieno G&G.

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