Le immagini del suono
Il seminario tenuto da Roberto Paci Dalò, direttore artistico di Giardini Pensili, compagnia attiva nell’ambito delle performing art dal 1985, ha permesso di inquadrare uno scenario complesso della spettacolarità facendo il punto, o meglio problematizzando, concetti e temi che fanno ormai parte della semantica della performance contemporanea.
Multimedialità, ad esempio, ma anche interattività, cioè quelle parole che rimandano a delle pratiche della spettacolarità e della sua “fruizione” che poggiano sulle logiche e sulle grammatiche tecnologiche. Questo si sa. Ma che appunto richiedono la messa a punto di drammaturgie capaci di definire anche livelli di priorità di una forma sull’altra. Il tutto per non cadere nella semplicistica unione dei formati che la comunicazione mette a disposizione anche degli artisti.
L’idea delle “immagini del suono”, insieme al montaggio come scansione del tempo, sta ad indicare la necessità a volte di concentrarsi su un unico rapporto medium/forma perché un suono, una musica, una canzone evocano immagini, cioè sono forme per l’immaginario.
Sentirò domani cosa ne pensano gli studenti di Teatro e Spettacolo.
La foto è un po’ mossa, lo so, ma è colpa del mio cellulare. L’ha scattata per me R. Bartoletti.





Ottobre 23, 2007 alle 10:41 pm
La possibilità di lavorare sulla desincrinizzazione e risoncronizzazione immagini/suono mi sembra possa essere una selle piste del lavoro di drammaturgia che si possono perseguire.
In fondo nel nostro essere audiovisivi ci siamo adagiati sulla compattezza di immagini sonore che spesso sono unicamente il prodotto di una costruzione artificiale che va “risensibilizzata” dalla capacità, ad esempio del teatro, di portare il suono in scena attraverso disaccoppiamenti con l’immagine.
Ottobre 24, 2007 alle 8:44 am
la foto è molto mossa, sorry
Ottobre 24, 2007 alle 5:29 pm
Bellissimo titolo.
L’immaginario musicale mi interessa molto e -a dire la verità- non ci avevo mai pensato prima…
Ottobre 26, 2007 alle 9:19 am
gio: Sì infatti “risensibilizzare” è il termine giusto da usare nel quadro della performatività dell’immaginario.
rob: Foto mossa: pazienza, è il ricordo che conta.
chiara: Per immaginario intendiamo prevalentemente la comunicazioni per immagini, lo definisce così Durand, ma le immagini non sono soltanto iconiche, no?
Ottobre 26, 2007 alle 3:48 pm
Mi chiedevo: è stata mai fatta una ricerca e/o analisi sulle immagini del suono?
Alcune canzoni (non tanto suoni puramente strumentali) per me sono altamente evocative. Mi rendo conto che i testi c’entrano fino a un certo punto: è un insieme di cose, una melodia che mi riporta a un’emozione, un paesaggio interiore, un’immaginazione musicale appunto.
Ottobre 26, 2007 alle 3:57 pm
E’ esattamente questo a cui si riferiva anche Paci Dalò nel seminario. Ha detto agli studenti “pensate quante immagini contiene una canzone”. E’ questo il punto.
Di ricerche così mirate non ne conosco. Ma potrebbe essere un campo da esplorare.